.
Annunci online

"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Schiene dritte!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 22 agosto 2011


Sembra passato un secolo da quest'immagine, invece si riferisce all'ultima visita di Gheddafi in Italia, agosto 2010... Dopo un anno preciso, il Rais è all'ultimo giro, a breve fuggirà non si sa bene dove (Angola? Zimbabwe? Sud Africa? Venezuela?), ma poco importa, dopo 42 anni cade il regime libico... Oggi, guardando il TG2, sono stato pervaso dal quel senso di vomito misto diarrea che mi prende ogni volta che penso ai nostri governati, non solo nostrani, ma di tutti quelli occidentali... sentire il nostro penoso Ministro degli Esteri, Manichino della Standa Frattini, parlare di "Fine di un regime sanguinario" o "Ora speriamo che il Colonnello venga processato per i suoi crimini!" dopo averlo visto piantargli, solo fino a pochi mesi fa, la lingua mezzo metro su per il culo, beh... bastonare la televisione sarebbe stato poco! Ma anche lo stesso trattamento della notizia da parte del TG2 era immondo: dapprima la descrizione del fatto che l'ultima resistenza del regime è affidata al figlio minore di Gheddafi, detto il "Macellaio" per la sua sete di sangue e crudeltà... Scusate, fino al 2010 invece lo chiamavano "L'Arcangelo Gabriele", per caso? Perchè a quel tempo non se ne conosceva nemmeno l'esistenza, grazie alla nostra informazione a livello del regime libico! O la descrizione di quel minchione di Saadi, il figlio calciatore, adesso sbertucciato per il suo stile di vita bislacco, ma che non abbiamo esitato a ospitarlo qui e farlo persino giocare una manciata di minuti nel Perugia, gentile regalo della premiata ditta Gaucci- Jueventus di Moggi - Fiat, di cui i Gheddafi hanno posseduto parecchie azioni in questi anni! Ma la ciliegina era il servizio sulla carriera di Muammar, con immagini dalla gioventù fino a quando è stato riaccettato dalla comunità internazionale (vedi alla voce: pecunia non olet!), con immagini di lui con Mandela, lui con la Rice... poi un immagine in primo piano che si allarga su chi gli sta di fianco, ma si doveva essere veloci d'occhio per intravedere chi era, visto che è durata un fotogramma di un millesimo di secondo, l'immagine di Silvio Berlusconi! PATETICI! Insomma, è un vero peccato che ormai sia stato sconfitto, perchè un missile nel culo, visto il voltafaccia che gli abbiamo regalato, c'è lo saremmo proprio meritati! Ciò mi porta anche ad un'ultima, breve, riflessione... vista anche la patetica visita di Joe Biden, vice-presidente USA, in Cina la scorsa settimana, dove l'ormai ex-superpotenza, si è presentata in ginocchio alla nuova potenza economica con dichiarazioni del tipo "Tibet e Taiwan sono parte integrante della Cina, indiscutibilmente!", mi sovvengono due pensieri:

1) che per il povero Dalai Lama si presentano tempi cupi, tipo che tutte le cancellerie occidentali non lo vorrano più vedere neache in foto!

2) di quanto ci credessero anche prima di oggi alla favola della "Democrazia" e dei "Diritti Umani", i grandi difensori della libertà nel mondo, i paladini della democrazia!

PAGLIACCI!

Sincero democratico!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 13 gennaio 2011


Questa brava persona è il Presidente della Tunisia Ben Alì, al potere da più di 20 anni in una dittatura di fatto... In Italia è conosciuto grazie agli ottimi rapporti d'affari personali con Berlusconi, visto che quest'ultimo è proprietario della TV privata più importante della Tunisia, Nessma TV, insieme al tunisino Tarek Ben Ammar. E' uno di quei personaggi che piacciono al Caimano, perchè quando li incontra in veste ufficiale, si complimenta sempre perchè sono venti anni che vince elezioni (truccate) ed è amatissimo dal suo popolo, che lo vota al 90% dei voti (sempre in elezioni truccate).... Ma soprattutto perchè gli piacerebbe avere i poteri illimitati e anti-democratici di Ben Alì, per poter fare totalmente i cazzi suoi! Inoltre, alla ghenga berlusconiana non può non piacere anche per un'altra ragione: grande amico di Bettino Craxi, dal 1994 fino alla sua morte gli ha dato asilo politico ad Hammamet, nonostate fosse un latitante condannato dalla giustizia italiana... ma, a differenza del caso Battisti, nessuno si è mai preoccupato di richiedere indietro Craxi, di minacciare ritorsioni alla Tunisia ed insultare il suo Presidente... bisogna solo capire la differenza tra i due casi, ma un La Russa o un Cicchitto potrebbero spiegarcela! Ora viene fuori però tutto il carattere brutale e disumano del regime di Ben Alì, che reprime nel sangue le proteste dei giovani di un paese senza futuro, dove il Ministro degli Interni e il Capo di Stato Maggiore dell'esercito vengono rimossi perchè si rifiutano di sparare sulla folla! In questo massacro di uomini e diritti, qual'è la posizione del Governo italiano, tramite il suo Ministro degli Esteri, il Manichino della Standa Frattini? Ma ovviamente pro-Ben Alì, il sincero democratico! Poi magari il maestro di sci dei figli di Berlusconi fa la verginella e l'indignato quando si parla di Iran o Cuba, senza spiegarci mai perchè,  per lui, esistono diritti umani di serie A e diritti umani di serie B... Ma forse è chiedere troppo ad un manichino con il dono della parola! 

da www.ilmanifesto.it

Marco Bascetta

 

Frattini al fianco del massacratore tunisino

 

 

La faccia di plastica e la voce digitale, tanto da indurre il sospetto di un pupazzo meccanico, tendono a far sfumare nel nulla da cui provengono sciocchezze e nefandezze enunciate dal nostro ministro degli esteri. In pochi le sottolineano e i media ne riferiscono spesso in modo asettico e distratto. Tra le prime giganteggia la definizione dell'affaire Wikileaks come «11 settembre della diplomazia» e la conseguente equiparazione di Assange a Osama bin Laden. Tra le seconde il tempestivo attestato di solidarietà, lo schierarsi «a fianco» dei governi di Algeri e di Tunisi che rispondono con una spietata repressione ai tumulti giovanili e popolari scaturiti da un crollo drammatico delle condizioni di vita e delle prospettive per il futuro.
Con quale improntitudine, mentre le strade di Tunisi e di Algeri sono disseminate di un numero imprecisato ma assai elevato di morti, ci si affretta a distribuire attestati di benemerenza a governi fondati sulla repressione e la corruzione? Se l'Europa, La Francia e la Germania condannano fermamente le violenze e chiedono il rilascio dei molti dissidenti detenuti nelle carceri algerine e tunisine, il nostro elegante manichino si affretta ad assicurare il suo plauso incondizionato ai due governi «che hanno avuto coraggio e hanno pagato con il sangue dei propri cittadini gli attacchi del terrorismo». Ma non è sangue dei propri cittadini, quello che è stato fatto scorrere abbondante in questi giorni? Sangue di cittadini strangolati dal carovita o di giovani e studenti derubati, come in tanti altri paesi mediterranei, il nostro compreso, di ogni possibile futuro? E non solo dalla crisi globale che tutto e tutti attanaglia, ma dagli appetiti e dai privilegi che i clan al potere e le loro clientele difendono con ogni mezzo. Da una distribuzione della ricchezza scandalosamente iniqua.

