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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Teste di Cazzo & Facce di Merda!
post pubblicato in Politica , il 26 aprile 2011


Il 26 Aprile viene dedicato da questo blog a chi ieri, 25 aprile, si è distinto, come suo solito, in gesti e parole che confermano quanto scritto nel titolo del post...

Partiamo con gli ignoti romani che al quartiere del Pigneto hanno pensato bene di sistemare all'ingresso questa scritta:



gli spiritosoni (di merda) l'hanno scritta in inglese, ma la frase non è altro che “Arbeit macht frei”, (il lavoro rende liberi) che campeggiava all'entrata del lager di Auschwitz... bastano ulteriori commenti? Si, uno: CREPATE!

Poi dedico alcune righe ad un personaggio tristemente noto alle cronache emiliane, il deputato PDL Fabio Garagnani, noto cacciatore di professori comunisti... Le sue dichiarazioni sono in merito alla zuffa accaduta ieri a Bologna, durante le celebrazioni, tra i vari candidati alle prossime comunali... se uno ha visto la puntata di "Report" dedicata al capoluogo emiliano, dovrebbe capire di che compendio di cazzoni si tratta... Ma torniamo a Garagnani che, con la sua solita conoscenza storica, sentenzia:

"Le celebrazioni a Bologna del 25aprile sono, secondo il coordinatore cittadino del Pdl Fabio Garagnani, una “commedia degli inganni”, una data servita alla sinistra “per far dimenticare le collusioni con Stalin”.

“Anche oggi – ha detto il parlamentare – si è finto di credere che questa data sia un motivo di festa per tutti gli italiani e in realtà ci si è dimenticati che la liberazione del nostro paese dal nazifascismo fu opera degli angloamericani, e che in ogni caso i partigiani comunisti combatterono giustamente il nazifascismo non certo per instaurare la libertà ma una dittatura come quella comunista, rivelatasi liberticida e nefasta. E’ ora che si prenda atto che in questi anni il 25 Aprile è servito alla sinistra ed al Pci in particolare per legittimarsi di fronte all’opinione pubblica e fare dimenticare le pesanti collusioni di Togliatti, Longo e Berlinguer con Stalin e i suoi misfatti”.

Garagnani ha rilanciato la sua proposta di abolire la festa del 25 aprile, sostituendola con quella del 18 aprile, giorno delle elezioni del 1948. “Non mi meravigliano – ha detto – le esternazioni dei vari Saliera, Merola, di fatto conniventi con una triste storia (quella del Pci), quanto il silenzio di tanti esponenti non appartenenti alla sinistra sulle centinaia di vittime della violenza comunista negli anni 1945-1948, e le polemiche di queste ore mi confermano che avrebbero fatto meglio a stare a casa: se c’e un luogo non adatto alle celebrazioni del 25aprile sono Bologna e l’Emilia Romagna”.

A parte il fatto di mettere in parallelo Berlinguer e Stalin, penso che solo Garagnani ne capisca le motivazioni, poi è la solita storia: i revisionisti all'italiana (razza di merda come poche) vogliono imporre che 26 anni di storia italiana (1922 - 1948), di cui 21 di feroce dittatura fascista, si riducano a 3 anni (1945-48) in cui alcuni partigiani comunisti si macchiarano di delitti atroci, qualcuno riconducibile anche a vendette sommarie senza senso... Tutto ciò per dimostrare che l'Italia rischiò una terribile dittatura comunista per colpa di Togliatti, in complicità con la Resistenza... Magari dimenticando quali furono le vere colpe di Togliatti, ovvero la sua doppiezza, quella che lo portava nel 1947, quand'era Ministro della Giustizia, a fare un'amnistia generale di cui beneficiarono in particolare i fascisti, torturatori, collaborazionisti e assassini imprigionati durante la guerra civile, e di avere lasciato campo libero al Vaticano nella Costituzione durante i lavori dell'assemblea costituente, visto che liberali e laici volevano prevedere che si potessero rompere i patti lateranensi anche unilateralmente da parte dello stato italiano, mentre Togliatti e il PCI furono decisivi affinchè questo non venisse inserito nell'articolo 7 della Carta! Così, eh, tanto per dare una lezioncina di storia a Garagnani, materia che gli piace tanto! Ma anche qui siamo nel campo del letame puro, inutile aggiungere altro...

