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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
E' uno sporco lavoro, ma qualcuno lo dovrà fare!
post pubblicato in Politica , il 1 dicembre 2011


Questa frase è appropriatissima quando si parla di Mario Monti... la questione pensioni ne è la dimostrazione lampante, e sarà solo la prima di una lunga serie. Il sistema previdenziale è sempre stato uno dei bersagli preferiti dei neoliberisti, ed essendo il Premier e il suo governo tra i più grandi esponenti di questa disgraziata ideologia, non potranno che "metterci mano" in maniera devastante! Insomma, quello in cui non è riuscito Berlusconi e i suoi più stretti ministri economici negli ultimi 20 anni, lo farà Monti, con la complicità del PD, che, come al solito, tengono una posizione ondivaga, anche se ormai è chiaro che la corrente più a destra e liberale del partito sta cercando, riuscendoci, a prendere il sopravvento nel partito, imponendo la linea suicida a tutti! Oltre a questo, sorgerà un altro problema: che quando arriveremo alla campagna elettorale, Berlusconi potrà dire che lui non ha messo mai mano alle pensioni, intortando con una delle sue solite cazzate gli italiani... a quel punto, Bersani potrà pure infilarsi un bel bastone nel culo e fischiare! Per quanto mi riguarda, alla questione pensione avevo già messo una riga sopra ai tempi della scuola, 15 anni fa, sapevo che, anche per colpa di un sistema assurdo ereditato da anni di assistenzialismo sciocco (vedi le tristemente famose "pensioni baby"), sia a livello ideologico che strettamente economico, la mia generazione, e quelle dopo (che pagherà anche lo scotto di avere ancor meno posti di lavoro disponibili, se la gente lavorerà ancora per molto tempo), se la potranno pure scordare la pensione, almeno fino a 70 anni, e forso anche di più... Ma non avranno la mia pelle, piuttosto passo gli ultimi anni della mia vita in indigenza, ma col cazzo che lavorerò ancora, dopo i 60 anni! 

Italia 2050: pensionato alle prese con hobby? No! Operaio ancora al lavoro da 50 anni!

Bah!
post pubblicato in Politica , il 29 novembre 2011


Ok, sempre meglio il Governo Monti che quello Berlusconi... anche se, mi ripeto, pure un governo presieduto da una merda di cane coleroso sarebbe meglio del Governo Berlusconi... però, l'ultima infornata di sottosegretari non è che sia così esaltante come vuole farci credere il "Che" Bersani! Ancora banchieri, un politico puro, tanti personaggi legati a doppio filo con il peggio degli schieramenti che appoggiano il governo... e, pare, fortunatamente almeno non è finito alle telecomunicazioni qualcuno vicino al Caimano, senno per il PD poteva tranquillamente suonare il De Prufundis... diciamo che suona mezzo, visto che alla giustizia c'è andato un consigliere di Alfano... Ma vediamo in dettaglio un'analisi seria (quindi non è di Repubblica o del Corriere, che sembrano diventati il Giornale e il Libero di Monti, e che vorrebbero farci credere che se arriva il Fondo Monetario è cosa buona e giusta, invece che una catastrofe immane!), delle nomine di ieri, tanto per farci un'idea chiara di ciò che ci aspetta, con la complicità di quello che, fino a 20 giorna fa, era il maggior partito di opposizione...

da www.ilfattoquotidiano.it

I nuovi sottosegretari di Monti sono 28
Grilli all’Economia, Patroni Griffi ministro

Il direttore generale del Tesoro diventa viceministro. Il consigliere di Stato guiderà invece la Funzione pubblica. Il Procuratore di Roma Giovanni Ferrara va all'Interno. Alla Giustizia il consigliere di Alfano, Salvatore Mazzamuto. Malinconico (ex Fieg) all'editoria. D'Andrea è l'unico politico, polemica del Pdl. Alle Infrastrutture il manager del gruppo Intesa Mario Ciaccia. Ora si parla di una manovra da 20-25 miliardi



Filippo Patroni Griffi, magistrato napoletano e consigliere di Stato, è stato nominato ministro della Funzione pubblica, con delega anche alla Semplificazione normativa. E’ il primo nome reso noto dopo il consiglio dei ministri che ha deciso anche i nuovi viceministri e sottosegretari del governo presieduto da Mario Monti, che sono 26 (più tre viceministri) contro i 40 dell’esecutivo precedente. In totale il nuovo governo conta 47 membri, contro i 60 di quello guidato da Silvio Berlusconi. Il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, dato per favorito alla vigilia, è viceministro dell’Economia. Grilli rinuncerà al 70% dell’attuale  stipendio da dirigente ministeriale. Sarà infatti in aspettativa e percepirà solo la retribuzione da viceministro. Al suo fianco i sottosegretari Vieri Ceriani, già a capo dei servizi fiscali di Bankitalia, e l’economista Gianfranco Polillo.