Per l'automa della Farnesina si tratta direttamente di terroristi o di "effetti collaterali" della lotta contro il terrorismo? Il governo italiano ha forse accreditato il risibile teorema del presidente tunisino Ben Ali secondo cui le proteste di piazza sarebbero fomentate da oscure potenze straniere e magari da Al Qaeda in persona, piuttosto che dal disastro sociale di cui il suo lunghissimo regno si è reso responsabile?

Ancora una volta l'Italia si distingue indecentemente nel contesto di una Unione europea che pur non eccelle nella condanna della repressione, quando a esercitarla siano governi «amici». Certo, la diplomazia si ispira al principio di «non ingerenza negli affari interni» ed è obbligata a un linguaggio tortuoso e allusivo, detto, appunto, diplomatico. Ma quando non ha il coraggio di denunciare, ha almeno la facoltà di tacere. Neppure gli interessi più inconfessabili richiedono di applaudire alla macelleria cui stiamo assistendo. Bisogna metterci in più una cospicua dose di stupidità. C'è ancora qualcuno in Parlamento in grado di chiedere a Frattini di render conto delle sue vergognose esternazioni?
Ai dissidenti e ai perseguitati che dovessero lasciare la Tunisia o l'Algeria in cerca di asilo converrà dare un fraterno consiglio: con l'aria che tira guardatevi dall'Italia, un paese il cui governo vi considera tutti terroristi o amici dei terroristi e che non esiterà ad estradarvi, restituendovi ai vostri persecutori. A queste tristi avvertenze è ormai ridotta la nostra democrazia.

La Cina è vicina...
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 8 ottobre 2010



...e fin qui, visto che sono sempre stato affascinato dal maoismo, potrebbe starmi anche bene! Poi vedo la sagoma di cartone sorridente del Ministro Frattini, primo caso di manichino della Standa diventato Ministro degli Esteri e il PresDelCons ricevere in pompa magna il Primo Ministro cinese Wen Jiabao, e alcuni dubbi mi assalgono... Ma come non sono comunisti? Non mangiano i bambini? Ma, cosa più seria, non sono i più grossi calpestatori al mondo di diritti umani? Avete notato che il Tibet e il Dalai Lama sono spariti, basta, non se ne parla più, neanche mai esistiti? Però inizio a capire... siamo la provinicia di un impero, quello occidentale e americano, che si sta sgretolando, e nel frattempo avanzano paesi, soprattutto a livello economico, che sono dei veri e propri giganti: Cina, appunto, India e Brasile (gli ultimi due che, a buon titolo, possono essere considerati le più grandi democrazie del mondo, visto che lì si vota), e con i cinesi, con cui facciamo affaroni anni, fin dai tempi di Prodi (che si beccava i soliti strali della Lega per le questioni dazi, dogane etc), e, inoltre, grazie ai miliardi di euro in nostri titoli di stato in possesso del governo di Pechino, ci tengono praticamente per le palle a livello economico e di debito pubblico, e ogni tanto ci danno pure una strizzatina! Questo Tremonti lo sa, e per questo ha messo la museruola alla Lega sulla questione Cina, e infatti i vari Calderoli & Co. non fiatano più...
La cosa che però mi sta decisamente sui coglioni, è l'ipocrisia di tutto questo... Perchè se fossero onesti, i vari Frattini, Berlusconi, Bossi direbbero: "Signori, che ci volete fare... teniamo famiglia!", invece vogliamo rompere i coglioni ad altri paesi sulla questione dei diritti umani, in particolare da quelli da cui non possiamo guadagnarci niente al livello di grana!

Per esempio, leggete questo pezzo tratto dall'editoriale di Gianni Minà sull'ultimo numero della rivista "Latinoamerica":

da www.giannimina-latinoamerica.it

Fa pena a questo punto ricordare le dichiarazioni di presunta fermezza di quello che in teoria si occupa per l’Italia di politica estera, il ministro Franco Frattini. Evidentemente senza conoscere a fondo la realtà, come spesso gli capita, in primavera esternava senza ritegno su Cuba e sui diritti umani. Mi domando che iniziativa prenderà adesso, dopo le rivelazioni di Roger Noriega e dopo le puntualizzazioni del suo collega spagnolo Moratinos. Chiederà una censura europea al governo degli Stati Uniti per aver l’abitudine di non rispettare il diritto di autodeterminazione dei popoli e per essere portatore di eversione in una parte dell’America latina?

Mentire evidentemente è una pratica di molti nostri politici, ma ci vuole una bella faccia tosta, dopo la martellante campagna di primavera di quasi tutti i media italiani che stigmatizzavano Cuba dopo la morte di Zapata, ma ignoravano la mattanza di giornalisti in Messico e nell’Honduras “normalizzato” [rispettivamente 11 e 10 nel solo 2010], per fare dichiarazioni di questo tipo: “Sono stupefatto del silenzio che anche in Italia c’è intorno alla vicenda dei dissidenti cubani. Mentre quando si tratta di dissidenti cinesi o birmani, o di altri Paesi in giro per il mondo, ci sono interrogazioni, proteste, manifestazioni, in questo caso c’è soprattutto silenzio.” E bisogna essere veramente spudorati per rispondere a una successiva domanda di Marco Galluzzo del Corriere della Sera riguardo agli affari che l’Italia fa con la Cina, dove succedono cose che a Cuba non sono mai accadute: “La Cina ha fatto enormi passi avanti da Tienanmen in poi ed è diventata un interlocutore politico internazionale di prima grandezza. Non è un doppio standard perché Pechino dà contributi positivi al mondo su moltissimi contesti”.

Ma dove vive il ministro Frattini? Lo sa che in Cina ci sono più di mille fucilati all’anno? E lo sa, al contrario, che ci sono 70mila medici cubani nei paesi del sud del mondo, dove non arrivano nemmeno le agenzie dell’Onu? E lo sa che dalla Scuola di medicina de l’Avana, fondata 10 anni fa là dov’era la scuola della marina, sono già stati laureati più di settemila ragazzi, provenienti dai paesi più poveri del mondo, che hanno preso l’impegno di andare a esercitare la professione nei luoghi più impervi dei loro paesi, dove un medico non l’hanno mai visto?

