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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Continente confuso...
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 8 novembre 2011


Rispetto al Sud, il Centro-America vive elezioni e presidenti molto variegati e ambigui, se non criminali allo stato puro! E' di ieri la notizia, cui è stato dato molto risalto, dell'elezione a Presidente del Guatemala (uno degli stati più sfigati d'America!) dell'ex Generale Otto Pérez Molina, genocida e criminale conclamato, ai tempi delle terribili dittature militari degli anni 70-80, che portarono ad una vera pulizia etnica nel paese, con un sterminio di dimensioni devastanti di indigeni guatemalechi! Per la serie: "Andiamo avanti così, facciamoci del male!" Perciò il Guatemala, da un pallido presidente socialdemocratico come Alvaro Colom Caballeros, passa ad una destra populista dura e pura, probabilmente favorita dall'alto tasso di criminalità nel paese... Con il curriculum di Molina, però, non credo che la violenza calerà... tutt'altro! Altra (ri)elezione avvenuta in questi giorni, di cui si è parlato meno nei grandi giornali italiani (forse per il personaggio coinvolto), è la riconferma di Daniel Ortega alla guida del Nicaragua, altro paese poco fortunanto, storicamente. Qui il discorso è più complesso, perchè Ortega è personaggio parecchio discutibile, con molte luci (la Rivoluzione Sandinista del 1979, e il suo primo governo marxista), ma anche parecchie ombre, in particolare nell'ultima parte degli anni 80, quando stava concludendo la sua prima presidenza, ombre confermate anche in questi anni, dopo il suo secondo mandato del 2006, quando fu rieletto ascrivendosi a quei presidenti progressisti emersi negli ultimi anni in America Latina, visto lo stretto rapporto con Chàvez, Lula & C. Sicuramente, per il Nicaragua degli anni 2000, Ortega era il male minore, visto che il paese è uno dei pochi cresciuti economicamente nella regione centrale, grazie anche i programmi sociali portati avanti, in ricordo dei memorabili anni sandinisti, stroncati dalla ferocia dei Contras (di cui un vecchio appartenente, era proprio lo sfidante di domenca di Ortega), gruppi paramilitari finanziati dagli USA in ottica contro-rivoluzionaria. Ma comunque Ortega in questi 5 anni si è posto su posizioni ambigue, legandosi a doppio filo con la medievale Chiesa locale, facendo pochissimo contro la corruzione presente nel paese, come a fine del suo primo mandato, mantenendo ottimi rapporti con FMI e Banca Mondiale, ma allo stesso tempo godendo dei finanziamenti petroliferi venezuelani di Chàvez, presidente visto come il fumo negli occhi dagli organismi sopra citati! Inoltre, suscita parecchie polemiche il fatto che sia stato eletto per la terza volta, eventualità non prevista dalla Costituzione nicaraguense, ma aiutato da una compiacente sentenza dell'Alta Corte, e non magari attraverso un referendum popolare costituzionale come lo stesso Chàvez o come voleva fare il vicino honduregno Zelaya, prima di essere destituito da un colpo di stato (già dimenticato, purtroppo, ma questo è un altro discorso). Insomma, Ortega non suscita particolari simpatie rispetto ad altri suoi colleghi, è sempre meglio del suddetto guatemaleco Molina, ma mi auguro che tra cinque anni il Nicaragua trovi qualcosa di meglio in alternativa a Daniel, non magari il solito fascistucolo ottugenario iperliberista! Vi lascio un articolo del sempre ottimo Maurizio Matteuzzi, uscito domencia sul Manifesto, quindi prima della sua ri-elezione, in cui spiega bene l'evoluzione dell'ormai ex rivoluzionario... Buona lettura!