Il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara diventa sottosegretario all’Interno, insieme a Carlo De Stefano (prefetto esperto di antiterrorismo) e Saverio Ruperto. Ma gran parte dei nomi del nuovo esecutivo, strettamente tecnico anche nei vice, sono poco noti fuori dai rispettivi ambienti professionali. Alla Giustizia, altro dicastero delicato nelle trattative dei giorni scorsi, approdano due docenti dell’Università Roma tre. Uno è Salvatore Mazzamuto, ex Pci e Rinnovamento Italiano, poi consigliere giuridico di Angelino Alfano, per il quale ha contribuito a scrivere la bozza di riforma del Csm. L’altro è Andrea Zoppini, consigliere giuridico della Presidenza del consiglio dai tempi del secondo governo Prodi, con Enrico LettaGiampaolo D’Andrea, l’unico politico tra tanti tecnici, già parlamentare della Margherita e poi membro del Pd, e Antonio Malaschini, già segretario generale del Senato, sono stati nominati sottosegretari ai rapporti con il Parlamento. Carlo Malinconico è stato nominato sottosegretario all’Editoria, dopo essere stato presidente degli editori italiani (
il suo nome compare nelle intercettazioni della “cricca”). Paolo Peluffo, in servizio alla Corte dei conti, è invece sottosegretario alla Comunicazione e all’informazione. Mario Ciaccia, amministratore delegato di Biis, controllata da Intesa, è stato nominato viceministro dello Sviluppo Economico con delega alle Infrastrutture. Lavorerà quindi con l’ex ad dello stesso gruppo, Corrado Passera. Dove si insedia anche, come sottosegretario, Guido Improta.

Agli Esteri vanno invece Marta Dassù, di Aspen Institute e già consigliere di Massimo D’Alema, e Staffan De Mistura, diplomatico italo-svedese con un passato all’Onu. Alla Difesa, i sottosegretari Filippo Milone e Gianluigi MagriAdelfio Elio Cardinali, medico radiologo all’università di Palermo è stato nominato sottosegretario alla Salute. Al Lavoro va come viceministro il giovane giuslavorista Michel Martone, figlio del magistrato Antonio (
il cui nome è comparso nell’inchiesta P3), con l’economista della Voce.info Cecilia Guerra sottosegretario. Per l’Istruzione, i nomi sono quelli di Elena Ugolini e Marco Rossi Doria (il “maestro di strada” napoletano), entrambi sottosegretari. Roberto Cecchi è stato nominato sottosegretario ai Beni culturali, dove già ricopriva la carica di Direttore generale per i Beni Storico, Artistici ed Etno-antropologici. Francesco Braga diventa sottosegretario all’Agricoltura, mentre all’ambiente va Tullio Fanelli.

La nomina del politico Giampaolo D’Andrea scatena la prima polemica, per bocca del capogruppo del Pdl in Senato Maurizio Gasparri: ”L’ostinazione con cui lui stesso o chi per lui ha voluto l’inserimento nel Governo dell’onorevole D’Andrea non giova alla reputazione dell’esecutivo. Avevamo chiesto che non ci fossero esponenti di diretta emanazione politica e D’Andrea lo è”. Da lui e dal governo, aggiunge Gasparri,  ”ci attendiamo un gesto di coerenza, proprio per semplificare i rapporti con il Parlamento”. Ma Ignazio La Russa invita a lasciar correre per un nome soltanto “uscito dal cesto”. Quanto alla Lega, La Padania saluta il nuovo esecutivo al completo con il titolo “Il governo dei lentocrati”. Positivo invece il commento del leader del Pd Pier Luigi Bersani: “Molti di loro sono personalità di grande profilo ed esperienza, abbiamo nell’insieme un governo in grado di lavorare e lavorare bene”.

I viceministri e i sottosegretari nominati questa sera dal consiglio dei Ministri giurano martedì mattina alle 10. Il Cdm che li ha nominati, annunciato per le 19, è slittato alle 20.25 e si è concluso dopo appena venti minuti. Dopo il lavoro di lima sulle nomine, il presidente del Consiglio ha chiamato uno a uno i componenti del suo governo per spiegare le sue scelte e sottolineare l’esigenza di mantenere snella la squadra e di non poter accontentare tutte le richieste. Poi avrebbe esortato tutti a superare le difficoltà per portare il Paese fuori dalla crisi. Le misure arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri il 5 dicembre e si fa sempre più concreta la possibilità che la manovra sia corposa, intorno ai 20-25 miliardi.

Dalla padella... alla brace!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 8 novembre 2011


