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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Promemoria Referendum n. 15
post pubblicato in Politica , il 8 giugno 2011


Se lunedì verrà raggiunto il quorum, penso che sarà un'impresa storica per i comitati promotori, in particolare quelli dell'acqua... I due quesiti, a mio parere, più importanti hanno avuto un trattamento televisivo pari allo zero, e dispiace che pure due trasmissioni come "Ballarò" e "Annozero", che dovrebbero essere più vicine a queste tematiche, non abbiano dato alcun spazio serio e corposo ai comitati dell'acqua! Solo Vespa (complimenti, una volta tanto!) ha invitato i comitati dell'acqua a "Porta a Porta"! Perciò, cari Santoro e Floris, magari se una volta tanto, almeno nell'ultimo mese, invece che invitare i soliti Santanchè, Sallusti, Belpietro, D'Alema e altri personaggi inutili, organizzavate una discussione sui temi dell'acqua (con gente esperta, e non i soliti politicanti da quattro soldi!), magari la gente si sarebbe fatta un'idea sui due importantissimi quesiti, che vanno oltre la politica, perchè trattano un bene comune di tutti, e che interessa il nostro futuro, con o senza (speriamo presto!) Berlusconi! Inoltre, a non vedere i personaggi sopracitati, ne avrebbe guadagnato il nostro stomaco e il nostro intestino... non è poco!!!!!! Quindi se lunedì, come mi auguro, tutto andrà per il verso giusto, il merito sarà solo della straordinaria mobilitazione e partecipazione dal basso che c'è stata nell'ultimo anno sul tema acqua pubblica, perciò che nessuno, nemmeno a sinistra, nemmeno i personaggi più meritevoli, si dovrà prendere il merito del successo! Solo la gente e i comitati, punto! Ricordandovi ancora che (visto che viviamo nel paese dei Minzolini!) si vota DOMENICA 12 GIUGNO DALLE 08,00 ALLE 22,00 E LUNEDI' 13 DALLE 07,00 ALLE 15,00, vi lascio un interessante articolo sul tema tratto dal Manifesto... buona lettura!

da www.ilmanifesto.it

Andrea Palladino

L'informazione fa acqua Comitati fuori dai talk-show

C'è un veto non dichiarato - ma terribilmente efficace - sulla presenza dei comitati promotori dei due referendum sull'acqua, che blocca la partecipazione ai dibattiti televisivi con maggiore ascolto. Un veto che ha raggiunto anche Ballarò e Annozero, paradossalmente violato solo da Bruno Vespa. Su quello che appare ormai come un vero boicottaggio da parte della Rai è intervenuta l'Agcom per l'ennesimo richiamo. «Persistono ancora carenze, in particolare per quanto riguarda l'informazione sui referendum da parte del Tg2», ha rilevato il Garante per le comunicazioni imponendo a viale Mazzini di «incrementare l'informazione sul Tg2» e «trasmettere le tribune referendarie e i messaggi autogestiti, per ognuno degli ultimi tre giorni di campagna (8, 9 e 10 giugno), su tutte le tre reti generaliste assicurando a rotazione per ciascuna giornata la collocazione su una delle reti nella fascia di maggior ascolto (dalle ore 18,30 alle ore 22,30)». Come se non bastasse ieri il Tg2 delle 13 ha pure sbagliato le date del voto, per ben due volte. Stesso errore in cui era incorso il telegiornale di Minzolini domenica scorsa.


L'ultima puntata di Santoro, che domani chiude con la Rai, non ha riservato nessuno spazio, salvo ripensamenti, per i due quesiti sull'acqua che sono stati proposti da 1,4 milioni di elettori. Record assoluto di firma raccolte nella storia referendaria italiana. «Il programma sarà dedicato al legittimo impedimento», hanno spiegato dalla redazione al comitato «2 sì per l'acqua bene comune» - sicuramente l'addio del conduttore a mamma Rai ruberà la scena. L'unica offerta è stata di una finestra dalla platea, nello spazio «generazione zero». Niente studio, niente dibattito, nessun approfondimento sui due referendum che puntano alla difesa dei beni comuni a due giorni dall'apertura dei seggi.
Il dibattito è lasciato nelle mani dei politici, Santanchè e qualcuno del Pd si contenderanno il ring. Così Ballarò, che dedica la puntata ai referendum ma solo all'ultimo minuto ha deciso di registrare un breve intervento di un'esponente dei comitati. Anche in questo caso, lo studio - unico spazio dove è possibile approfondire i temi referendari - è zona off limits per i comitati. La scelta dei due programmi prosegue dunque la tradizione di oscuramento dei temi della consultazione referendaria che ha caratterizzato la politica della Rai. Unica eccezione Porta a Porta, che ieri sera ha ospitato in studio i rappresentanti del comitato promotore.

Promemoria Referendum n. 11 - Urgentissimo!!!!
post pubblicato in Politica , il 1 giugno 2011


da www.corriere.it

lo ha stabilito la Corte di Cassazione

Nucleare: il referendum si farà

Accolta l'istanza del Pd. L'Agcom richiama la Rai: migliorare collocazione dei messaggi sui referendum

Ragazzi, che settimana bellissima! Grazie alla Cassazione, e, per una volta, grazie al PD!!!!!!!