Infine, come al solito da quando è sceso in politica, il grande assente del 25 aprile è sempre lui: Silvio Berlusconi (si è fatto sentire però: per dire che adesso bombarderemo la Libia pure noi!). Che una volta sola fu presente, nel 2009, ad Onna, per pure, squallide ragioni di immagine e propaganda becere si presentò nel paese appena distrutto dal terremoto con tanto di fazzoletto di una brigata partigiana, insieme a quel cazzone di Franceschini, che pensò bene di reggergli il moccolo! Ma ricordiamo meglio quegli avvenimenti con questo fondo di Alessandro Robecchi sul Manifesto del 24 aprile, tanto per rinfrescarci la memoria sulle merdacce che portano avanti questo disgraziato paese senza memoria!

da www.alessandrorobecchi.it

ESERCIZI DI MEMORIA

Domani è il 25 aprile, prometto che non farò lezioncine sulla memoria, specie in questi giorni in cui di Liberazione c’è tanto bisogno e le truppe di occupazione risultano divise e litigiose: la speranza è che finiscano per spararsi tra loro come stanno in effetti facendo, purtroppo soltanto in metafora. A proposito di memoria, però, vale la pena di ricordare il 25 aprile di due anni fa, quando un Silvio Berlusconi fintamente commosso (forse con l’ausilio di cipolle tenute in tasca) tentò la ridicola carta dell’uomo che univa il paese, presentandosi a Onna, vicino a L’Aquila, con un fazzoletto da partigiano al collo, sfruttando come solo lui sa fare lutti e momenti di intensità emotiva. Andare a rileggersi le cronache di quell’oscena sceneggiata è utile e istruttivo. Va detto che ci cascarono quasi tutti, gonzi più e meno nobili, dai più prestigiosi giornali italiani al più grande partito della sinistra (quello non farebbe notizia, perché ci casca sempre). Insomma, non si parla di sessanta, quaranta o vent’anni fa, ma di appena due anni, durante i quali quel solenne uomo di stato si è sciolto come un gelato lasciato al sole. Il solenne statista ha lasciato il posto al barzellettiere cochon. Il grande unificatore si è trasformato in un capoclan rissoso e volgare che pensa soltanto ai cazzetti suoi. Noi, che lo sapevamo prima durante e dopo, non ci stupiamo. Però non ci spiacerebbe chiedere conto di questa metamorfosi a tutti quelli che si complimentarono, che apprezzarono la sceneggiata, che si fecero bellamente turlupinare, che scrissero pensosi elzeviri sulla “svolta di Silvio”, che plaudirono al ritrovato gigante politico dietro cui – noi lo sappiamo da sempre – si cela un ometto piccolo piccolo. Ora che le tante gang del signor Berlusconi si combattono tra loro, sarebbe bene che qualcuno dei boccaloni di due anni fa ricordasse quella figuraccia. Dire “ci sono cascato” è il modo migliore per non cascarci più e, magari, per capire una volta per tutte che una Liberazione è urgente. A proposito buon 25 aprile. 