Tra un paio di settimane, la Spagna andrà alle elezioni anticipate... Si conclude in maniera ingloriosa, ma almeno si conclude a differenza che da noi, l'esperienza Zapatero, che tante speranze aveva regalato alla sinistra europea, ma che, soprattutto nel secondo mandato da premier, è naufragata in una situazione economica disastrosa! Ci sono molte analogie con la nostra attuale situazione, la differenza è che almeno Zapatero ha avuto il coraggio di gettare la spugna, indire le elezioni anticipate, e ridare un pò di fiato ad un paese in forte difficoltà... Sommato al fatto che, come il suo predecessore popolare Aznar, a neanche 50 anni pone fine alla sua carriera politica! Da noi ci sono settantacinquenni, di cui non faccio il nome, che non mollano l'osso neanche a morire! Il caso Zapatero l'ho già affrontato altre volte, e mi sono fatto un'idea chiara di dov'è il problema... e non è la spiegazione bieca e faziosa che può fare qualsiasi giornalistucolo al soldo del Caimano, ovvero che, essendo di sinistra, Zapatero non poteva che fallire! Zapatero ha fallito, perchè PALLIDAMENTE di sinistra!  Come già detto e ripetuto, in Italia troviamo troppo facilmente degli eroi (mentre schifiamo altri personaggi ben più importanti per la sinistra, solo perchè c'è lo dice l'Economist!), e Zapatero è un caso di giudizio precipitoso... è vero, sui diritti civili e la contrapposizione netta che ha avuto con la potente Chiesa spagnola, l'ho stimato moltissimo, anche l'attivismo del suo ministro degli esteri, che senza pregiudizi, ha trattato con il governo cubano in modo chiaro sulla questione della liberazione dei prigionieri politici, è stato ammirevole... Ma è sull'economia, la prova del nove dei governi di centro-sinistra europei, dove ha toppato ed è stato, giustamente, punito! Perchè non si è discostato per nulla da un qualsiasi governo di centro-destra, inseguendo gli stessi dogmi e ricette, insomma seguendo lo sciagurato esempio del "Blairismo", tumore maligno e distruttivo della sinistra del vecchio continente! E quindi, hai voglia di ritirarti dall'Iraq, come fece appena eletto mandando a quel paese Bush, se poi il tuo credo economico è sempre un liberismo sfrenato, che avvantaggia come sempre le solite schifosissime multinazionali iberiche, e che ha portato alla nascita del fenomeno mondiale del 2011, quello degli Indignados, di cui ho già parlato molto, visto il mio contatto diretto con la realtà spagnola nella primavera scorsa... Ora la colpa più grave di Zapatero è che riconsegnerà il paese in mano al Partito Popolare di Mariano Rajoy, che ha ben poco di "Popolare"! La destra spagnola è di gran lunga peggiore della nostra (ci riesce, sembra strano, ma è così), in quanto parecchio reazionaria, ultra-clericale e infiltrata dall'Opus Dei, oltre che ancora piena di sacche post-franchiste inquietanti... e che porterà avanti un programma ancor più neo-liberista e ortodosso di quello di Zapatero, insomma un pò come se ad un malato affetto da un tumore al fegato, per curarlo, gli inoculassimo volontariamente un tumore al pancreas! Restano solo alcune incognite sul trionfo del PP, e sono quelle relative alla maggioranza che otterrà in parlamento, se sarà assoluta o relativa, cosa che potrebbe essere essenziale per l'attuazione del suo programma ultraliberista... ed in questo rientra il discorso Indignados e partiti alla sinistra del PSOE, quanto l'astensione al voto influirà sul risultato, e quanto raccoglieranno in termini di voto e parlamentari i partiti della sinistra radicale e indipendentista (Catalogna e Paesi Baschi)... vedremo, ma non c'è niente di buono, nel futuro della Spagna! 

da www.ilmanifesto.it

Nei sondaggi popolari in testa.
Il programma è ultraliberista

 

Jacopo Rosatelli
07.11.2011

 
A due settimane dal voto, sondaggi impietosi: la distanza fra il Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. La formazione di Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza.