Ma si sa, chi minaccia seriamente la stabilità socio-economica e politica del mondo, sono una piccola isola caraibica e il suo vecchio e malandato 82enne leader, che, anche grazie ad un embargo economico che dura da 50 anni, è riuscita a raccogliere talmente tante ricchezze da poter finanziare tutti i terroristi del mondo!!!!!

Ma non posso pretendere qualcosa di più da uno come Frattini, una delle persone più inutili del pianeta!

Quindi W LA CINA, E SPERIAMO CHE NON CI MANDINO A CAGARE, ALTRIMENTI... ALTRO CHE USCITA DALLA CRISI!



Nella foto/1: Berlusconi e Wen Jiabao... Silvio in quel momento ignorava che fosse con un comunista che aveva appena mangiato un bambino di Velletri... cercate di capirlo!



Nella foto/2: benvenuti alla Standa! Completo Uomo a soli Euro 250,00!

Distruggi il Mapuche!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 6 settembre 2010



Nel Cile che vive ormai tutto intorno ai minatori imprigionati nel sottosuolo, il che dimostra che tutto il mondo è paese, e che una tragedia può essere trasformata in un Reality Show, ma soprattutto in una fiera dell'ipocrisia, vi è una altra grande tragedia di cui NESSUNO, ovviamente, parla... E' la tragedia dei 32 attivisti Mapuche, minoranza indigena del Cile, rinchiusi in carcere per attività terroristiche e in sciopero della fame (nel gruppo vi sono anche due minorenni) da lungo tempo. Protestano perchè vengono ancora puniti con leggi anti-terroristiche in vigore dai tempi di Pinochet, e i loro aguzzini, l'Esercito che ogni volta che interviene per farli sloggiare dalle loro terre, essenziali per un popolo che vive di agricoltura, li massacra allegramente, nel silenzio internazionale e senza che nei vent'anni che il Cile è stato governato dalla Concertation, l'alleanza di Centro-Sinistra, sia stato fatto qualcosa in merito! Già, perchè nonostante sia riconosciuto dai vari organismi internazionali la continua violazione dei diritti umani nei confronti dei Mapuche da parte dell'esercito, questi non possono essere processati in Cile, perchè vige ancora la legge che fu fatta dopo la caduta di Pinochet, che in pratica garantiva l'impunità al dittatore e i torturatori nei 15 anni di regime brutale a cui fu sottoposto il paese! In questi giorni ci si straccia le vesti, in Italia e in Europa, per la povera Sakhine, condannata ad una brutale ed ingiusta lapidazione in Iran (ha pensato bene di dargli una mano anche il "Times", pubblicando una foto di una donna, non era nemmeno lei, senza velo, regalandogli altre 99 frustate), c'è stata una giusta mobilitazione internazionale per salvarla dal regime teocratico. Mentre per i Mapuche, il nostro ministro degli esteri Frattini (che una settimana fa era lo zerbino personale di un dittatore libico) e Carla Bruni (solo su una cosa la penso come il giornale ultraconservatore iraniano che attacca le mobilitazione in difesa dell'adultera: che la Bruni è solo una gran prostituta, come suo marito!) non si scomodano minimamente... Bisogna ammettere però che il nuovo Presidente del Cile di destra, Sebastian Pinera, è stato molto furbo. Possedendo mezzi di informazione, ha capito che se faceva puntare tutti gli occhi del mondo solo sul dramma dei minatori, non si sarebbe parlato, neanche minimamente, dei Mapuche... Su questo ha imparato moooolto bene da un suo collega europeo, leader di un paese che si affaccia sul Mediterraneo! Vi lascio l'articolo pubblicato sul Manifesto a firma di Luis Sepulveda, il grande scrittore cileno spiega bene il suo paese, che ancora non riesce a uscire dai fantasmi del suo passato...