da www.ilmanifesto.it

C'era una volta il Fronte sandinista Adesso c'è solo Daniel Ortega
 
Maurizio Matteuzzi
 
Favorito per la rielezione nel voto di oggi Dalle speranze del '79 al paese di oggi: mix astuto di «socialismo, cristianesimo e solidarietà»
C'era una volta. C'era una volta il Nicaragua sandinista. Che non è quello in cui nelle elezioni presidenziali di oggi, con ogni probabilità e stando ai sondaggi, vincerà di nuovo Daniel Ortega, il presidente uscente e il più popolare dei sandinisti di allora.
Quel Nicaragua era nato dopo che la guerra di liberazione costrinse alla fuga precipitosa Anastasio Somoza, l'ultimo della dinastia dei famosi «figli di puttana» (ma «nostri figli di puttana», come recita la celebre frase attribuita al presidente Usa Franklin D. Roosevelt) che per oltre 40 anni aveva fatto il bello e il cattivo tempo; era nato dopo la trionfale entrata a Managua del Fsln nel luglio del '79. Il Nicaragua sandinista sembrava destinato a diventare «la seconda Cuba». Sembrava anche che il virus della rivoluzione, o almeno della liberazione, potesse espandersi in altri paesi della desolata America centrale e fra le isolette dei Caraibi: nel Salvador del Fmln, nel Guatemala della Urng, fino al Panama del «generale della dignità» Omar Torrijos, perfino nell'isoletta di Granada dove il giovane Maurice Bishop aveva preso il potere in quello stesso '79. A Managua si respirava un aria ebtusiasmante fra il rosso-nero delle bandiere del Fronte e il vero-olivo delle divise dei guerriglieri. I giovani comandanti sandinisti divennero estremamente popolari fra la sinistra internazionale e i giovani «sandalisti» - sacco a pelo e sandali - sbarcavano a frotte all'aeroporto intitolato a Sandino. Tutti sapevano tutto sulle tre correnti del Fronte - la Guerra popular prolongada del marxista ortodosso Tomas Borge, i Proletarios del trotzkista Jaime Wheelock, i Terceristas di Daniel Ortega -, Gabriel Garcia Marquez aveva scritto un memorabile articolo su Eden Pastora, il Comandante Zero, che aveva attaccato il parlamento somozista con dentro tutti i deputati. Ma durò poco. Carter perse la rielezione e alla Casa bianca arrivò Ronald Reagan. E con lui la sua «rivoluzione conservatrice», la «guerra sporca» affidata ai «contras» per stroncare il Nicaragua sandinista (e il Salvador e il Guatemala e Panama e Granada...) e fermare il virus.
Ortega vinse facile le prime elezioni presidenziali dell'84 ma poi perse a sorpresa quelle del '90, che Fidel Castro gli aveva sconsigliato di tenere nel mezzo di una micidiale guerra civile, con un' inflazione del 30000 per cento e sotto l'attacco Usa. Vinse la signora Violeta Barrios de Chamorro e Ortega rispettò il risultato.
Da allora Ortega si è ripresentato a ogni tornata elettorale e finalmente, nel 2006, è riuscito a tornare alla presidenza. Ma il Nicaragua - e non poteva essere diversamente - non è più quello «originario». Il mondo è cambiato. Il Fronte sandinista è sempre lì, frantumato in mille pezzi ma cementato dal potere, però è un'altra cosa.
Stando alla costituzione, Ortega oggi non si potrebbe ricandidare - consentendo solo due mandati non consecutivi -, ma grazie a una sentenza compiacente della Corte suprema nel 2009, è di nuovo lì. I sondaggi lo danno sul 50%. L'opposizione «liberale» è divisa e il suo concorrente più vicino, Fabio Gadea, un ex contra quasi ottantenne, è sul 30%.
Ortega, in connubio con la moglie Rosario Murillo, ex-femminista molto discussa e ministro delle comunicazioni, è stato abile: è riuscito a dividere l'opposizione, a stabilizzare l'economia (quella più cresciuta in Centro America nel 2010), ad avviare una serie di programmi sociali che gli garantiscono l'appoggio degli strati più poveri, a guadagnarsi il sostegno degli imprenditori, a superare l'antica ostilità della potente chiesa cattolica (il suo grande nemico di un tempo, il cardinale Obando y Bravo, oggi in pensione, è diventato un amico), ad avere le lodi dell'Fmi e della Banca mondiale che indicano il «suo» Nicaragua come un modello di riforme «market-friendly» e un posto sicuro per gli investimenti, a mettere a frutto (non solo a suo profitto personale...) l'alleanza con il generoso venezuelano Hugo Chavez. Come recita il suo slogan - «socialismo, cristianesimo, solidarietà» - è riuscito a mettere insieme tutto e il contrario di tutto. E' così che il Nicaragua è il paese «socialista» in cui, dal 2006, è probito ogni tipo di aborto, anche quello terapeutico che vigeva dal 1837, e Rosario Murillo ha potuto celebrare «il miracolo, il segno di Dio» della nascita di una bambina figlia di una ... bambina di 12 anni, un'indigena miskito vittima di uno stupro.

Nella foto: Daniel Ortega

Dalla padella... alla brace!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 8 novembre 2011