Jacopo Rosatelli - 07.11.2011

A due settimane dal voto, i sondaggi sono impietosi: la distanza fra il conservatore Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. Secondo il Cis, il più importante istituto spagnolo d'indagini d'opinione, la formazione guidata da Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza assoluta: 195 seggi in un Parlamento di 350. Una performance seconda solo alla storica vittoria di Felipe González nel 1982, quando il Psoe raggiunse quota 202 deputati: un risultato che segnò un cambio d'epoca. Lo stesso potrebbe avvenire il 20 novembre, se le inchieste sulle intenzioni di voto saranno confermate dallo spoglio delle schede.
I vincitori in pectore, infatti, annunciano nel loro programma ambiziose intenzioni «riformiste», inequivocabili malgrado le formulazioni spesso ambigue. Tagli alle tasse per imprese e rendite da capitale, «per favorire risparmi e investimenti». «Razionalizzazione» della spesa pubblica e liberalizzazioni «per generare occupazione e crescita», e «una riforma integrale del mercato del lavoro», naturalmente all'insegna della flessibilità, grazie alla quale la contrattazione d'impresa prevalga su quella di settore. In ambito educativo, i popolari promuovono l'aumento della «libertà di scelta per le famiglie», che tradotto significa più soldi alle scuole non statali; le politiche di welfare saranno all'insegna del risparmio e del «protagonismo della società», leggasi ticket sanitari negli ospedali pubblici e spazio alle cliniche private. Il silenzio sul matrimonio omosessuale, l'annuncio di una modifica del «modello della legge sull'aborto per favorire il diritto alla vita» e l'introduzione dell'ergastolo completano il quadro del cambiamento che si profila all'orizzonte. 
Va riconosciuto che i popolari hanno gioco facile: il peggioramento dell'economia spagnola è indiscutibile e una disoccupazione al 20% non ammette scuse. Il Governo socialista in carica è presentato come l'unico responsabile della crisi, e il messaggio viene indubbiamente recepito da ampie fasce della popolazione. La missione impossibile del candidato premier del Psoe, Alfredo Pérez Rubalcaba, consiste nel convincere ceti popolari e medi che solo un esecutivo da lui presieduto garantirebbe il mantenimento dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori, mentre «l'uscita dalla crisi» che propone Rajoy lascerebbe sul campo morti e feriti. Ma l'eredità avvelenata dell'ultimo anno di Zapatero, di cui Rubalcaba è stato vice fino a pochi mesi fa, è un condizionamento troppo pesante. Se vincere risulta davvero al di là di ogni immaginazione, il vero obiettivo dei socialisti è impedire la maggioranza assoluta del Pp: una situazione che costringerebbe i conservatori a cercare difficili accordi in Parlamento per realizzare le loro «riforme». Tutto dipenderà dalla tenuta del Psoe nelle roccaforti della Catalogna e, soprattutto, dell'Andalusia: non a caso si è tenuto ieri proprio a Siviglia il primo grande meeting della campagna elettorale socialista, alla presenza dei due veterani González e Alfonso Guerra, ancora molto amati dalla base andalusa.
Della retrocessione del Psoe approfitterà almeno in parte Izquierda Unida, a caccia di consensi fra i molti delusi di sinistra. Secondo i sondaggi, la federazione che dirige il comunista Cayo Lara avanzerà significativamente rispetto al 2008, ma senza sfondare, restando al di sotto del 6,5%. Un buon risultato dovrebbe ottenerlo anche la piccola formazione laica e centrista Unión Progreso y Democracia: comparsa sulla scena in occasione delle precedenti elezioni, si consoliderebbe definitivamente come una stabile opzione in più del sistema politico spagnolo. Lotterà all'ultima scheda il neonato partito verde Equo, guidato dall'ex leader di Greenpeace, Juantxo López de Uralde, che aspira ad entrare in Parlamento spinto soprattutto dal voto giovanile e indignado della capitale. Di grande interesse è anche la sfida che si giocherà fra le due famiglie del nazionalismo nei Paesi baschi: l'annuncio della «fine dell'attività armata» da parte dell'Eta fa soffiare il vento nelle vele della sinistra indipendentista, che, per la prima volta nella storia democratica, potrebbe ricevere più voti del Pnv, il partito nazionalista di centro-destra.

Povero Zappy... potevi essere ricordato come un Maradona della sinistra europea... dovrai accontentarti di essere stato invece un Recoba: qualche colpo ad effetto, in un mare di mediocrità!

Quiz del giorno...
post pubblicato in Politica , il 24 ottobre 2011


da www.corriere.it

«Liberismo causa della crisi, serve un governo mondiale»

«Crisi generata da ideologie liberiste»

Domanda: chi ha fatto quest'analisi sulla crisi economico-finanziaria, che condivido in pieno?

a) Karl Marx rievocato in una seduta spiritica

b) Hugo Chavèz

c) Fidel Castro su "Granma"

d) Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista

e) Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace (Vaticano)

f) Berlusconi durante un'intercettazione con il suo confessore spirituale Lavitola

A chi indovina, come premio, una foto di quella culona inchiavabile della Merkel nuda!

Dopo una foto della culona, vi daremo la soluzione!



La soluzione ... e) Pontificio consiglio per la Giustizia e la pace (Vaticano)!!!!!

Mi piacerebbe sapere però cosa ne pensano i vertici dell IOR, quando nello stesso documento si parla di "ragolamentazioni" più serie....

Ma vorrei anche sapere cosa ne pensano i nostri politici, sempre così ligi ai richiami della Chiesa... sia i vari sgherri governativi come Sacconi (di merda), che solo una settima fa diceva che "Chi non si allinea ai dettami delle Chiesa sui comportamenti in politica, si pone come antagonista della stessa!" o certi esponenti illustri della cosiddetta "Sinistra Riformista", che si sono convertiti così volentieri al neo-liberismo... Ma, in particolare per Sacconi & C., è più facile schierarsi con la Chiesa quando bastona dei poveracci come Beppino Englaro... meglio spalleggiarla quando fa la forte con i deboli, che quando, per una volta, si schiera apertamente contro i potenti dell'economia e i dogmi capitalistici!!!!



Incazzados!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 3 ottobre 2011


Nella foto le immagini degli arresti (sommari e immotivati, vista l'ambiguità della polizia) di ieri a New York, durante la protesta sul ponte di Brooklyn (autorizzata o no? Ah, saperlo!) da parte dei giovani americani contro Wall Street e banche, causa principale della crisi del paese e del mondo... La cosa si fa seria: se si apre una breccia importante nel paese simbolo del capitalismo più selvaggio e del neoliberismo come dogma, vuol dire che forse siamo davvero alla vigilia di una svolta epocale... la gente si è rotta i coglioni di pagare i debiti fatti da squali della finanza e politici incapaci, perciò, da qui in avanti tutto è possibile! Però, non chiamiamoli sempre Indignados, loro sono spagnoli, e stanno già facendo la loro parte... questi ragazzi sono OccupyWallSt, e, ovviamente, hanno tutta la mia solidarietà e simpatia!

