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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Priorità...
post pubblicato in Politica , il 23 novembre 2011


Come ho già scritto per l'alluvione della Lunigiana e Genova, governo Berlusconi ancora in carica, lo confermo ora al nuovo governo Monti ed in particolare al suo Ministro dell'Ambiente Clini: invece di sproloquiare di nucleare (dobbiamo fare un altro referendum?????), Tav e grandi opere, pensiamo alla terra che ci sta franando da sotto i piedi, da Bolzano a Lampedusa!

Nella foto: Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), anno 2011.... UNA VERGOGNA!

Piove... evento epocale!
post pubblicato in Informa & Disinforma, il 27 ottobre 2011


Uno dei temi per cui questi anni Berlusconiani rimarranno nella storia come una merda, è quello delle cosiddette "Grandi Opere". Una delle più grosse cazzate sparate dal Caimano da quando è entrato in politica! Per anni si è sproloquiato di TAV, Ponte sullo Stretto, Autostrada Modena - Lucca (non ve la ricordate, eh? Quella ribattezzata anche la "Giovanardi - Matteoli"... per forza era una merdata!), tunnel vari, allungamenti (l'unico, è forse solo quello del suo pene!), strade che ci collegavano alla Siberia ecc. ecc. ecc. Memorabile fu la puntata di "Porta a Porta", ben 10 anni fa, dove il Sultano, spalleggiato da un Vespa adorante, armato di pennarello (se se lo fosse messo dove dico io...) su una cartina dell'Italia iniziò a disegnare linee senza senso, per spiegare come avrebbe "modernizzato" l'Italia, grazie anche all'ormai mitologico Ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi (che fine ha fatto? Mah..), che rimarrà alla storia solo per la frase: "Con la mafia dobbiamo conviverci!"... Insomma, quella delle "Grandi Opere" è stata una delle palle più grosse nella carriera del cacciapalle Berlusconi, non che il centro-sinistra, in quel poco che ha governato, abbia fatto molto di più, si è limitato alla "Variante di Valico", che dopo 15 anni è ancora un cantiere aperto! Tutta questa premessa per parlare del dramma della Liguria e della Toscana, due regioni piegate e distrutte dalle prime vere pioggie di questa seconda parte del 2011! Che riporta, drammaticamente visti i morti e i feriti, allo stesso problema di cui solo lo scorso anno si parlava nel Veneto alluvionato, ovvero del tremendo dissesto idrogeologico che attanaglia questo paese da sempre! Ecco, invece di pensare a ste cazzo di "Grandi Opere" inutili, perchè non rimettere mano al nostro territorio, vincolando seriamente le zone non edificabili, riprendere a curare i nostri boschi, fiumi e torrenti! A costruire bene le strutture, e, se sono fatte male, perseguire quelle imprese che lavorano alla cazzo di cane! Come a Roma, dove non riescono a fare delle fognature decenti! Perchè non possiamo farci sorprende, ogni anno, da questo evento imprevedibile: LA PIOGGIA! Cazzo! Meno palle e lavorare, porca troia!



Lunigiana, ieri... quello era un ponte!

Fango e bestemmie!!!!
post pubblicato in Politica , il 19 novembre 2010


Il Veneto è in ginocchio. Una delle regioni più ricche d'Europa è piegata dal maltempo, e ogni giorno che promette pioggia, i poveri padovani e vicentini lo vivono con angoscia, vista tutta la fragilità dimostrata dal territorio... Perchè da noi, il liberismo e il mercato l'abbiamo assimilato completamente, ma alla nostra maniera, ovvero alla cialtrona! In quelle zone, si sono costruite intere aree industriali e artigianali in totale spregio dei problemi idrogeologici che potevano creare certi insediamenti, tipo le aree golenali del Po e degli affluenti, dove anche un bambino sa che basta poco per finire sott'acqua! Ora chi ci rimette sono i piccoli imprenditori e artigiani che vedono le loro attività distrutte, mentre i politici locali, a partire dal governatore Zaia, adesso piagnucolano aiuti a Roma ladrona... Oppure, da buoni parolai e propagandisti scaltri, cercano di spostare l'attenzione, come fa il Presidente della Provincia di Padova, chiedendo addirittura la fucilazione in piazza degli "sciacalli" trovati a rubare nelle case allagate e abbandonate. Reato veramente odioso, non c'è dubbio, ma magari prima bisognerebbe chiedere la fucilazione di certi politici di merda che consentono uno sfruttamento indecente del territorio! Perchè ha dispetto dei proclami di indipendenza del grande e produttivo Nord Est e del Veneto, bisognerebbe capire che la natura se ne fotte di certi bulli da bar di provincia, e prima o poi ti presenta il conto, lasciandoti con le chiappe all'umido!