da www.ilmanifesto.it

Luis Sepulveda

Quei mapuche così poco attuali

I meriti letterari di Isabel Allende sono fuori discussione, ma è necessario fare alcune considerazioni riguardo al premio nazionale di letteratura. In tutti i paesi che lo contemplano, questo genere di premio è conferito come riconoscimento di tutta una vita dedicata alla scrittura e in nessun caso l'eventuale successo di vendite di una scrittrice o di uno scrittore viene confuso con il suo potenziale mercato internazionale - sia esso d'oro o da due soldi, perché questo vuol dire confondere capre e cavoli. 
Il premio poi non diventa l'argomento polemica dell'anno; in Cile invece, poiché il presente è - terremoto incluso - piuttosto sporco, viene allora rimpiazzato da un'attualità rozza e banale che riempe le televisioni e quasi tutti gli spazi consentiti. Agli occhi del mondo intero bisogna nascondere un fatto, occultarlo, negare la sua esistenza perché i 32 mapuche che stanno affrontando un lungo sciopero della fame, mettendo in pericolo le loro vite, è cosa che inquina l'attualità, in cui campeggia una sorta di dibattito intellettuale rozzo e banale.
Per la maggior parte dei cileni, siano essi scrittori, scrittrici o gente che si dedica allo sport della «cilenitudine», i mapuche non esistono, e se per caso qualcuno accetta il fatto che i mapuche esistono da prima dell'arrivo degli europei, li considera fastidiosi perché non accettano il loro ruolo di «suppellettili etniche» o perché sono contadini il cui unico destino non è altro che quello di fornire manodopera a basso prezzo. 
Quei tappetti vanno bene per i lavori domestici, per quanto le peruviane sono più economiche; quei piccoli mapuche sono esperti di giardinaggio, di idraulica, sono quelli che castrano i gatti e che ne capiscono di piante selvatiche. Per duecento anni si è occultato, ignorato, negato uno dei fatti più sporchi della nostra storia: il saccheggio, il furto, l'usurpazione delle terre appartenenti a quella grande aggragazione umana chiamata il popolo dei mapuche.
Dalla dubbia dichiarazione d'indipendenza, manipolata dai primi figli e nipoti dei colonizzatori - può questo essere motivo di festeggiamenti? - fino al recupero di una democrazia concepita dalla cricca della dittatura di Pinochet, le proteste sacrosante dei mapuche sono state ignorate o relegate ai faldoni dei problemi che si risolvono con il tempo. Ovvero, quando i mapuche spariranno come popolo, come nazione, come etnia, come parte integrante della cultura americana. Persino durante i mille giorni di governo Allende si affrontò a malapena la questione, contando sui benefici di una riforma agraria che non tenne conto affatto del sentire culturale dei mapuche, e che ignorò il loro speciale rapporto con la terra e con l'habitat, imprescindibile per la Gente della Terra.
Sono disgustato quando, dopo un giro di acquavite peruviana, biondicce e biondicci di tutte le età e classi sociali, esprimono orgogliosi la gioia di avere qualche goccia di sangue mapuche nelle vene. Allora: «Dai bisogna portarci questo scrittore», e mi invitano ad andare a visitare i loro terreni o i loro poderi nella regione di Araucania, perché veda i mapuche e le belle cose che fanno al telaio. «Se siamo fortunati - aggiungono - magari vedi qualcuno che suona il corno».
Lo sciopero della fame dopo una settimana causa pericolose alterazioni nell'organismo. E' evidente quindi che uno sciopero della fame che dura da più di un mese causa dei danni irrecuperabili. Le alterazioni del ritmo cardiaco e della pressione, avvicinano alla morte, ma è la morte dei mapuche, di un po' di uomini e donne sopravvissuti alla pace dell'Araucania. «Sono testardi questi mapuche», aggiungono, che si rifiutano di accettare passivamente la fine della vita, così spogliati della loro terra senza la quale non sanno, non possono e non vogliono vivere.
Nel deserto di Atacama ci sono 33 minatori rinchiusi sotto una montagna. Sono uomini coraggiosi che non dovrebbero trovarsi sotto tonnellate di pietra se l'azienda mineraria avesse rispettato le norme internazionali della sicurezza del lavoro. Dovrebbero trovarsi ora insieme alle loro famiglie se in Cile l'esigenza di rispettare le norme non fosse considerata un attentato alla libertà di mercato. Quei minatori e la possibilità effettiva - perché le leggi le fanno i padroni a loro uso e consumo - che l'azienda non gli paghi i giorni trascorsi a lavorare lì sepolti, e i giorni che rimarranno lì sepolti fino a quando non li recupereranno, fa parte dello sporco presente del Cile, un presente immobile dal giorno in cui la dittatura ha consegnato il paese ai capricci del libero mercato. Un mercato che genera ricchezze di origine dubbia, come quella dell'attuale presidente.
E anche questo presente è stato occultato, negato, ignorato da tutti coloro che hanno governato potenziando e glorificando il libero mercato. È disgustosa l'epidemia di patriottismo rozzo e banale che la tragedia delle miniere ha suscitato. E' disgustoso vedere soggetti come Leonardo Farkas, quel milionario dalla perenne abbronzatura made in Miami, di origine e stile come quelli di un Berlusconi o di un Piñera, che regalano cinque milioni di pesos alle famiglie dei minatori rinchiusi, senza alcuna progettualità politica, evidentemente. Quando quei minatori saranno recuperati - e devono essere liberati costi quel che costi - se qualcuno di loro dovesse insistere sull'esigenza di un impegno statale che tuteli la sicurezza del lavoro, costui verrà sanzionato con la legge anti-terrorismo?
I minatori di Atacama, così come il premio nazionale di letteratura, fanno parte di quell'attualità che nasconde, occulta e nega il presente più sporco, e questo è il lungo presente dei mapuche. Trentadue uomini del sud rischiano di morire perché chiedono la libertà di prigionieri politici di una democrazia dettata dagli interessi di mercato. Chiedono il riconoscimento legale di uno Stato di Diritto, chiedono che cessi di essere loro applicata l'odiosa legge anti terrorismo che ha eliminato la presunta innocenza e contempla accuse da parte di testimoni incappucciati, processi a porte chiuse, incubi pseudo legali che li condannano a prendere posizioni radicali: ma questo è quel che vuole lo Stato cileno, per giustificare lo sterminio, la soluzione finale del problema dei mapuche.
In Cile, questo strano paese che si affaccia sul mare e alla mercè dalla sua padrona - l'attualità inventata - si respira un presente carico di lerciume e infamia. Adesso l'attualità contemplerà i fasti del bicentenario, nelle osterie si sbaverà cilenitudine, anche la merda puzzerà di patriottismo, volenti o nolenti, il barbaro lemma nazionale sarà l'inno agglutinante di milioni di analfabeti sociali, e nel sud, nel profondo sud, i Mapuche, la Gente della Terra, persevererà la sua giusta lotta, negata, ignorata, occultata, repressa, falsificata dai paladini della cilenitudine, nelle cui vene - così dicono orgogliosi - scorre sangue mapuche.
Quei 32 mapuche che si giocano la vita nelle carceri del sud, sono coloro a cui si riferiva Ercilla quando scrisse sulla terra australe: «La gente che la abita è così superba, gagliarda e bellicosa/che non è stata mai battuta/vinta da alcun re/né mai sottomessa a dominazione straniera».
(Traduzione di Valentina Manacorda)




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Cile Mapuche Diritti Umani

permalink | inviato da Mauro1977 il 6/9/2010 alle 15:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sinceri Democratici!
post pubblicato in Politica , il 20 agosto 2010