Solo da oggi?
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 1 agosto 2011


da www.corriere.it

L'ex premier E LA MALATTIA

Addio definitivo alla Lady di ferro:
chiuso il suo ufficio alla Camera dei Lord

Giù il sipario sulla carriera della Thatcher.
Ha la demenza senile, da mesi non esce più

Non l'aveva anche prima la demenza senile? Per tutto quello che hanno combinato lei e Reagan con la loro rivoluzione liberista, avrei detto che già ai tempi soffriva di rincitrullimento, e i minatori inglesi possono testimoniarlo...

The Day After!
post pubblicato in Politica , il 14 giugno 2011


Ieri sono successe tante cose, grazie al referendum... E' successo che l'Italia è ora anch'essa al centro di quella rivolta che sta infiammando il mondo Mediterraneo e latino, nella sua parte Europea... Come per gli "Indignados" della Spagna, i giovani portoghesi (di cui nessuno parla), le rivolte africane, le periferie francesi (quanto mai inquiete), anche da noi, finalmente, si inizia a pensare ad un dopo... che non è necessariamente un dopo Berlusconi (già morto, politicamente), è un dopo modello economico, è un dopo "dittatura mediatica"! Molti, in queste ore, si stanno impegnando o a minimizzare (i vecchi dinosauri) o salire sul carro del vincitore... In quest'ultimo sport spicca il PD e la sua classe dirigente, che esce comunque sconfitta, in parte, dai referendum di ieri! Chi ha voluto portare sul privato le famose Multiutility dell'energia? Chi, grazie al governo D'Alema, ha iniziato la più grande campagna di privatizzazioni selvagge e indiscriminate sul territorio italiano? Ora, visto che l'aria cambia, tutti per l'acqua pubblica! Se questo vuol dire aver capito gli errori del passato, bene, altrimenti non credo che quella moltitudine di persone e movimenti, alla base dello straordinario successo di ieri, si farà prendere in giro da questi dirigenti, specchio fedele dell'opposizione che Berlusconi ha plagiato su se stesso! Già, perchè ieri è successo un fatto straordinario in Italia, che pochi in queste ore evidenziano... Si è creata la prima, vistosissima crepa, nel modello neo-liberale occidentale, che impera da più vent'anni nella nostra società! Ieri in Italia si  detto che serve una vera politica dei beni comuni, che non sono merce da cui trarre solo profitto, e che servono delle fonti di energia alternative pulite, e non una continua corsa inquinante ad un consumo sempre più forte di risorse, iniziando magari con il rallentare un secondo, visto anche la tremenda crisi economica di questi anni, cui siamo arrivati grazie anche a questo continuo rincorrere chissà cosa! Questa è ora la vera sfida, difficilissima, l'ammetto che abbiamo di fronte, non dobbiamo abbassare la guardia sui temi che ieri hanno portato al trionfo, perchè questa gente non si arrenderà facilmente, e lo dimostra chi si propone come il nuovo nella sinistra, tipo Matteo Renzi (berluscone mancato, basta la faccia!), che si era schierato apertamente per il NO ai referendum sull'acqua, governando una città, Firenze, tra le prime a svendere il suo patrimonio pubblico, e che ieri, guarda caso, è stata una delle provincie con la più alta affluenza alle urne! E in questo sarà essenziale difendere la libertà della rete, la vera vincitrice di questo referendum, che ha sconfitto i grandi mezzi di informazione, telegiornali patetici, quotidiani apertamente ostili (Corriere della Sera in primis), insomma, la cara vecchia disinformazione di questo  paese, finalmente bello, una volta tanto! Ragazzi, la strada è ancora lunga, ma si può aprire veramente una nuova era, un'era che vede al centro la gente e la sua dignità, e non gli interessi di pochi cialtroni! SPERIAMO BENE!!!!!!!!!!!!!!!


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Modesta proposta...
post pubblicato in Politica , il 25 marzo 2011


Il caso Parmalat - Lactalis è emblematico... Emblematico di che razza di pagliacci hanno governato la nostra economia, finanza e capitalismo negli ultimi anni! Dopo che chi si era schierato dalla parte dell'anti-globalizzazione economica, dalla parte di chi aveva denunciato le schifezze del neoliberismo selvaggio e del turbocapitalismo, è stato insultato per anni, dipinto come un anti-moderno, un comunista nostalgico ecc., ora si vede arrivare un Tremonti qualsiasi (il Genio, secondo qualcuno, anche se non ho ancora capito dove sta la genialità di uno che si limita a condoni e tagli selvaggi...) ed insieme ai suoi sgherri decide che le regole non esistono più e vanno cambiate così, con un soffio di vento, e che quindi i francesi di Lactalis non possono diventare maggioranza in Parmalat, in nome di sta cazzo di "italianità", che dovrebbe essere la panacea di tutti i mali (vedi Alitalia, era una schifezza prima, è una schifezza ora, non penso che Air France l'avrebbe peggiorata ulteriormente...)! Ora probabilmente si riuscirà a darla in mano a Ferrero, Banca Intesa o altro, probabilmente è meglio per tutti, ma il mitologico "Mercato" con cui c'hanno rotto le palle negli ultimi 50 anni, dove cazzo è finito?!?!?!?!? Mah! Io ho una proposta: vogliamo farla rimanere italiana Parmalat? Diamola ancora a lui:


... è Italiano, l'ha conosce bene, che male c'è? Meglio lui che gli antipatici francesi, no? Metti che poi la gestiscano meglio di noi, sai che figura di merda!
 