da www.ilmanifesto.it

Sebastiano Canetta, Ernesto Milanesi

Veneto alluvionato

Con il fiato sospeso, un'altra notte da incubo. Il Bacchiglione martedì ha "assediato" di nuovo Vicenza. E nella notte la piena ha attraversato anche il Padovano con la Protezione civile in allarme e la gente impaurita dall'idea di essere con l'acqua alla gola. Due settimane dopo la Grande Alluvione (tre morti, migliaia di sfollati, interi raccolti perduti con allevamenti distrutti), il Veneto prega in ginocchio che la pioggia non faccia bestemmiare ancora.
Il vero incubo è fra le montagne di Recoaro (Vicenza). Si sta sgretolando una volta di più il Monte Rotolon. Tre centimetri al giorno. Ma erano anche sette il 5 novembre sotto la pioggia torrenziale. E' collassato due metri più in basso: l'acqua dell'Agno trascina via anche i massi. Risultato: uno «spurgo» di circa 20 mila metri di fango e detriti. Eppure Recoaro resta fuori dai riflettori: non è un casello dell'autostrada né fa parte del "circolo" delle piccole e medie imprese.


E si apre, finalmente, anche il "fronte" dell'accertamento delle responsabilità. A Vicenza il 10 novembre il procuratore Ivano Nelson Salvarani ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il reato di disastro colposo. I 160 milioni di euro di danni, forse, potevano essere limitati. Salvarani ha chiesto al Centro funzionale distrettuale della Regione tutti gli incartamenti relativi ai bollettini meteo. Sotto la lente d'ingrandimento anche tempi e modi di attivazione delle procedure di allarme. «L'impressione è che l'esondazione sia stata sottovalutata. Forse sarebbero stati riducibili i danni se fosse stato dato l'allarme preventivo» puntualizza il magistrato.
La Procura di Vicenza ha preteso una relazione ufficiale dal prefetto Melchiorre Fallica e dal sindaco Achille Variati: sono i delegati alla protezione civile. «Un atto dovuto» tengono a precisare in municipio. Eppure, l'indagine è scattata solo grazie alla dettagliatissima denuncia depositata da un vicentino che all'esposto ha allegato la cronologia dei livelli del Bacchiglione 24 ore prima della catastrofica esondazione.


Anche la Procura di Padova ha disposto un'indagine conoscitiva. Il comando provinciale dei carabinieri è stato incaricato di raccogliere elementi. Per ora sotto accertamento sono finiti i fiumi Bacchiglione, Tesina e Frassine e i comuni di Cervarese Santa Croce, Saccolongo e Veggiano. Le stime della Provincia calcolano 246.515.176 euro di danni nei 21 comuni investiti dall'alluvione. Solo a Casalserugo servono 85 milioni, di cui 48 indispensabili a rendere di nuovo agibili le case. Elisa Venturini, giovane sindaco Pdl, continua a vestire il giaccone giallo fluorescente d'emergenza e aspetta che le promesse del ministro Ignazio La Russa si concretizzino.
Ma è sempre Bovolenta, 3.250 abitanti nel cuore della Bassa padovana, l'epicentro (anche mediatico) della Grande Alluvione. La strada provinciale è ancora parzialmente chiusa per lasciare spazio di manovra alle gru e ai mezzi di Protezione civile e vigili del fuoco. In tutte le case è indelebile il livello dell'acqua al culmine dell'esondazione: un paio di metri sopra il livello della strada. Nei capannoni allagati della zona industriale si "spala" il fango con le idropulitrici, tentando la missione impossibile di far ripartire attrezzi e macchinari. Nell'unico piazzale in via zona artigianale svettano i maxi-cassoni verdi a disposizione di chi deve "smaltire" un'intera fabbrica.