Tra un paio di settimane, la Spagna andrà alle elezioni anticipate... Si conclude in maniera ingloriosa, ma almeno si conclude a differenza che da noi, l'esperienza Zapatero, che tante speranze aveva regalato alla sinistra europea, ma che, soprattutto nel secondo mandato da premier, è naufragata in una situazione economica disastrosa! Ci sono molte analogie con la nostra attuale situazione, la differenza è che almeno Zapatero ha avuto il coraggio di gettare la spugna, indire le elezioni anticipate, e ridare un pò di fiato ad un paese in forte difficoltà... Sommato al fatto che, come il suo predecessore popolare Aznar, a neanche 50 anni pone fine alla sua carriera politica! Da noi ci sono settantacinquenni, di cui non faccio il nome, che non mollano l'osso neanche a morire! Il caso Zapatero l'ho già affrontato altre volte, e mi sono fatto un'idea chiara di dov'è il problema... e non è la spiegazione bieca e faziosa che può fare qualsiasi giornalistucolo al soldo del Caimano, ovvero che, essendo di sinistra, Zapatero non poteva che fallire! Zapatero ha fallito, perchè PALLIDAMENTE di sinistra!  Come già detto e ripetuto, in Italia troviamo troppo facilmente degli eroi (mentre schifiamo altri personaggi ben più importanti per la sinistra, solo perchè c'è lo dice l'Economist!), e Zapatero è un caso di giudizio precipitoso... è vero, sui diritti civili e la contrapposizione netta che ha avuto con la potente Chiesa spagnola, l'ho stimato moltissimo, anche l'attivismo del suo ministro degli esteri, che senza pregiudizi, ha trattato con il governo cubano in modo chiaro sulla questione della liberazione dei prigionieri politici, è stato ammirevole... Ma è sull'economia, la prova del nove dei governi di centro-sinistra europei, dove ha toppato ed è stato, giustamente, punito! Perchè non si è discostato per nulla da un qualsiasi governo di centro-destra, inseguendo gli stessi dogmi e ricette, insomma seguendo lo sciagurato esempio del "Blairismo", tumore maligno e distruttivo della sinistra del vecchio continente! E quindi, hai voglia di ritirarti dall'Iraq, come fece appena eletto mandando a quel paese Bush, se poi il tuo credo economico è sempre un liberismo sfrenato, che avvantaggia come sempre le solite schifosissime multinazionali iberiche, e che ha portato alla nascita del fenomeno mondiale del 2011, quello degli Indignados, di cui ho già parlato molto, visto il mio contatto diretto con la realtà spagnola nella primavera scorsa... Ora la colpa più grave di Zapatero è che riconsegnerà il paese in mano al Partito Popolare di Mariano Rajoy, che ha ben poco di "Popolare"! La destra spagnola è di gran lunga peggiore della nostra (ci riesce, sembra strano, ma è così), in quanto parecchio reazionaria, ultra-clericale e infiltrata dall'Opus Dei, oltre che ancora piena di sacche post-franchiste inquietanti... e che porterà avanti un programma ancor più neo-liberista e ortodosso di quello di Zapatero, insomma un pò come se ad un malato affetto da un tumore al fegato, per curarlo, gli inoculassimo volontariamente un tumore al pancreas! Restano solo alcune incognite sul trionfo del PP, e sono quelle relative alla maggioranza che otterrà in parlamento, se sarà assoluta o relativa, cosa che potrebbe essere essenziale per l'attuazione del suo programma ultraliberista... ed in questo rientra il discorso Indignados e partiti alla sinistra del PSOE, quanto l'astensione al voto influirà sul risultato, e quanto raccoglieranno in termini di voto e parlamentari i partiti della sinistra radicale e indipendentista (Catalogna e Paesi Baschi)... vedremo, ma non c'è niente di buono, nel futuro della Spagna! 

da www.ilmanifesto.it

Nei sondaggi popolari in testa.
Il programma è ultraliberista

 

Jacopo Rosatelli
07.11.2011

 
A due settimane dal voto, sondaggi impietosi: la distanza fra il Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. La formazione di Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza.