Speranze...
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 23 febbraio 2011


Nei giorni scorsi, volutamente ignorato dalla stampa, si è svolto in Senegal l'annuale incontro del World Social Forum, il contro-vertice economico organizzato dai movimenti sociali di tutto il mondo in risposta al Forum Economico di Davos e a tutti i vari (e inutili) G8, G20 etc...  Da dieci anni ormai questo appuntamento fisso di coloro che pensano che "Un altro mondo è possibile" vede la partecipazione di moltissima gente normale, grandi economisti "alternativi", ma in particolare di molti presidenti di paesi più o meno importanti, quelli che più di altri hanno abbandonato il percorso del neo-liberismo e del fondomonetarismo, imposto dall'occidente, per iniziare il percorso di un modello di sviluppo più sostenibile per i loro paese, spesso poverissimi, tra mille difficoltà ma anche successi (molti dei quali nascosti dalla cosiddetta grande stampa mondiale). Quest'anno c'è un valore ancor più simobolico, essendosi svolto in Africa, proprio mentre il Maghreb inziava ad incendiarsi, e proprio mentre cadeva Mubarak in Egitto... Tra l'altro, il Forum ha incontrato molte difficoltà dato che lo stesso Senegal ha un presidente, Wade, piuttosto autocrate ed infastidito dalla presenza del Forum, che ha cercato pure di osteggiare con alcuni mezzucci. La speranza è che il Forum aiuti l'Africa in questo particolare momento, come lo fece con l'America Latina quando nacque 10 anni fa a Porto Alegre, nel Brasile pre-Lula... Da allora il continente sudamericano ha conosciuto una nuova indipendenza politica ed economica, parecchio osteggiata, ma ha dato i suoi frutti, con nuove relazioni internazionali e la fine delle imposizioni del grande vicino nordamericano... Vorrei che ora iniziasse una primavera africana simile, dove anche questo grande e ricchissimo (di risorse naturali ed energetiche), ma anche sfruttatissimo continente, si slegasse una volta per tutte dal neo-colonialismo europeo, che non ha risolto nulla dei problemi di fame, Aids e povertà di quei paesi... credo che si scavalcherebbe il problema dell'integralismo religioso e, magari, si ridurrebbe finalmente anche il flusso dei disperati che emigrano verso i nostri (fasulli) paradisi! Utopia? Forse... ma, ripeto, è una grande speranza! Lascio resoconto sul World Social Forum tratta dal Manifesto... buona lettura!

da www.ilmanifesto.it

Immanuel Wallerstein

 

A Dakar, mentre cadeva Mubarak

 

 

Il Forum sociale mondiale (Fsm) è vivo e gode di buona salute. Si è appena tenuto a Dakar, in Senegal dal 6 all'11 febbraio. La stessa settimana in cui, per una coincidenza imprevedibile, il popolo egiziano è sceso in piazza contro Hosni Mubarak, riuscendo finalmente a detronizzarlo proprio mentre si teneva l'ultima seduta dell'Fsm. Al Forum l'intera settimana era trascorsa tra gli incoraggiamenti agli egiziani e le discussioni sul significato della rivoluzione tunisina e della loro per il progetto di creazione di un altro mondo possibile. Possibile, non certo.
Al Forum hanno partecipato tra le 60.000 e le 100.000 persone, un numero di per sé notevole. Per tenere un evento del genere l'Fsm richiede la presenza di forti movimenti sociali locali (che in Senegal ci sono) e un governo disposto almeno a tollerarlo. Il governo senegalese di Abdoulaye Wade infatti era pronto a tollerare l'FSM, anche se tre mesi fa era già tornato indietro del 75 per cento rispetto alla promessa iniziale di finanziamento.
Poi però ci sono stati i sollevamenti tunisini e quelli egiziani e il governo ha cominciato a tremare. E se la presenza dell'Fsm avesse ispirato analoghi moti in Senegal? Cancellare l'incontro non era possibile in considerazione dell'arrivo annunciato di Lula dal Brasile e di Morales dalla Bolivia, nonché dei numerosi presidenti africani previsti. E così il governo ha deciso di optare per il male minore. E ha cercato di sabotare il Forum. Lo ha fatto licenziando, quattro giorni prima dell'apertura dei lavori, il rettore della principale università nella quale il Forum si doveva tenere, e nominando un nuovo rettore che si è affrettato a ritirare il provvedimento con cui il suo predecessore aveva deciso di interrompere le lezioni in modo da rendere disponibili le aule.
Il risultato è stato un gran caos organizzativo, almeno per i primi due giorni. Alla fine il nuovo rettore ha concesso 40 delle 170 aule necessarie. Intanto gli organizzatori avevano alzato le tende in tutto il campus, e l'incontro era andato avanti malgrado il sabotaggio.