Partigiano Reggiano!
post pubblicato in Politica , il 24 aprile 2010


Domani sarà la Festa della Liberazione, festa a cui, da antifascista convinto, ho sempre tenuto moltissimo. Peccato che negli ultimi 15 anni questa ricorrenza sia sotto il mirino di chi sappiamo: eredi di repubblichini e neofascisti. Perciò a Mogliano Veneto, terra ormai verdissima (non per l'ecologia...), il Sindaco proibisce "Bella Ciao", mentre a Salerno il Presidente della Provincia Cirielli, uno che aveva fatto una legge (ad personam, ovviamente) talmente merdosa da vergognarsi e dargli il nome "Ex-Cirielli", invade la sua città di cartelli dove in un sol colpo si cancella tutta la guerra di Resistenza, dando i meriti solo agli americani e gli alleati, che ci liberarono, da soli, NON dal Nazi Fascimo, ma addirittura dal Comunismo! Per non parlare del suo compare La Russa, Ministro della Difesa, che un paio d'anni fa voleva anche ricordare quei valorosi (i ragazzi di Salò) che combattevano, appunto, e morivano per mano degli anglo-americani. Che si mettano almeno d'accordo fra loro! Tutto questo nasce dopo anni di revisionismo, malattia tutta italiana come ho già detto in passato, dove libri, "intellettuali" di destra, qualche politico di sinistra (il tristemente famoso Violante) ma soprattutto tanti berluschini hanno fatto il loro lavoro sporco, tra denunce di eccidi compiuti dai partigiani (giusto parlarne, ma inserendoli come si deve nel contesto storico di riferimento!), il voler cancellare dai testi scolastici la guerra di Resistenza, la riabilitazione della Repubblica di Salò (cancellando invece i vergognosi rastrellamenti di ebrei e dissidenti spalleggiando i Nazisti!), e insinuando nella coscienza nazionale, e ormai ci sono riusciti, che la Resistenza si limitasse a soli due scopi: uccidere selvaggiamente per vendetta degli innocenti per poi (questa è la più bella) instaurare una Repubblica Socialista Sovietica in Italia! Ma ormai il prossimo passo (e penso che nel prossimo decennio ci riusciranno) sarà quello di cancellare del tutto la ricorrenza... Io però, continuerò a festeggiarla, perchè tutte le volte prenderò sempre un giorno di ferie, il 25 Aprile di ogni anno! Ma veniamo a domani, con i brividi che mi corrono sulla schiena, sapendo che terrà un discorso anche Berlusconi, passerò il 25 Aprile a casa mia, a Villa Minozzo (RE), alla commemorazione organizzata dal Circolo Culturale "Enrico Zambonini", anarchico mio compaesano, combattente in Spagna prima, Partigiano poi e fucilato dai Nazisti a Reggio Emilia, ed è di lui che vi voglio parlare per festeggiare degnamente la Festa della Liberazione. Per chi è delle mie zone gli consiglio di partecipare anche alla commemorazione organizzata dal circolo Arci "Fuori Orario" al museo "Cervi" di Gattatico, dove saranno presenti anche Don Gallo e Michele Santoro, oppure a Felina, al Parco Tegge, dove si trovano le associazioni antifasciste dell'Appennino Reggiano! BUON 25 APRILE A TUTTI!

da wikipedia:

Enrico Zambonini (Villa Minozzo, 28 aprile1893Reggio Emilia, 30 Gennaio1944) è stato un anarchicoitalianoantifascista e partigiano. Fu fucilato nel Poligono di tiro di Reggio Emilia dai nazifascisti il 30 Gennaio 1944 con Pasquino Borghi, prete e partigiano. Enrico Zambonini fu amico e compagno di Angelo Pellegrino Sbardellotto.

Cronologia della vita di Enrico Zambonini [modifica]

Tredicenne si reca a Genova per lavorare assieme allo zio ed ederisce agli ideali socialisti nel momento in cui Benito Mussolini è antimilitarista e pacifista. Nel 1913 partecipa in Libia alla guerra Italo-Turca nel ruolo di Alpino presso il 2° Reggimento Artiglieria da montagna stanziato in Tripolitania. Il periodo in cui Enrico Zambonini è militare va dal 28 aprile 1913 al 7 settembre 1919. Nel 1919 cominciano i contatti con Armando Borghie l'USI è il periodo del Biennio Rosso e degli Arditi del Popolo a cui Zambonini aderisce, entra in contatto anche con la formazione arnarcoindividualista di Carnesecchi-Novatore nota il fallito assalto alla polveriera di Vallegrande vicino a La Spezia, non si hanno notizie sulla partecipazione attiva a tale assalto da parte di Zambonini anche se è probabile. A cavallo degli anni 1921-1922 prosegue la sua attività di propaganda ed agitazione politica fino allo scontro con un carbiniere di nome Carmana durante le celebrazioni del primo Maggio a Gazzano per cui Enrico Zambonini ripara in Francia dove rimarrà fino al 1928, ed a Marsiglia incontra quella che sarà la sua compagna nel 1922 ovvero Germaine, ma l'amore fra i due giovani è contrastato dalla zia di Germaine che denuncerà Enrico Zambonini accusandolo di "ratto di minore" ma la questione non avrà seguito mentre nel 1928 Enrico Zambonini, durante il processo Di Muro tenuto a Saint-Raphaël (Var), ormai seguito dai poliziotti per la sua attività "sovversiva" viene interessato da una perquisizione nei suoi locali ed essendo trovati manifestini con relativi attrezzi da stampa, che inneggiano al tirannicidio viene espulso dalla Francia in Belgio .