Jacopo Rosatelli - 07.11.2011

A due settimane dal voto, i sondaggi sono impietosi: la distanza fra il conservatore Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. Secondo il Cis, il più importante istituto spagnolo d'indagini d'opinione, la formazione guidata da Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza assoluta: 195 seggi in un Parlamento di 350. Una performance seconda solo alla storica vittoria di Felipe González nel 1982, quando il Psoe raggiunse quota 202 deputati: un risultato che segnò un cambio d'epoca. Lo stesso potrebbe avvenire il 20 novembre, se le inchieste sulle intenzioni di voto saranno confermate dallo spoglio delle schede.
I vincitori in pectore, infatti, annunciano nel loro programma ambiziose intenzioni «riformiste», inequivocabili malgrado le formulazioni spesso ambigue. Tagli alle tasse per imprese e rendite da capitale, «per favorire risparmi e investimenti». «Razionalizzazione» della spesa pubblica e liberalizzazioni «per generare occupazione e crescita», e «una riforma integrale del mercato del lavoro», naturalmente all'insegna della flessibilità, grazie alla quale la contrattazione d'impresa prevalga su quella di settore. In ambito educativo, i popolari promuovono l'aumento della «libertà di scelta per le famiglie», che tradotto significa più soldi alle scuole non statali; le politiche di welfare saranno all'insegna del risparmio e del «protagonismo della società», leggasi ticket sanitari negli ospedali pubblici e spazio alle cliniche private. Il silenzio sul matrimonio omosessuale, l'annuncio di una modifica del «modello della legge sull'aborto per favorire il diritto alla vita» e l'introduzione dell'ergastolo completano il quadro del cambiamento che si profila all'orizzonte. 
Va riconosciuto che i popolari hanno gioco facile: il peggioramento dell'economia spagnola è indiscutibile e una disoccupazione al 20% non ammette scuse. Il Governo socialista in carica è presentato come l'unico responsabile della crisi, e il messaggio viene indubbiamente recepito da ampie fasce della popolazione. La missione impossibile del candidato premier del Psoe, Alfredo Pérez Rubalcaba, consiste nel convincere ceti popolari e medi che solo un esecutivo da lui presieduto garantirebbe il mantenimento dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori, mentre «l'uscita dalla crisi» che propone Rajoy lascerebbe sul campo morti e feriti. Ma l'eredità avvelenata dell'ultimo anno di Zapatero, di cui Rubalcaba è stato vice fino a pochi mesi fa, è un condizionamento troppo pesante. Se vincere risulta davvero al di là di ogni immaginazione, il vero obiettivo dei socialisti è impedire la maggioranza assoluta del Pp: una situazione che costringerebbe i conservatori a cercare difficili accordi in Parlamento per realizzare le loro «riforme». Tutto dipenderà dalla tenuta del Psoe nelle roccaforti della Catalogna e, soprattutto, dell'Andalusia: non a caso si è tenuto ieri proprio a Siviglia il primo grande meeting della campagna elettorale socialista, alla presenza dei due veterani González e Alfonso Guerra, ancora molto amati dalla base andalusa.
Della retrocessione del Psoe approfitterà almeno in parte Izquierda Unida, a caccia di consensi fra i molti delusi di sinistra. Secondo i sondaggi, la federazione che dirige il comunista Cayo Lara avanzerà significativamente rispetto al 2008, ma senza sfondare, restando al di sotto del 6,5%. Un buon risultato dovrebbe ottenerlo anche la piccola formazione laica e centrista Unión Progreso y Democracia: comparsa sulla scena in occasione delle precedenti elezioni, si consoliderebbe definitivamente come una stabile opzione in più del sistema politico spagnolo. Lotterà all'ultima scheda il neonato partito verde Equo, guidato dall'ex leader di Greenpeace, Juantxo López de Uralde, che aspira ad entrare in Parlamento spinto soprattutto dal voto giovanile e indignado della capitale. Di grande interesse è anche la sfida che si giocherà fra le due famiglie del nazionalismo nei Paesi baschi: l'annuncio della «fine dell'attività armata» da parte dell'Eta fa soffiare il vento nelle vele della sinistra indipendentista, che, per la prima volta nella storia democratica, potrebbe ricevere più voti del Pnv, il partito nazionalista di centro-destra.

Povero Zappy... potevi essere ricordato come un Maradona della sinistra europea... dovrai accontentarti di essere stato invece un Recoba: qualche colpo ad effetto, in un mare di mediocrità!

Timidi segnali... ma scarsi!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 4 novembre 2011


Forse, dopo una quarantina d'anni dalla sua invenzione, la "Tobin Tax" potrebbe essere finalmente una realtà chiara nel panorama della finanza internazionale. Questa tassa che va a colpire le transazioni finanziarie (perciò pure gli speculatori) era stata sempre osteggiata dal mondo politico schiavo del libero mercato: puzzava troppo di socialismo! Mentre, a mio parere, puzza molto di buon senso, in particolare in questo momento difficile, con un "Capitalismo in fase senile", come diceva ieri sera De Magistris a "ServizioPubblico". Ora che anche Sarkozy, oltre che Obama, aprono a questa nuova idea, ed è forse l'unico aspetto positivo del G20 in corso a Cannes. Di negativo, e molto, c'è che l'Italia è sotto la lente del Fondo Monetario Internazionale, e sapendo di che razza di aguzzini e usurai stiamo parlando, direi che c'è da stare poco allegri! Altro aspetto negativo, è la rinuncia al referendum greco da parte del povero Papandreu che, non avendo a disposizione i fondi e un Verdini pronto a tutto, vista la sua risicatissima maggioranza di governo, ha dovuto alzare bandiera bianca, chiedendo un governo transitorio per la Grecia. Probabilmente la mossa di Papandreu era solamente un'astuzia per cercare di riavere un pò di consenso all'interno, e dare un calcetto nelle palle a Francia e Germania... Però l'idea, se si fosse realizzata, era più che legittima e sensata! E' vero, la Grecia ha una situazione disastrosa, causata da governi ignobili come quello precedente a quello attuale, ma è sempre il solito discorso: non possiamo mettere in ginocchio un  paese, soprattutto le sue fasce più deboli, per volere di organismi sovranazionali come UE, FMI e Banca Mondiale, governi stranieri sputtanatissimi (non al livello del nostro, ma Merkel e Sarkozy hanno poco da ridere, visti gli indici di gradimento!), imponendogli ricette economiche criminali, sacrifici sanguinari e quant'altro! Imporli, e fottersene della gente! Siamo nella merda, è vero, ma le idee messe in campo continuano ad essere le solite, le stesse identiche che ci hanno portato, appunto, nella merda. Se G7, G8, G20 e G sti cazzi non capiranno questo, la catastrofe finale sarà inevitabile, e a quel punto nascerà un nuovo ordine mondiale, con parecchie incognite per noi ex-ricchi! Anche se, la mia speranza è che potrebbe essere qualcosa di meglio dell'attuale mondo senza alcuna giustizia sociale e redistribuzione.... Vi lascio un commento sul referendum greco da parte di Rossana Rossanda, apparso sul Manifesto... buona lettura!

da www.ilmanifesto.it

COMMENTO
04/11/2011
 

Rossana Rossanda

Perché non sciogliere il popolo?