Ed ora, FACCIAMO BATTERE IL QUORUM IL 12/13 GIUGNO, E DIAMO IL CALCIO NEL CULO DEFINITIVO AL REGIME!!!!!

Fate girare, informate chi ancora, grazie ai media complici, non sa dell'esistenza del referendum!

4 SI per dire NO AL NUCLEARE, NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA, NO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO!!!!!

Promemoria Referendum n. 8
post pubblicato in Politica , il 12 maggio 2011


da www.ilfattoquotidiano.it

Referendum sull’acqua, appello del vescovo di Reggio Emilia: “Votate sì”

Non è la prima volta che la Diocesi prende posizione radicali su temi ambientali: qualche anno fa il responsabile pastorale del lavoro si schierò al fianco di Beppe Grillo per dire no alla costruzione di un nuovo inceneritore. Una battaglia che alla fine venne vinta.

“Dacci la nostra acqua quotidiana”. Parafrasando le parole del Padre nostro il vescovo della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla Adriano Caprioli ha esortato tutti i cittadini a recarsi alle urne il 12-13 giugno per votare “sì” ai referendum in difesa dell’acqua pubblica. Una presa di posizione netta quella della Chiesa cattolica reggiana che va aggiungersi alla firma del manifesto della campagna “Acqua, dono di Dio e bene comune” promossa dalla Rete interdiocesiana Nuovi stili di vita che vede l’adesione di ben 25 diocesi italiane. “L’acqua è fonte di vita – continua il vescovo di Reggio Emilia e Guastalla – Privatizzare l’acqua significa diventare proprietari della vita altrui. Perciò l’acqua deve restare pubblica. Chi la gestisce deve essere attento a non farne un oggetto di conflitto e i beni essenziali devono essere gestiti in modo solidale . Il compito della chiesa è quello di formare rispetto a quelli che sono i valori da difendere . La globalizzazione fa crescere nuove forme di povertà e bisogna cercare di rendere i beni di prima necessità a portata di tutti». Libertà di voto è stata data invece sui temi del nucleare e del legittimo impedimento, con l’invito comunque di recarsi alle urne per onorare la democrazia”.

Al fianco del Vescovo Caprioli c’era anche l’ex direttore del Centro Missionario di Reggio don Emanuele Benatti ed uno ospite straniero il vescovo Luis Intanti Della Mora della diocesi di Aysen, nella Patagonia cilena ed Emiliano Codeluppi del Comitato Acqua Bene Comune di Reggio Emilia.

Presentando la campagna “Acqua Dono di Dio” gli intervenuti hanno specificato bene la discesa in campo della Chiesa cattolica sul tema referendario.

“Il nostro scopo è che la gente sia informata e vada a votare secondo coscienza- ha spiegato don Benatti – per questo facciamo sentire la nostra voce a parrocchie, scuole, organizzazioni pubbliche. Noi stiamo con chi difende i referendum e l’acqua pubblica, perché i poveri non muoiano di sete e che non si scatenino guerre per l’acqua come ora si fa con il petrolio”.

“Io ne so qualcosa di cosa visto che il 96% dell’acqua e delle reti in Cile è di proprietà di Enel, ora gli esperimenti sulla pelle dei cittadini si esportano anche qui ed è negativo, molto negativo” ha spiegato il vescovo cileno Della Mora”.

Non è la prima  volta che la Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla prende posizioni nette e radicali su temi ambientali e legati ai beni comuni.  Durante gli scorsi anni, don Gianni Bedogni, responsabile della Pastorale Sociale del Lavoro della Diocesi, sacerdote attentissimo alle tematiche ambientali ed una delle “eminenze grige” della diocesi reggiana, aveva preso posizione pubblicamente contro la costruzione di un nuovo inceneritore a Reggio Emilia, facendo campagne pubbliche a favore della riduzione dei rifiuti, per la raccolta differenziata spinta porta a porta, il riciclo ed il compostaggio e non si era tirato indietro a strizzare l’occhio anche a Beppe Grillo quando tra il 2006 ed il 2007 venne più volte in città a sostenere i comitati cittadini in questa battaglia poi vinta.

Sempre la Diocesi aveva preso posizioni dure contro la cementificazione del territorio e  durante la Quaresima del 2009 era stata organizzato dal gruppo sui “Nuovi stili di vita e della Difesa del Creato” una via crucis molto particolare dove si erano difese pubblicamente: acqua pubblica, riciclo e riduzione dei rifiuti, risparmio energetico e fonti rinnovabili, stop al consumo di territorio, lotta agli sprechi, difesa dell’agricoltura a chilometri zero.