Strano paese il nostro, ma non dico niente di nuovo... Tra qualche giorno sarà accolto in pompa magna in visita ufficiale il Colonnello Muammar Gheddafi, padre-padrone delle Libia dal lontano 1969. Sarà accolto con tutti gli onori dal nostro PresDelCons, con cui ha firmato un "Patto d'Amicizia", il solo che ha guadagnato qualcosa da questo è stato il gran paraculaccio della Cirenaica, miliardi di euro, un'autostrada (ma se la tempistica è quella delle "Grandi Opere"di Lunardi sta fresco!) e la prostrazione totale dell'Italia che si scusa (giustamente) di tutti i danni causati per il colonialismo, forse l'unica cosa condivisibile in tutto questo... C'è un però... fino a meno di una decina d'anni fa Gheddafi e la Libia rientravano nella Black List, la lista nera dei cosiddetti "Stati Canaglia", di cui mi piacerebbe scoprire la metodologia di chi la traccia questa lista, quali sono i requisiti per entrare negli "Stati Canaglia", perchè ancora non l'ho capita bene! In quanto sospettato di tenere bordone al terrorismo internazionale, Gheddafi per anni è stato riconosciuto come un grande Satana per l'occidente, al pari di Saddam Hussein e pochi altri. Poi, all'improvviso, in particolare dopo l'11 settembre, quando si è capito che era uno dei pochi leader per così dire "laici" del mondo arabo, si è deciso che andava bene anche lui, e, anzi, tra petrolio e altro, ci si potevano concludere ottimi affari! E noi (nonostante c'avesse sparato un missile nel culo 24 anni fa, a Lampedusa) ne abbiamo fatti molti per tanti anni, anche con i governi di centro-sinistra, senza tralasciare la Fiat, di cui i Gheddafi hanno avuto per anni percentuali importanti... Ma ora si è arrivati ad un salto di qualità, con la scusa dell'immigrazione clandestina, visto che la Libia è lo snodo principale prima dell'Italia, siamo arrivati ad averlo come un alleato strategico e di lusso, facendolo ormai passare per un democratico, non per il dittatore che è da anni e anni! E questo perchè da lui, chi arriva per imbarcarsi per l'Italia (anche se gli sbarchi non si sono mai fermati, semplicemente i nostri telegiornali "liberi" non ne parlano più...punto!), viene  o trattenuto i centri dove non vi è una grossa garanzia di rispetto dei diritti umani, oppure rispediti indietro nel deserto, dove troveranno quasi certamente una morte certa! Ma Gheddafi va bene, mentre Cuba ancora no, anzi, oltre a confermargli l'ormai anacronistico embargo quasi cinquantennale, viene per l'ennesima volta inserita nella Black List, come sovvenzionatrice di terroristi! Per non parlare della questione diritti umani: soprattutto in Italia si spinge sempre l'acceleratore sul "Sanguinario regime castrista", nonostante la liberazione avvenuta un mese fa di numerosi prigionieri politici, quindi gesto di buona volontà da parte del regime! Non sono qui a difendere a spada tratta Fidel e Raul Castro, i loro errori grossi li hanno fatti, ma quale differenza c'è tra Libia e Cuba? Sono stato a Cuba e credetemi, causa di un sistema economico ancora troppo stretto, anche se sembra che qualche timida apertura ci sia, ma in particolare per l'embargo, non credo che l'Isola caraibica sia in grado di sovvenzionare terroristi di qualsiasi specie! Ora tra l'altro, esce anche la Corea del Nord dalla lista nera, ed è proprio per questo che vorrei capire qual'è il metro che usano al Dipartimento di Stato USA per stilarla! Tornando al nostro amico del cuore Gheddafi, voglio concludere dando l'ennesima dimostrazione di ipocrisia, se c'è ne ancora bisogno, dei nostri media... Su Radio1 c'è una trasmissione che si chiama Zapping, condotta da quel simpaticone di Aldo Forbice... Ne ho già parlato, vuol passare per uno dei più grandi difensori di diritti umani, al pari di Ghandi probabilmente, della storia dell'umanità. Era partito con la Cina, ma visto che la Cina ora a livello economico ci trattiene le palle e le strizza parecchio forte, evidentemente ha rinunciato... tutto ok, ora, in Cina! Quindi i suoi bersagli preferiti ora sono Iran (giustamente) e Cuba, obiettivo ormai classico di tutte le nostre "Grandi Firme".... qualche parolina sui lager libici? Macchè tutto ok lì, vero Aldo? Non sia mai che si irritti il nostro Sultano, visto le puntante che gli imbastisci, dove se telefona uno contro il governo, lo liquidi in un minuto insultandolo, se telefona uno che glorifica l'Impero, lo fai sbrodolare finchè puoi! Ma che bello!!!!!!! Vi lascio un articolo dell'Unità che fa alcune altre supposizioni del perchè ci siano questi ottimi rapporti tra Silvio e Muammar. Articolo che ha fatto parecchio incazzare Ghedini, quindi.... potrebbe aver fatto centro!

da L'Unità Online

Tv insieme, Silvio e Muammar sulla stessa lunghezza d’onda

di Umberto De Giovannangeli

Una cosa ci tiene a chiarire prioritariamente: nessuno, al di là di una puntualizzazione del finanziere-produttore-amico del Cavaliere, Tarak Ben Ammar, ha provato a smentire quanto da lui scritto nell'articolo-bomba pubblicato sul Guardian il 6 settembre 2009. John Hooper è l'autore dello scoop che ha disvelato le operazioni finanziarie tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, facendo emergere quello che il reporter britannico ha definito un «colossale conflitto di interessi». «Il fatto è – annota Hooper – che a unire i due leader non è solo il pugno di ferro contro gli immigrati clandestini. A unirli ci sono anche e per molti aspetti, soprattutto gli affari». Affari di famiglia.

È la Libyan connection. Vale la pena riportarla alla memoria, perché questa storia dà spessore e concretezza alle esternazioni sibilline di alcuni parlamentari «finiani», in primis Carmelo Briguglio, sulla «reale natura» delle relazioni tra Berlusconi e Gheddafi (e Vladimir Putin). Il Guardian scrive che nel giugno (2009) «come riportato da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor», una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi.

Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d'investimenti della famiglia Gheddafi. E l'altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, «con circa il 22 per cento» del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi. Non solo: Quinta Comunication e Mediaset possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale Gheddafi potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. A Repubblica Ben Ammar puntualizza che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25, di due partner tunisini per il restante 50. L'ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, spiega, è avvenuto nell'ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. È bene soffermarsi su questo punto-chiave. E leggere nelle percentuali.

La sintesi è che Nessma Tv, appartiene al presidente del Consiglio italiano che ne detiene il 25% attraverso Mediaset Group, l'azienda di famiglia. Il resto è in mano per il 50% alla Karoui&Karoui World, dei fratelli Karoui, e a Tarek Ben Ammar per il restante 25% attraverso Quinta Communications. Creata nel 2007 dai fratelli Nebil e Ghazi Karoui, Nessma Tv è stata ripresa nel 2008 da Berlusconi e Ben Ammar, con l'obiettivo di farne la prima tv commerciale del Maghreb.

Un anno dopo l'articolo-scoop, il corrispondente del Guardian osserva con l'Unità che «per quanto riguarda i rapporti fra Gheddafi e Berlusconi non è stata fatta chiarezza. Il fatto è che l'opposizione non incalza il presidente del Consiglio su queste questioni. In qualunque altro Paese d'Europa, un premier sarebbe chiamato a resocontare in Parlamento sull'operato del Governo specie di fronte ad accuse di interessi personali...».

«In Inghilterra – ricorda John Hooper – il Primo ministro va due volte alla settimana in Parlamento per un confronto “uno contro uno” con il leader dell'opposizione. Berlusconi, invece, “diserta” il Parlamento ed evita il confronto. Cosa tanto più grave quando emergono sospetti concreti di un conflitto di interessi per ciò che concerne i rapporti tra Berlusconi e Gheddafi, come tra Berlusconi e Putin». Il discorso investe anche i media, pubblici (le Tv) e privati: «Dovrebbero – annota ancora Hooper – fare domande più dure, incalzanti, al premier, ma ciò, salvo rare eccezioni, non avviene...». «Berlusconi è un Primo ministro che sembra avere tra i suoi migliori amici in campo internazionale un ex capo del Kgb, Putin, e il dittatore libico, Gheddafi. Si dice che le persone si riconoscono dalla compagnie che frequentano...», dice a l'Unità David Lane, corrispondente dell'Economist e autore di un libro che tanto ha fatto infuriare il Cavaliere e il suo entourage: «Berlusconi's shadow».