 
Credevo che ci fosse un limite a tutto. Quando Papandreou ha proposto di sottoporre a referendum del popolo greco il «piano» di austerità che l'Europa gli impone (tagli a stipendi e salari e servizi pubblici nonché privatizzazione a tutto spiano) si poteva prevedere qualche impazienza da parte di Sarkozy e Merkel, che avevano trattato in camera caritatis il dimezzamento del debito greco con le banche. Essi sapevano bene che le dette banche ci avevano speculato allegramente sopra, gonfiandolo, come sapevano che Papandreou aveva chiesto al Parlamento la facoltà di negoziare, e che una volta dato il suo personale assenso, doveva passare per il suo governo e il parlamento (dove aveva tre voti di maggioranza). Ed era un diritto, moralmente anzi un dovere, chiedere al suo popolo un assenso per il conto immenso che veniva chiamato a pagare. Era un passaggio democratico elementare. No?
No. Francia e Germania sono andate su tutte le furie. Come si permetteva Papandreou di sottoporre il nostro piano ai cittadini che lo hanno eletto? È un tradimento. E non ci aveva detto niente! Papandreou per un po' si è difeso, sì che glielo ho detto, o forse lo considerava ovvio, forse pensava che fare esprimere il paese su un suo proprio pesantissimo impegno fosse perfino rassicurante. Sì o no, i greci avrebbero deciso tra due mesi, nei quali sarebbero stati informati dei costi e delle conseguenze. Ma evidentemente la cancelliera tedesca e il presidente francese, cui l'Europa s'è consegnata, avrebbero preferito che prendesse tutto il potere dichiarando lo stato d'emergenza, invece che far parlare il paese: i popoli sono bestie; non sanno qual è il loro vero bene, se la Grecia va male è colpa sua, soltanto un suo abitante su sette pagava le tasse (e non era un armatore), non c'è parere da chiedergli, non rompano le palle, paghino. Quanto ai manifestanti, si mandi la polizia.
E per completare il fuoco di sbarramento hanno aggiunto: intanto noi non sganciamo un euro. Erano già caduti dalle nuvole scoprendo nel cuor dell'estate che la Grecia si era indebitata oltre il 120 del Pil. E non solo, aveva da ben cinque anni una «crescita negativa» (squisito eufemismo). Né i governi, né la commissione, né l'immensa burocrazia di Bruxelles se n'erano accorti, o se sì avevano taciuto; idem le banche, troppo intente a specularci sopra. Perché no? I singoli stati europei hanno dato loro ogni libertà di movimento, le hanno incoraggiate a diventare spregiudicatissime banche d'affari, e quando ne fanno proprio una grossa, invece di mandar loro i carabinieri, corrono a salvarle «per non pregiudicare ulteriormente l'economia».
In breve, la pressione è stata tale che Papandreou ha ritirato il referendum. La democrazia - in nome della quale bombardiamo dovunque ce lo chiedano - non conta là dove si tratta di soldi. Sui soldi si decide da soli, fra i più forti, e in separata sede. Davanti ai soldi la democrazia è un optional.
Nessun paese d'Europa ha gridato allo scandalo. Né la stampa, gioiello della democrazia. Non ho visto nessuna indignazione. Prendiamone atto.


Brucia la Grecia... e continuerà a bruciare per un pezzo!

P.S.: non per essere profeta di sventura, ma circa un annetto fa pubblicavo questo post: http://disinformazia.ilcannocchiale.it/2010/12/16/che_botte_meritate.html, in cui parlavo delle botte prese da un ex ministro greco riconosciuto ad una delle tante manifestazioni di protesta... mi soffermavo anche sul fatto che la Grecia era appena entrata nell'orbita del Fondo Monetario, prevedendo grossi guai per gli ellenici... dopo un anno, vista la situazione, direi che non mi ero sbagliato più tanto... peccato invece che chi sbagliò, e di grosso, non l'ammetterà mai e non chiederà nemmeno scusa, anzi... continuerà imperterrito a distruggere il mondo!