Ma il governo senegalese aveva ragione ad essere tanto spaventato? L'FSM stesso si è interrogato sulla propria rilevanza rispetto ai sollevamenti popolari nel mondo arabo e altrove, portati avanti da gente che proababilmente del Forum non aveva mai sentito nemmeno parlare. La risposta dei partecipanti rifletteva l'eterna divisione tra di loro. C'erano quelli che ritenevano che dieci anni di incontri dell'Fsm avessero contribuito significativamente a delegittimare il processo di globalizzazione neoliberale e che quel messaggio fosse penetrato ovunque. E poi c'erano quelli che ritenevano che i sollevamenti dimostrassero come le trasformazioni politiche si consumino altrove e non nell'Fsm.
Quanto a me, nell'incontro di Dakar sono stato colpito da due cose notevoli. La prima, che nessuno o quasi abbia mai accennato al Forum economico mondale di Davos. Quando fu fondato l'Fsm nel 2001, fu proprio in funzione anti-Davos. Nel 2011, Davos sembrava ormai così privo di importanza politica che i presenti si sono limitati a ignorarlo.
La seconda cosa che mi ha colpito è stato fino a che punto tutti sottolineassero la forte interconnessione dei temi sul tappeto. Nel 2001, l'Fsm era preoccupato soprattutto delle conseguenze economiche negative del neoliberismo. Ma in ogni incontro successivo ha aggiunto nuove preoccupazioni: le problematiche di genere, l'ambiente (in particolare i cambiamenti climatici), il razzismo, la salute, i diritti delle popolazioni indigene, le lotte operaie, i diritti umani, l'accesso all'acqua e la disponibilità di risorse alimentari ed energetiche. E improvvisamente a Dakar, indipendentemente dal tema dell'incontro, è balzata in primo piano l'interconnessione tra tutte quelle questioni. E questa, direi, è stata la grande conquista dell'Fsm: abbracciare un numero sempre maggiore di problematiche e diffondere tra la gente la consapevolezza della loro profonda interdipendenza.
Tuttavia era avvertibile un rammarico di fondo tra i presenti. Giustamente è stato osservato che tutti sapevamo bene contro cosa ci schieravamo ma che avremmo dovuto mettere sul tavolo più chiaramente ciò per cui vogliamo combattere. E questo potrebbe essere il nostro contributo alla rivoluzione egiziana e alle altre che verranno, dappertutto.
Il problema è che rimane un disaccordo irrisolto tra coloro che vogliono un mondo diverso. Ci sono quelli che credono che sia necessario maggiore sviluppo e modernizzazione per permettere una più equa distribuzione delle risorse. E ci sono quelli che credono che sviluppo e modernizzazione siano la maledizione della civiltà capitalista, e che si debbano ripensare le premesse di base del mondo futuro, per quello che definiscono un cambiamento di civiltà.
Quelli che si battono per il cambiamento di civiltà lo fanno sotto vari ombrelli. Ci sono i movimenti indigeni delle Americhe (e non solo) che dicono di volere un mondo basato sul «buen vivir» - definizione latino-americana -, ovvero un mondo basato su valori buoni, un mondo che chiede di rallentare una crescita economica illimitata che, argomentano, il pianeta è troppo piccolo per sostenere.
Se i movimenti indigeni incentrano le loro richieste sull'autonomia per controllare i diritti sulla terra nelle loro aree, in altre parti del mondo ci sono i movimenti urbani che sottolineano come la crescita illimitata stia portando al disastro climatico e a nuove pandemie. E poi ci sono i movimenti femministi che sottolineano come la crescita illimitata sia legata al mantenimento del sistema patriarcale.
Questo dibattito sulla «crisi di civiltà» ha grandi implicazioni per il tipo di azione politica che sottoscrive e per il ruolo che i partiti della sinistra che vogliono andare al governo dovrebbero svolgere nella trasformazione globale in discussione. Non sarà facile trovare una soluzione, ma si tratta certamente di un dibattito di importanza cruciale per il prossimo decennio. Se la sinistra non sarà in grado di risolvere il disaccordo su un tema chiave come questo, allora il collasso dell'economia capitalistica mondiale potrà portare al trionfo della destra nel mondo e a un nuovo sistema-mondo ancora peggiore di quello attuale.
Al momento, tutti gli occhi sono concentrati sul mondo arabo, per capire fino a che punto gli sforzi eroici degli egiziani trasformeranno la politica in quel mondo. Ma la scintilla della ribellione può scoppiare ovunque, anche nelle regioni più ricche d'Europa. Dunque per ora un qualche ottimismo è giustificato.
      (Traduzione di Maria Baiocchi.
      Copyright by Immanuel Wallerstein, distribuito da Agence Global)

100 anni di un rimbambito!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 7 febbraio 2011


Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Ronald Reagan, uno dei peggiori presidenti della storia americana, nonostante una certa storiografia e soprattutto, i repubblicani americani più conservatori, lo voglia far passare per l'alfiere della libertà... Tutti pensano che sia stato il vincitore della Guerra Fredda, ma il comunismo  dell'est europa era ormai nella sua fase discendente da anni,  si stava afflosciando su se stesso... Tutto ciò è stato fatto credere anche dagli 8 anni di propaganda spinta, machista e rambista, tesa a nascondere i veri (de) meriti di Reagan! Ovvero la distruizione del New Deal di Roosvelt e dello stato sociale americano, con l'inizio della notte neo-liberale, quella dell'ultra liberismo spinto in economia, che portò ad un illusorio boom, ma con cui ha regalato  in tutto e per tutto l'odierna crisi globale, e a trasformare gli Stati Uniti nella società più diseguale degli ultimi 50 anni, con gente spaventosamente ricca da una parte, e dall'altra una devastante povertà diffusissima, ma disprezzatissima e fortemente emarginata dalla propaganda reaganiana! Per non parlare della criminale politica  nel Centro-America degli anni 80, con un delirio anti-comunista che ha portato morte, povertà e distruzione in Honduras, El Salvador e Nicaragua, ferite che in questi paesi devono ancora oggi marginarsi! Inoltre, la discendenza diretta del Reganismo, ovvero il delirio NeoCon di Bush Jr (il padre fu il suo vice-presidente) e gli otto anni di delirio bigotto dell'America più profonda, con due inutili guerre e innumerevoli morti sulla coscenza! Ma ci sono anche cose che rimangano, e che si è portato anche nella tomba, per esempio, nonostante tutto quello che ha fatto, è morto con ancora Fidel Castro al potere a Cuba, e penso che, nonostante fosse cotto dall'Alzaimher (che pare l'avesse già colpito durante la presidenza, come ha dichiarato recentemente un figlio), questo gli sia rimasto nel gargarozzo! In questi giorni, i suoi vecchi e giovani fans fanno a gara per averne la (fetida) eredità, ma, fortunatamente, per ora nessuno ne ha la forza e il carisma per raccoglierla, e cercare di fare ancora qualche danno... almeno sperosia così! Lascio un interessante articolo di Luca Celada, dal suo blog che tiene sul Manifesto. Giornalista di stanza in  USA, inviato Rai ormai sparito dai telegiornali (te credo, con quello che scrive!), anche lui riporta un ritrattino edificante di Ronald...

da www.ilmanifesto.it

IL MANIFESTO BLOG
storie dell'Occidente Estremo a cura di Luca Celada

 
 
Hail Reagan

Viene celebrato oggi con prevedibile iperbole, il centenario della nascita di Ronald Reagan, quarantesimo presidente, padre dell adestra moderna, santo patrono dei neoconservatori. Professare fedelta’ al reagnismo e’ oggi praticamente un prerequisito di ogni politico conservatore e il pellegrinaggio di ogni candidato repubblicano al copsetto di Nancy Reagan due anni fa ha ben dato il senso compiuto della beatificazione dell’ex attore imitatore di cowboy in padre fondatore dell’ideologia che oggi produce il tea party e contigui estremismi populisti. Questo fine settimana ha visto il prevedibile consesso di suoi seguaci – da Cheney a Gingrich – nei luoghi sacri del reaganismo: la Reagan library sulle colline fuori Los Angeles e il suo ranch vicino Santa Barbara. Ben visibie in prima fila, Sarah Palin anche lei  venuta alla sorgente  dei superpoteri neocon, ad ammantarsi della dottrina originale diventata odierno mantra anti-obamiano: il dogma del governo minimo e del sanamento del bilancio tramite tagli alla spesa pubblica. Un vangelo che non tiene conto del pragmatismo economico dello stesso Reagan che dopo aver effettivamente abbassato  le tasse nel 1981 fini per imporne di nuove per $130 miliardi; quisquilie per un destra che sul mito del virtuoso minimo governo e quello della liberal elite di Washington sta costruendo  l’imminente campagna per riprendere la casa bianca. Cosi’ di Reagan, subito santo, non si ricorda il patto con l’intergralismo cristiano, assurto quasi a governo ombra della sua amministrazione, la politica di colpevolizzazione dei poveri, la perniciosa dottrina trickle down per giustificare il welfare a potenti e corporation. Assenti dalle agiografie del presidente acclamato dai suoi come trionfatore della guerra fredda, anche il nefasto intervento accanto alla destra omicida in CentroAmerica, le mine ai porti nicaraguensi, l’affaire iran-contra; i suoi supporter sono apparentemente soddisfatti dei tranci di muro di Berlino aerotrasportati nel giardino della sua Library californiana ed esposti come trofei della vittoria come spiegava lui stesso con la fine analisi politico che lo contraddistingueva, contro le forze del male. Dietro l’euforia reaganista c’e’ pero’ un incontestabile dato di fatto: l’assenza nei ranghi repubblicani di una figura che gli si avvicini per carisma populista

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permalink | inviato da Mauro1977 il 7/2/2011 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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