  « A Saint Raphael avveniva un attentato di protesta contro il console di quella località, il marchese Di Muro, che se la cavò con qualche scalfittura. »
   

[1]Enrico Zamboini nel 1932 frequenta frequentazioni Nicholas Lazarevitch[2], Francisco Ascaso, Buenaventura Durruti, Ernesto Bruna , Pasotti , Luigi D’Agaro[3] e nel 1933 va clandestinamente in Spagna assieme a Nicholas Lazarevitch e Ernesto Bruna con l'intento di iniziare l'organizzazione per la Rivoluzione Sociale.Ad Espolla contatta Ernesto Rossi e partecipa alla rivolta delle Asturie[4]. E' incarcerato nel carcere di Barcellona ed espulso dalla Spagna il 19 novembre per esser condotto a Port Bou ed incarcerato a Perpignan.Il 9 agosto del 1935 viene espulso sia da Belgio che da Lussemburgo e Zambonini torna in Spagna.

Zambonini in Spagna [modifica]

La presenza di Zambonini nella guerra di Spagna è testimoniata da un articolo su Guerra di Classe, il giornale diretto da Camillo Berneri [5], anno II n. 24; 8 Agosto 1937. Inoltre vi è la diretta testimonianza del miliziano antifascista Vindice Rabitti nativo di Bologna[6] e ancora Enrico Zambonini viene citato nel libro Reggiani in difesa della Repubblica spagnola scritto da Antonio Zambonelli [7]in riferimento a La colonna italiana sul fronte di Huesca Durante la guerra di Spagna Enrico Zambonini milita nella CNT-FAI e combatte con la Colonna Ascaso sul fronte aragonese partecipando sia alla battaglia di Huesca che agli scontri cruenti fra i fascisti di Franco e le milizie antifasciste che si hanno nelle zone limitrofe; in questo periodo Zambonini comanda una Centuria conosciuta con il nome di Centuria Zambonini. Durante il Maggio del 1937, durante gli scontri fra miliziani antifascisti filostalinisti opposti agli anarchici ed ai miliziani del POUM Zambonini, nome di battaglia Fain, difende la postazione attestatasi nelle Centrale del Latte di Barcellona e viene ferito in diverse parti del corpo. Pur se ferito in modo non indifferente, Zambonini rimane a Barcellona continuando il suo sostegno ai miliziani antifascisti che si opponevano agli stalinisti e il 21 maggio 1938 Enrico Zambonini e Fosca Corsinovi su L’Adunata dei Refrattari[8] indicono una Colletta Intercontinentale che abbia lo scopo di fornire aiuti materiali a favore degli orfani spagnoli causati dai bombardamenti nazifascisti. Per tale azione di accudimento necessitavano 100 dollari al mese per vitto, alloggio, istruzione e controlli sanitari[9]. Il 7 novembre 1938 viene strutturata a Pins del Valles, grazie anche al gran impegno personale di Zambonini, la colonia per bambini spagnoli che prende lo stesso nome dal giornale anarchico L’Adunata dei Refrattari per l'occasione è fatto un filmato in bianco e nero, muto, di quasi 4 minuti. Nel gennaio 1939 quando cade pure Barcellona sotto gli attacchi dei fascisti di Franco, Enrico Zambonini è uno dei fondatori del gruppo Libertà o Morte a Torelló. Catturato, è mandato nel campo di concentramento francese di Argeles Sur Mer e dopo nel campo di concentramento di Gurs. Visto il suo stato di salute viene ricoverato nell'ospedale di Perpignan dal quale nell'agosto del 1942 è rispedito in Italia e immediatamente confinato a Ventotene.

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La resistenza antifascista [modifica]

Dopo il 25 luglio 1943 Enrico Zambonini deve essere portato nel campo di concentramento fascista di Renicci di Anghiari, ma Zambonini si rifiuta di proseguire il viaggio verso Renicci e viene condotto nel carcere di Arezzo, da cui riesce a fuggire il 4 dicembre 1943. L'anno dopo, ormai cinquantenne, torna a Secchio di Villa Minozzo da cui era assente da più di due decenni, immediatamente entra nella Resistenza che i partigiani organizzano sull'Appennino. Catturato con un gruppo di partigiani, don Pasquino Borghi, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti, Destino Giovannetti, Enrico Menozzi, Contardo Trentini e Ferruccio Battini, è fucilato assieme agli altri compagni il 30 gennaio 1944 a San Prospero Strinati, il quartiere di Reggio Emilia dove era il Poligono di tiro.

« Rifiutò i conforti religiosi e sollevando il pugno chiuso urlò: W l’anarchia! »

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