 

Sogni mostruosamente proibiti di una nuova sinistra!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 25 ottobre 2011


Ogni volta che penso al centro-sinistra italiano, un ammosciamento fisico mi prende, e capisco che le pochissime speranze che ho di vedere qualcosa di diverso anche nel nostro disgraziato paese, diminuiscono ogni giorno che passa... Pensando ai vari dirigenti, che da 20 anni ci ammorbano con le loro cazzate e le loro sconfitte (su tutti, Veltroni e D'Alema), il suicidio è dietro l'angolo... Non migliora la mia depressione quando vedo cosa succede in altri paesi... Per esempio l'Argentina, delle cui elezioni presidenziali stravinte da Cristina Fernandez, ho parlato anche ieri... Perchè gli ultimi due presidenti di questo grande e stupendo paese, Cristina, appunto, e il defunto marito Nestor Kirchner, tra tante difficoltà e anche qualche errore fisiologico, l'hanno cambiato profondamente, e, a mio parere, in meglio, senza nemmeno essere così tanto di sinistra! Che siano loro i "Riformisti", con cui ci ammorbano  ciclicamente in questo paese, politici e giornalisti vicini al PD?!?!?!? Perchè queste due persone, in neanche 10 anni, hanno:

1) rinunciato a quasi tutte le politiche neoliberiste che erano state imposte all'Argentina negli anni 90;

2) praticamente cacciato FMI e Banca Mondiale dal paese;

3) messo in cantiere una legge epocale sui media (che, vicini alla destra reazionaria, hanno sempre osteggiato vergognosamente Fernandez e Kirchner), che regolamenta i monopoli informativi, per arrivare ad una VERA pluralità di mezzi (Vi ricorda qualcosa? Per caso magari "Legge sul conflitto di interessi?);

4) ri-pubblicizzato settori strategici dell'economia argentina, fatto programmi sociali importantissimi, soprattutto nell'istruzione, che paragonata  all'epocale "Riforma Gelmini", ci fanno sembrare la scoreggia che siamo!

5) riportato i giovani alla politica dopo anni di disinteresse (anche questo, non vi ricorda niente?), e, oltre che tutti i ceti più bassi, avere conquistato pure la classe media del paese, quelli che, di solito, da noi votano "per paura"!

Insomma, niente male, eh? Mi fermo qui, vi posto un articolo interessante del Manifesto che analizza meglio il successo di domenica della Fernandez, dove vengono evidenziati anche i problemi e le negatività, ma si sa, nessuno è perfetto! Per esempio, sui numeri dell'inflazione (che è sempre alta), i Kirchner sono sempre stati ondivaghi... Ma se la nostra sinistra si limitasse anche solo ad alcuni dei punti che ho elencato, penso che sarebbe già un muoversi, una volta tanto, verso la direzione giusta!

Ah, dimenticavo... l'Argentina è uno dei pochi paesi che, negli ultimi anni di crisi economico/finanziaria, è più cresciuto al mondo a livello economico... senza lettere della BCE... sempre "pour parler", eh! 

da www.ilmanifesto.it

Cristina Kirchner, un trionfo perfino eccessivo

La Piazza di Maggio, cuore della vita politica argentina, si è di nuovo riempita nella notte di domenica e fino all'alba di ieri. Cristina Fernández de Kirchner stava celebrando la maggior vittoria in un'elezione presidenziale dal ritorno della democrazia nell'83, con il 54% dei voti, che la catapultava a un secondo mandato per i prossimi 4 anni.
Più ancora che la conferma del kirchnerismo, sorto nel 2003 con la vittoria di Néstor Kirchner, il voto di domenica ha fatto emergere in Argentina il «cristinismo». La morte e resurrezione politica della presidenta sembra avviare una nuova fase. A 37 punti di distanza, 17%, si ritrova il secondo arrivato, il governatore della provincia di Santa Fe Hermes Binner (socialista di centro-sinistra) e ancora più indietro, 11%, Ricardo Alfonsín, centrista della Unión civica radical, figlio dell'ex-presidente Raúl ('83-'89). Spazzati via dalla scena politica due protagonisti degli ultimi decenni: Eduardo Duhalde (peronista di destra), 6%, e Elisa Carrió (una mistica di destra),1.8%.
Una delle chiavi che danno il senso a questo fenomeno è che la Piazza di Maggio scoppiava l'altra notte di giovani e di ragazzi, un settore sociale che fino a pochi anni fa guardava alla politica con sospetto e disprezzo, che ora levava bandiere con su scritto «Cris-pasión» e ha fatto la sua clamorosa apparizione quando morì improvvisamente Néstor Kirchner il 27 ottobre dell'anno scorso. Allora centinaia di migliaia di muchachos si riversarono nelle strade per lo sconcerto degli anti-kirchneristi e anti-peronisti che mai si sarebbero aspettati una cosa simile.
La presidente peronista di centro-sinistra con il voto di domenica ha ripreso anche il controllo assoluto del parlamento. Secondo le proiezioni, alla Camera, dove era in netta minoranza e si rinnovava la metà dei deputati, il kirchnerismo doc tocca i 117 seggi, 135 con gli alleati, sopra la maggioranza assoluta (129). Al senato, rinnovato per un terzo, il Frente para la victoria di Cristina insieme agli alleati arriva a 38 seggi sul totale di 72.
Un altro dato fondamentale nella vittoria di domenica è il sostegno compatto dei ceti più bassi. Per quanto tradizionalmente peronista, il voto dei poveri si è riversato su Cristina in misura ancor più massiccia delle altre volte e ha toccato percentuali pazzesche nella Gran Buenos Aires e nelle province del nord (le più povere). Sono gli effetti combinati di una crescita economica complessiva che ha dato lavoro a settori emarginati dalla vita sociale e di programmi d'intervento come l'assegnazione di 47 euro mensili per figlio a tutti e la fornitura di computer gratis per gli studenti delle scuole secondarie pubbliche.
Non solo. La comunità artistica e intellettuali prestigiosi hanno avuto un ruolo essenziale nella sopravvivenza politica di Cristina e Néstor Kirchner nel 2008 e 2009, gli anni più duri dello scontro con gli agrari e della guerra senza quartiere mossa dai grandi media (il Clarín arrivò a prevedere che Cristina non sarebbe arrivata a concludere il mandato). Allora un fronte di attori famosi, cantanti, pittori e docenti universitari scese in campo in difesa delle politiche del governo.
Ma questa volta la presidenta ha sfondato anche nella classe media. Come provato dalla vittoria perfino nella città di Buenos Aires, sempre difficile per il peronismo, a Santa Fe e Córdoba.
Ora però il «cristinismo» si ritrova di fronte a molte e non facili sfide. Nel campo dei servizi pubblici, i Kirchner hanno rinazionalizzato qualche impresa (acqua, poste, linee aeree) e hanno messo in piedi un colossale sistema di sussidi a imprese private (elettricità, gas, trasporti) su cui i controlli sono scarsi. Sussidi che distorcono l'economia e che risultano vantaggiosi non solo per i bassi redditi ma anche per chi potrebbe pagare di più. Per quanto a Buenos Aires comprare abbigliamento può costare quanto a New York, un biglietto del metrò costa 0.19 centesimi di euro, la luce per una famiglia di classe media può non costare più di 10 euro a bimestre...
Sul piano economico ma anche simbolico uno dei momenti-chiave sarà quando la giustizia decreterà l'applicazione della legge anti-monopolio sui media, bloccata dai ricorsi di Clarín: la vendita obbligata di quell'immenso conglomerato che conta più di 200 canali via cavo e giornali nel paese promette si essere traumatico.