«C'è una evidente attrazione fatale di Berlusconi per quel che riguarda i rapporti con la Libia. Rimane sempre indistinto il confine fra i suoi affari personali e le relazioni politiche un presidente del Consiglio deve necessariamente avere», rileva Luigi Zanda, Vicepresidente dei senatori del Pd, già consigliere del Cda della Rai. Che sulla vicenda svelata dal Guardian, riflette: «Mentre gli investimenti di Berlusconi in Italia nel settore televisivo hanno un valore finanziario ma oggi ancor di più sono degli strumenti di forte influenza politica, in Libia Berlusconi, utilizzando i suoi rapporti personali con Gheddafi, fa solo business. Perché non credo proprio che il Colonnello gli faccia mettere il naso negli affari della politica interna della Libia. Non per niente quando Berlusconi va in Libia bacia la mano a Gheddafi».

Un «rito» che si ripeterà il 30 agosto, quando il Raìs sbarcherà a Roma per celebrare il secondo anniversario della firma dell’Accordo di cooperazione Italia-Libia. Petrolio, armi, infrastrutture, banche...Un colossale giro di affari, parte del quale non brilla quanto a trasparenza. Il «dossier libico», come quello «russo», è materia su cui il Parlamento dovrebbe fare chiarezza. Il silenzio è più che sospetto. È complice

19 agosto 2010
 
 
Nelle foto: un sincero democratico....
 
 
...un dittatore sanguinario...
 
...un...un... coglione!
Capitalismo o morte!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 22 luglio 2010


Bel paese il Botswana, davvero... Probabilmente una delle più belle cartoline che si possa ricevere da amici in Africa...già... peccato che sarà costata la morte di sete da parte dei Boscimani, l'antichissimo popolo che per primo e da sempre ha vissuto in quelle terre... Già la terra, la madre terra come molti popoli indigeni del Sudamerica chiamano... Quella terra che per toglierla ai Boscimani, l'Alta Corte del Botswana ha deciso di chiudergli praticamente il rubinetto, niente acqua, provateci a vivere senza acqua selvaggi anti-modernità! Questa storia che ho trovato sul Corriere.it è lampante sulla bruttezza, che non ha mai fine, di questo mondo... Si, perchè i Boscimani devono sloggiare da casa loro perchè lì sorgeranno Resort di lusso per il buon uomo bianco, dove può trovare tutte le comodità per il suo viaggio da cartolina! Perchè siamo curiosi, noi occidentali, vogliamo andare in vacanza in Africa, ma gli africani non li vogliamo vedere, sono poveri, infastidiscono, insomma, che schifo! Perciò, ci chiudiamo in villaggi blindati, tra di noi, quindi vivo, per esempio, a Milano tutto l'anno, e vado in vacanza con tutti milanesi, mangio italiano, e alla sera mi ritrovo a sparare cazzate con i miei simili al bar del resort all inclusive! Così poi torno a Milano e dico: "Cazzo, io si che l'ho girato il mondo!" E i Boscimani li hai visti? Chi? I Bosciami? E chi cazzo sono? Secondo te vado in vacanza per vedermi 4 negri! Al massimo fossero state puttane, altrimenti, vade retro! E quindi per il nostro schifosissimo divertimento, i Boscimani muoiano di sete! CAPITALISMO, IO TI AMO!

da www.corriere.it

Sconcerto nel paese per la decisione dell'Alta Corte sull'uso dell'acqua

Botswana: chiuso pozzo ai Boscimani,
si inaugura piscina nel resort di lusso

Il popolo indigeno non ha accesso ad alcuna fonte idrica. Il governo punta solo a turismo e miniere di diamanti

NAIROBI - L'Alta Corte del Botswana ha negato ai Boscimani il diritto all'acqua. Una fine giuridica. I giudici hanno vietato loro il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre. E, se questo non bastasse, non potranno nemmeno costruirne uno nuovo all'interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo: la loro terra da sempre. Insomma vengono "presi per sete", come molti temevano che accadesse, visto che nella zona insistono enormi interessi di estrazioni minerarie (diamanti prima di tutto) e turistici, entrambi in contrasto con la presenza della popolazione indigna. La decisione era attesa da tempo e c'erano stati anche interventi dell'Onu perché si garantissero i diritti di un popolo che non vuole lasciare la sua terra. Il caso era stato discusso il 9 giugno alla presenza di molti boscimani che avevano affrontato un lungo viaggio per raggiungere il tribunale. Poi un nuovo rinvio.

 

SFRATTI ILLEGALI - «La sentenza - fa sapere Survival International, un'associazione che tutela le tradizioni dei popoli indigeni - infligge un'enorme ferita ai boscimani che lottano per sopravvivere senz'acqua già dal 2002, quando il Governo sigillò il pozzo per indurli ad abbandonare le terre ancestrali. Ma nel 2006 l'Alta Corte definì illegali e incostituzionali gli sfratti forzati operati dal Governo e, da allora, a centinaia sono ritornati nella riserva». Nel 2005 una donna indigena, Xoroxloo Duxee, è morta per disidratazione. Nonostante la sentenza, il governo proibì ai boscimani di riaprire il pozzo condannandoli ad affrontare quelle che l'Alto Commissario per i diritti indigeni dell'Onu James Anaya ha definito «condizioni di vita pericolose a causa dell'impossibilità di accedere all'acqua».

NEL RESORT DI LUSSO APRE LA PISCINA - Survival International ha poi anche rilevato che «allo stesso tempo è stata autorizzata l'apertura di un complesso turistico di lusso della "Wilderness Safaris" dotato di bar e piscina per i turisti, e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare gli animali selvatici con i soldi della Fondazione Tiffany & Co. Inoltre la Gem Diamonds ha ottenuto il nulla osta ambientale per aprire una miniera di diamanti nella riserva ma solo a condizione che non sia fornita acqua ai boscimani».

COME SI PUO' VIVERE SENZ'ACQUA? - Jumanda Gakelebone, portavoce dei Boscimani, non nasconde la sua disperazione: «Terribile. Come possiamo sperare di sopravvivere senz’acqua? Il tribunale ci ha autorizzato a vivere nelle nostre terre ma come si fa a farlo senz’acqua?». «Negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni» ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. Se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre viene fornita liberamente ai turisti, agli animali e alle miniere di diamanti, beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli».

 

Boscimani, che cazzo volete? Addirittura vivere? Ma andate affanculo, che io devo andare al buffet del villaggio, oggi ci stanno gli spaghetti alla carbonara!

Honduras, vergogna!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 7 luglio 2010


Continua, nel silenzio di tutti, la feroce repressione in Honduras ad un anno di distanza dal vergognoso golpe che ha destituito il Presidente legittimo Manuel Zelaya. Il Fatto Quotidiano, che forse in quanto a politica estera si deve far perdonare alcune castronerie (buona ultima un'intemerata su Chàvez espropiatore di banche private, mah...) pubblica un bell'articolo in merito, dove si denunciano le continue violazioni di diritti umani, e dove si capisce che ormai non solo gli USA, ma anche la penosissima Unione Europea è ormai complice di questi crimini, su cui ha steso un velo di vergogna, nascondendosi dietro a un dito mignolo di dichiarazioni di circostanza per non disturbare gli affari delle multinazionali europee! Vergogna, vergogna e vergogna!!!! Questo blog continuerà a informare i viandanti che passano di qui su questo schifo legalizzato, in quanto la gente disinformata da telegiornali e grandi giornali, non sa niente di niente di questa situazione! Provate a pensare se succedesse in Venezuela o Bolivia una situazione del genere, si sarebbe già chiesto l'intervento militare all'Onu! 