Berlusconi&Bossi si sono fermati in prefettura a Padova. Il presidente Napolitano, almeno, ha preso diligentemente appunti nel faccia a faccia con i sindaci. Zaia in versione commissario cerca di colmare la differenza fra stanziamenti di Roma e necessità del territorio. A Bovolenta esplode la rabbia dei disperati: «Dove è lo Stato? Cosa cazzo stanno facendo i politici?» inveisce il titolare, in stivali e impermeabile, di un azienda spazzata via dalla piena del fiume. Prima di sbraitare la soluzione: «Bisognerebbe fare come i cinesi: un colpo alla testa e il conto della pallottola spedito alla famiglia».
Da queste parti, in pochi hanno il coraggio di ammettere che l'intera zona industriale di Bovolenta è stata costruita in un'area golenale. Non servono le mappe del Genio civile per rendersi conto che gli argini fanno letteralmente ombra ai capannoni. E' il "modello Nord Est" anche nella periferia di provincia. Territorio sacrificato senza tanti complimenti sull'altare dell'economia a senso unico. Salvo dover piangere sulle conseguenze "imprevedibili" di tanta leggerezza.
L'associazione Il Moraro ha spedito una lettera aperta a Vittorio Meneghello, sindaco di centrodestra di Bovolenta chiedendogli di "gridare", ma contro i veri colpevoli del disastro: «La sua comunità paga l'incapacità della politica di programmare e tutelare il territorio. Basta vedere dove sono state costruite le zone artigianali e commerciali del comune. Tutta la politica è colpevole: destra e sinistra. Ricordiamo lo scorso inverno Antonio Maritan, esponente del Partito democratico, già amministratore del comune e attuale membro del CdA di Attiva (l'ex consorzio per lo sviluppo del Conselvano), che in un convegno dedicato all'industrializzazione della Bassa padovana citava proprio la zona industriale di Bovolenta come fiore all'occhiello delle realizzazioni di Cosecon» afferma Diego Boscarolo.


Giusto un anno fa l'associazione si era opposta al progetto di un impianto per lo smaltimento di rifiuti speciali nell'area industriale di Bovolenta. Era descritta così nella relazione idraulica allegata alle planimetrie: «Data la prossimità della falda freatica al piano di campagna è frequente che, con il verificarsi di precipitazioni di elevata intensità, si possano creare problemi di allagamento in ampie zone. Esiste inoltre un incombente pericolo di sommersione con alto rischio idraulico per esondazioni o rotte degli argini fluviali». Il Moraro affonda la richiesta di punire i responsabili: «Hanno annunciato un allagamento di 30 centimetri, quando invece il territorio è stata sommerso da due metri di acqua». Sul banco degli imputati anche il Consorzio di bonifica: «Non si oppone mai alla realizzazione di capannoni, anche in zone con rischi idraulici, mentre non riesce a far funzionare le idrovore di Bovolenta perché le linee elettriche potrebbero risultare pericolose per i soccorritori» ricordano gli attivisti de Il Moraro.
Intanto la Regione prova a gestire il post-alluvione. Del miliardo di euro richiesto da Zaia sono arrivati 300 milioni, a cui si aggiungono i primi 20 stanziati da Bertolaso. Non basteranno, ma sono comunque una cifra iperbolica se rapportata a quanto stanziato per l'Abruzzo nei giorni successivi al terremoto. Ma a palazzo Balbi sono consapevoli che bisogna fare presto: «Entro 45 giorni dovrà essere quantificato il fabbisogno per gli interventi effettuati. I rimborsi saranno effettuati fino a 30 mila euro su presentazione di un'auto-dichiarazione. Conto sulla collaborazione di quelle persone eccezionali che sono i sindaci». Parola di Zaia, commissario (a titolo gratuito) che è andato fino a palazzo Chigi per far sentire la voce del Veneto in ginocchio. Il governatore leghista si gioca davvero la faccia.



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