Sebastián Lacunza


 

Vai, Cristina!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 24 ottobre 2011




Cristina Fernandez de Kirchner ha stravinto le elezioni presidenziali argentine, sbaragliando i suoi avversari al primo turno con oltre trenta punti di vantaggio... Continua così l'onda progressista dell'America Latina! La Fernandez, così come il marito Nestor Kirchner (purtroppo morto lo scorso anno), non la si può propriamente definire una personalità di sinistra dura e pura, visto le ascendenza peroniste... Ma ha avuto il merito, insieme al marito, di rimettere in piedi un paese economicamente distrutto dalle presidenze neo-liberali e fondomonetariste degli anni 90, che avevano portato l'Argentina, nel 2001, ha dichiarare fallimento! E' questa rinascita prende il via quando Don Nestor mandò al diavolo l'FMI e le loro ricette economiche criminali, cosa che dovrebbero fare al più presto anche i paesi europei in crisi, noi compresi! Inoltre, non posso che essere contento che il trionfo di Cristina vada di traverso alla schifosissima destra reazionaria argentina, rappresentata in particolare dal gruppo editoriale del "Clarin", che ha portato avanti in questi anni una vera e propria diffamazione sistematica dei Kirchner! Destra dai tratti eversivi, ancora legata a doppio filo con gli anni tragici della dittatura militare e dei desaparecidos, che vorrebbe rimettere mano al potere per riprendere il saccheggio del paese! Insomma una bella notizia, e sapendo quanto risulti indigesta anche a nord dell'America questa rielezione, non posso che essere pienamente soddisfatto!    

Prestigio Internazionale!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 24 ottobre 2011




Berlusconi? UAHAHAHAHAHAHAH!

Era meglio se mandava Lavitola, sicuramente ha più credibilità a livello internazionale...

P.S.: c'hanno poco da ridere tutti e due, aldilà che ridessero del pagliaccio d'Arcore... sono nella merda fino al collo pure loro: la Merkel ha perso 48 elezioni amministrative consecutive, Sarkò si appresta invece a lasciare l'Eliseo a calci in culo... giustamente e finalmente!