P.S.: Mendel Goldstein sei una MERDA d'uomo! Leggete sotto il perchè...

da www.ilfattoquotidiano.it

Honduras, a un anno dal golpe gli squadroni della morte terrorizzano il paese

Il 28 giugno 2009 un colpo di Stato militare destituisce il governo democraticamente eletto. Nel silenzio internazionale, la dittatura prosegue

 
“Ogni giorno in Honduras andavo ai funerali di qualcuno. La mia relazione con la morte è stata stravolta per documentare le violenze”. Con queste parole Nino Oliveri, fotografo e attivista del collettivo Italia-Centro America, raggiunto da ilfattoquotidiano.it racconta il suo ultimo periodo vissuto pericolosamente.

A un anno dal colpo di Stato del 28 giugno 2009, quando su ordine della Corte costituzionale l’esercito destituisce ed esilia forzatamente il presidente Manuel Zelaya, l’Honduras è piombato in un clima di repressione violenta. Iniziata con l’uccisione di Walter Tróchez, difensore dei diritti umani tra i primi a denunciare le violazioni nel paese, e continuata in un clima da tutti contro tutti. Squadroni della morte che colpiscono gli oppositori del governo di Tegucigalpa, latifondisti in guerra con le fasce più povere dei contadini, azzeramento della libertà di espressione e di informazione. Sono 150 gli esponenti della società civile uccisi in esecuzioni extragiudiziali dall’estate scorsa, nove i giornalisti ammazzati, cinque nel mese di marzo. Oltre settemila le vittime di torture, detenzioni illegali e sparizioni. E l’elezione di Porfirio Lobo non ha migliorato la situzione: 15 morti dopo le elezioni di novembre. Bertha Oliva,
del comitato familiari dei detenuti scomparsi in Honduras, parla di un vero e proprio “piano di sterminio” in atto nel paese centroamericano. “Dietro queste operazioni c’è l’oligarchia honduregna e il regime di Porfirio Lobo” denunciano gli esponenti del Fronte nazionale contro il golpe, che parlano senza mezzi termini di “una strategia del terrore e persecuzione rivolta contro gli oppositori al colpo di Stato”.

La repressione colpisce la società civile unita nel Fronte: studenti, sindacalisti, docenti, attivisti dei diritti umani contro il latifondismo, giornalisti, organizzazioni per i diritti gay. Con un disegno preciso: colpire gli strati intermedi, non i dirigenti che hanno più visibilità nazionale. L’ultima vittima il 21 giugno scorso, un contadino delle 28 cooperative che si occupano di recuperare le terre contro il latifondista Miguel Facussè, sostenitore del governo di Lobo e proprietario di 155mila ettari di campi. “Continuiamo a tenere viva l’attenzione – continua Oliveri – attraverso una rete di comunicazione popolare che va dalle radio comunitarie, ai comitati di quartiere fino alle ong internazionali”. Giornalisti, fotografi, documentaristi lavorano ininterrotamente per rompere il muro di silenzio e la propaganda del Governo che tenta di
normalizzare il Paese. Perchè l’esecutivo di Porfirio Lobo cerca di legittimarsi attraverso le radio e le televisioni che lo sostengono e cerca consenso oltre confine.

La Comunità internazionale per ora si è limitata a prendere atto degli avvenimenti nel paese latino ma le organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani si sono mosse a gran voce per chiedere giustizia. Rapporti e denunce arrivano sulle scrivanie delle Nazioni Unite, alla Corte Penale Internazionale e alla Commissione interamericana dei diritti umani. Amnesty International e il Comitato per la difesa dei diritti umani in Honduras hanno chiesto di “revocare tutta la legislazione, decreti e ordini esecutivi emessi dalle autorità di fatto che colpiscono direttamente o indirettamente i diritti umani”.

Incurante delle denunce internazionali, la posizione di Bruxelles si fa sempre più imbarazzante per la decisione di avviare un piano di normalizzazione che privilegia gli affari in mezzo alla violenza. “Crediamo – ha detto l’ambasciatore dell’Unione Europea per il Centroamerica, Mendel Goldstein – che bisogna accettare la realtà delle cose ed essere pragmatici. Siamo quindi arrivati alla conclusione che le elezioni in Honduras si sono svolte in modo trasparente ed equo, come espressione della libera volontà della maggioranza degli honduregni”. E mentre ritornano a Tegucigalpa gli ambasciatori di Francia, Germania, Italia e Spagna, nessuno vuole parlare della costante violazione dei diritti umani.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Honduras Golpe Resistenza Diritti Umani

permalink | inviato da Mauro1977 il 7/7/2010 alle 15:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Brutta Gente!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 20 maggio 2010


E' passato quasi un anno dallo scandaloso colpo di stato in Honduras, quando il legittimo presidente Manuel Zelaya fu deposto da un golpe militare guidato da Roberto Micheletti, originario di Bergamo (memorabile lo schifoso servizio folkloristico che  "Studio Aperto" gli dedicò, con tanto di intervista al presidente dell'associazione "Bergamaschi nel Mondo"). Zelaya era reo di aperture troppo progressiste e di voler dare una nuova Costituzione al paese, tramite referendum, per cambiare quella del 1982, promulgata dal dittatore Policarpo Paz, ai tempi in cui l'Honduras era tristemente famoso per essere la base militare della "Guerra sporca" ovvero di tutte quelle sanguinose azioni che l'amministrazione USA metteva in atto in Centroamerica, mediante l'appoggio a sanguinarie dittature militari, per scongiurare il pericolo comunista. L'azione del giugno 2009, ha riportato tristemente indietro l'orologio della storia nella nuova era che si sta vivendo in America Latina, e inoltre ha fatto fare una figura di merda all'Amministrazione Obama, che a caldo ha condannato il golpe chiedendo il ritorno di Zelaya, ma poi non ha fatto nulla perchè questo avvenisse, anzi, ha avvallato, con altri pochissimi paesi del mondo, le elezioni farsa di novembre! Ma la cosa più grave è che da giugno dell'anno scorso sono iniziate e continuano la repressione e le sistematiche violazioni dei diritti civili e umani di chi si oppone al regime dei golpisti, con l'uccisione anche di molti militanti dei Movimenti Sociali, nell'indifferenza della comunità e dei grandi media internazionali. Inoltre, all'interno dell'Honduras, la Chiesa, tramite il Vescovo di Tegucigalpa Oscar Maradiaga, si è purtroppo da subito schierata vergognosamente con i golpisti! Ora questo figuro, schierato dalla parte di assassini e criminali come è accaduto spesso in Sudamerica con la Chiesa, arriva in visita in Italia alla Comunità di Sant'Egidio a Roma, e giustamente molte associazioni si stanno mobilitando per boicottare l'ospitata del "CardiMale", come l'hanno ribatezzato in Honduras! Per maggiori informazioni vi rimando al sito della sempre ottima Annalisa Melandri (www.annalisamelandri.it), dove troverete i riferimenti di chi denuncia questa scandalosa presenza in Italia. Pensate, Maradiaga fu inserito tra i papabili nel 2005, ed era ritenuto, falsamente, su posizioni progressiste! COMUNQUE, W L'HONDURAS CHE RESISTE, NO AL RITORNO DEL CONDOR IN AMERICA LATINA!

da www.ilmanifesto.it

Luca Kocci

Arriva il cardinale dei golpisti


Arriva a Roma il cardinale filo-golpista. È il salesiano honduregno Oscar Andrés Maradiaga, arcivescovo di Tegugigalpa e presidente della Caritas internazionale. Lo scorso anno sponsorizzò in Honduras il colpo di Stato militare e di Roberto Micheletti che destituì il presidente legittimo, Manuel Zelaya, sequestrato dall’esercito ed espulso dal Paese. Mentre l’Onu e altre organizzazioni internazionali condannavano il golpe, Maradiaga – molto critico per l’avvicinamento dell’Honduras al Venezuela di Chavez e in linea con una tradizione di vescovi latinoamericani simpatizzanti dei regimi autoritari – lo legittimava, asserendo che si trattava dell’inizio di “un nuovo cammino” e di un “un nuovo punto di partenza per il dialogo, il consenso e la riconciliazione” e invitando il deposto presidente Zelaya, espulso in Costa Rica, a non rientrare in Honduras perché “un’azione precipitosa, un ritorno nel Paese in questo momento, potrebbe scatenare un bagno di sangue” mentre fino ad ora “non è morto un solo honduregno”. Eppure che il Cofadeh (il Comitato dei famigliari delle vittime e del desaparecidos) aveva contato 16 uccisi, 500 feriti e oltre mille arresti solo nei giorni del golpe.

Il cardiMale, come lo hanno ribattezzato in Honduras, Maradiaga – entrato nel 2005 nella lista dei papabili quando venne poi eletto pontefice Ratzinger e tutt’ora fra i possibili candidati alla successione del papa tedesco – si trova in questi giorni a Roma: ha aperto un corso per diplomatici provenienti dall’America Latina presso l’Università pontificia gregoriana; e questo pomeriggio, all’Istituto italo-latinoamericano di Roma, dove è stato invitato dalla Comunità di Sant’Egidio di Andrea Riccardi per tenere una conferenza sul tema “Oltre la violenza e la povertà, proposte di cambiamento per l’America Latina”, potrebbero esserci iniziative di protesta. Intanto Rifondazione Comunista, Rete Radiè Resch, Amig@s dei Sem Terra e altre associazioni e comunità di base hanno scritto una lettera al segretario generale dell’Iila e a Sant’Egidio in cui dichiarano Maradiaga “persona non grata”. C’è un precedente: a novembre il cardinale avrebbe dovuto ricevere una laurea honoris causa insieme all’ex presidente del Fmi Michel Camdessus da parte dell’Istituto cattolico di Parigi ma la cerimonia venne annullata per le proteste dell’associazionismo e di vasti settori dell’opinione pubblica francese.


Nella foto: uno dei giovani manifestanti uccisi la scorsa estate in Honduras durante le proteste contro i golpisti. Ora, avete sentito parlare di queste persone? Fosse successo in Iran, Cina, Cuba, quale sarebbe stata la reazione dei nostri media, sempre così attenti ai diritti umani violati? Ah, capisco, evidentemente il ragazzo qui sopra è da ritenersi morto di serie B, periò non vale nulla! Fate schifo!!!!!



 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Honduras Diritti Umani Chiesa

permalink | inviato da Mauro1977 il 20/5/2010 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Non rivogliamo i Generali!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 22 marzo 2010


da www.annalisamelandri.it

Fulvio Grimaldi
Il ritorno del Condor
 
 
«No me resigno y me indigno»: non mi rassegno e mi indigno. È la parola d’ordine delle donne dell’Honduras che dal 28 giugno scorso, giorno del golpe che ha deposto il presidente Manuel Zelaya, lottano contro la repressione. Una parola d’ordine di tutto il Fronte di Resistenza popolare, come mostra questo video del giornalista Fulvio Grimaldie.
«La riserva umana per una rivoluzione in corso d’opera». Così Grimaldi definisce il Fronte, questa immensa ed eterogenea massa che sta ancora pagando un caro prezzo, e che ora, con la complicità dei grandi media, rischia di continuare nel più completo isolamento.
Attraverso il racconto degli intervistati, Grimaldi ricostruisce le fasi del golpe, compiuto da militari agli ordini dell’oligarchia e degli Usa. La colpa di Zelaya? Aver voluto spostare il paese nel campo dei governi progressisti come Bolivia e Venezuela.
Parte così dall’Honduras una seconda Operazione Condor, un nuovo governo del Centroamerica ispirato dalla Cia come negli anni ‘70? La domanda percorre il video. Le nuove basi Usa in Colombia, e le manovre in tutto il Cono Sud – dice il giornalista –mostrano il nuovo disegno per ricondurre i paesi progressisti e rivoluzionari nel «cortile di casa» Usa. Un progetto a cui si oppone la resistenza popolare, raccontata soprattutto dalle donne, vere protagoniste del video:indigene, contadine, militanti e casalinghe, mogli di desaparecidos degli anni ’80, che avevano visto nelle politiche progressiste iniziate da Zelaya una speranza per il loro paese, il più povero dell’America latina dopo Haiti.
Una speranza interrotta dalle elezioni farsa che hanno messo alla presidenza il fantoccio Porfirio «Pepe» Lobo.

Ovviamente rimando al video per chi fosse interessato... aggiungo solo che il debito di sangue pagato dal centro-sudamerica ai tempi della guerra sporca non dev'essere dimentica, quindi è stato vergognoso il trattamento della nostra stampa dello schifoso golpe honduregno, che ha rimandato indietro il corso della storia di questa regione nel menefreghismo totale, mentre gente veniva massacrata a Tegucigalpa, come a Tehran nello stesso periodo della "Rivolta Verde" dell'Iran, ma evidentemente erano morti di serie B quelli centroamericani!

Sfoglia luglio        settembre
calendario
adv