Finita... bene o male?
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 21 ottobre 2011


Dunque il Rais è morto, abbasso il Rais! Non ci mancherà Gheddafi, la sua tenda beduina, i suoi cavalli berberi, le sue "Amazzoni", i suoi figli (calciatori e non), il suo look tardo-Jackson, le sue patetiche lezioni di Corano ad hostess pagate per assistere, le sue minacce, insomma le sue bizzarrie! Non ci mancherà nemmeno le sue crudeltà, in particolare quelle perpretate a danno dei migranti che tentavano la traversata per la tanto agognata Europa, passando per la Libia... le sue prigioni dove li sbatteva, e il suo bel vizio di rispedirli, a piedi e senza viveri, nel deserto verso casa, uccidendoli tutti! Pratica che, tra l'altro, noi gli avevamo appaltato con soddisfazione! Ecco cosa non mi soddisfa nell'epilogo del regime libico, il fatto che Gheddafi (la di cui morte non mi addolora per nulla, intendiamoci...) non verrà processato, perchè credo che ci sarebbe stato da ridere, e molto, se avesse iniziato a parlare delle complicità che ha trovato nel grande occidente civilizzato, quello che disprezza i dittatori di ogni risma! Ma con cui riusciamo a concludere anche dei grandi affaroni, salvo poi voltargli le spalle quando cambia l'aria, dimenticare tutto, e bombardare il suo paese! Perchè comunque anche questa guerra di Libia è stata criminale e sanguinaria, fatta solo per biechi interessi sul petrolio, e non sicuramente per fare un favore ai libici, a cui abbiamo regalato altra violenza, come se non avessero già avuta abbastanza! Noi Italians, come al solito e come già ampiamente scritto su queste pagine, ci siamo distinti per vigliaccheria, ipocrisia e stronzaggine, visto che appena un minuto prima che scoppiasse la rivoluzione libica, leccavamo e baciavamo copiosamente il culo del Rais, compreso il festante La Russa di ieri, che è riuscito a dire una serie di porcate, cazzate e merdate in serie da far rabbrividire! Ma si sa, il Balilla promosso a Ministro delle Guerra, era ancora troppo eccitato per aver potuto finalmente menare le mani... ma era meglio se avesse regalato una delle sue mitologiche dichiarazioni nel suo stupendo inglese, almeno non avremmo capito e non ci saremmo incazzati! Ora non so cosa aspetterà alla nuova Libia, sicuramente si sono liberati di un grosso peso, ma non sono così sicuro se sarà qualcosa di meglio per loro... sicuramente ho una certezza, che gli si presenta una neo-colonizzazione franco-inglese, visto che il conto ora glielo faranno pagare, essendo intervenuti per primi... così potranno sguazzare nel bel petrolio libico... appunto, LIBICO... Non nostro!



Nella foto: immagini che noi italiani, anche se notoriamente smemorati, dovremmo tenerci ben impresse nella mente, quando sentiamo parlare certi stronzi...
 

Addio, Mummy!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 20 ottobre 2011




Questa è la prima immagine del (presunto, per ora) cadavere di Muammar Gheddafi... bisogna ammettere che è quasi più bello che da vivo!

Ora speriamo che lo seguano, nella stessa sorte, tanti suoi ex-amici oltre Mediterraneo...

Incazzati di tutto il mondo, uniamoci!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 14 ottobre 2011




Era maggio, ero a Madrid(http://disinformazia.ilcannocchiale.it/2011/05/23/5_giorni_da_indignados.html), ero in quella piazza nella foto, mentre stava iniziando la rivolta degli "Indignados"... rimasi subito affascinato ed entusiasta di quel movimento di giovani che si ribellava alla crisi spagnola, al modello economico mondiale, alla dittatura delle banche e del debito... ma allora non pensavo (ma in cuor mio, lo speravo, si!) che questa sana e giusta incazzatura si sarebbe sparsa a macchia d'olio anche oltre i confini spagnoli, fino ad arrivare da noi, in quasi tutta l'Europa, in Israele e fino negli USA, con i fantastici ragazzi di OccupyWallStreet! Ora, domani, ci sarà una manifestazione planetaria, in parecchie capitali si troveranno tantissimi giovani per chiedere che il futuro non ci riservi ancora ingiustizie, speculazioni ma, soprattutto, questo cazzo di modello economico disumano, ormai alla frutta! SONO CON VOI, CI SIAMO TUTTI!
E speriamo che il 15 ottobre 2011 passi alla storia come data, quella dell'inizio di un vero cambiamento! SPERIAMOCI.... CREDIAMOCI!!!!! 

Incazzados!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 3 ottobre 2011


Nella foto le immagini degli arresti (sommari e immotivati, vista l'ambiguità della polizia) di ieri a New York, durante la protesta sul ponte di Brooklyn (autorizzata o no? Ah, saperlo!) da parte dei giovani americani contro Wall Street e banche, causa principale della crisi del paese e del mondo... La cosa si fa seria: se si apre una breccia importante nel paese simbolo del capitalismo più selvaggio e del neoliberismo come dogma, vuol dire che forse siamo davvero alla vigilia di una svolta epocale... la gente si è rotta i coglioni di pagare i debiti fatti da squali della finanza e politici incapaci, perciò, da qui in avanti tutto è possibile! Però, non chiamiamoli sempre Indignados, loro sono spagnoli, e stanno già facendo la loro parte... questi ragazzi sono OccupyWallSt, e, ovviamente, hanno tutta la mia solidarietà e simpatia!

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