E bravo Adriano! Il Vescovo di Reggio Emilia, ormai agli sgoccioli del suo vescovato, piazza lì un bel carico da 10, schierandosi apertamente per il SI ai referendum sull'acqua pubblica! Non sono un grande fan della mia diocesi (non per questioni legate alle persone che la formano, più che altro per questioni mie di fede...), ma devo dire che questa volta mi levo il cappello davanti a questa presa di posizione netta, aiutata anche dal fatto che venga invitato un prelato sudamericano, zona in cui la mercificazione dell'acqua ha effetti devastanti! Il Vescovo Della Mora, leggevo ieri sulla Gazzetta di Reggio, diceva anche che in Patagonia cilena l'acqua in bottiglia costa più del petrolio, nonostante (ma anche per questa ragione!) sia una delle zone più ricche nel mondo di questo bene prezioso!  E' questo dovrebbe far capire a cosa si va incontro se la strada continua ad essere quella della privatizzazione, ovvero a guerre non più combattute per il petrolio ma per l'acqua!!! Com'è chiara la critica che la chiesa della Patagonia fa al modello neoliberale, causa principale di questa crisi economica mondiale, dovuta anche a queste disgraziate ricette di politica economica! Il Sudamerica però è anche fonte di esempi positivi sulla gestione dellìacqua, basti pensare alla "Guerra dell'Acqua" di Cochabamba in Bolivia, dove all'inizio degli anni 2000, l'allora non ancora presidente Evo Morales si mise alla testa di una protesta che cacciò la multinazionale a cui era affidata la gestione dell'acqua della zona, che aveva imposto un aumento del 300% delle bollette! Oppure delle Costituzioni di Venezuela ed Ecuador, che dicono chiaramente che l'acqua è un bene comune pubblico, gratutito e di tutti, che non può essere in alcun modo mercificata! Della Mora ricorda anche chi fu il pricipale colpevole della privatizzazione dell'acqua in Cile... ovvero il Fondo Monetario Internazionale, che impose, ai tempi di Pinochet, una serie di privatizzazioni in tutti i settori economici del paese, che portò un'indubbia crescita economica, ma anche a creare una delle società più diseguali (e violente), in termini di ricchezza pro capite, di tutto il continente americano! Speriamo ora che altre diocesi prendano esempio da quella di Reggio Emilia, sarebbe importantissimo per la riuscita del referendum! Perciò, il 12 e 13 giugno non facciamoci fottere il futuro da questi gangster, andiamo a votare in massa e votiamo quattro SI ai quesiti referendari! 
Promemoria Referendum n. 3
post pubblicato in Politica , il 22 aprile 2011


Ora si preparano pure con l'acqua ad un nuovo grande bluff! Dopo il nucleare, stamattina sentivo al GR1 quella nullità e servo del Ministro Romani parlare di "Decreti sulla privatizzazione dell'acqua per superare anche questo referendum" La cosa mi fa incazzare, ma allo stesso tempo trovo aspetti positivi da questo: conoscendo il Caimano e sgherri del cazzo, dimostrano di avere troppa paura di questi referendum, ciò vuol dire che i sondaggi in mano alle merde danno un raggiungimento del quorum ed un'affermazione dei SI in tutti e quattro i quesiti, con quello sul legittimo impedimento ad aprire il baratro per il berlusconismo!!!! Perciò, come già detto con il nucleare, anche se dovesse rimanere un solo quesito (legittimo impedimento), tutti a votare il 12/13 giugno, perchè dobbiamo assestare un calcio nelle palle indimenticabile a questa gentaglia!

da www.ilmanifesto.it

Andrea Palladino

L'acqua pubblica Governo contro i referendum

Da diversi giorni circolano alcuni sondaggi che prevedono già oggi il superamento del quorum per i referendum sull'acqua, il nucleare e il legittimo impedimento. Ed è noto come palazzo Chigi sia particolarmente sensibile a certe notizie. L'offensiva del governo contro il voto popolare è dunque iniziata. Dopo la prima mossa sul nucleare - anticipata dalla moratoria di un anno, che non aveva eliminato la voglia di votare dopo Fukushima - ieri il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani ha annunciato un intervento governativo sul tema delle risorse idriche, al fine di smontare anche il referendum sull'acqua pubblica. Il giorno prima Federutility - l'associazione di categoria che riunisce le società private che gestiscono l'acqua - spaventata dall'onda crescente di consenso sui referendum, aveva quasi implorato una mossa preventiva da parte dell'esecutivo. Lo scippo del voto, in definitiva, rimaneva l'ultima arma da usare per difendere i capitali speculativi pronti a conquistare l'acqua italiana.
Quale sia la posta in gioco lo spiegano i numeri della principale corporation dell'acqua, la romana Acea. Martedì scorso - mentre Federutility chiedeva l'intervento anti referendum - l'assemblea dei soci di Acea Ato 2 spa (la società che gestisce l'acqua nella provincia di Roma) annunciava l'utile record di 58,9 milioni di euro, per il solo 2010. Una cifra che colpisce, visto che lo scorso anno decine di comuni del Lazio serviti da Acea si sono trovati a far fronte all'emergenza arsenico, scoppiata dopo sei anni di deroghe e di mancati lavori. La provincia di Roma - che rappresenta la quota minoritaria dei comuni serviti - per il secondo anno aveva proposto di destinare metà dei dividendi agli interventi urgenti sulle reti idriche, ma la risposta dei principali soci (comune di Roma, Caltagirone e Suez) è stata netta: non se ne parla nemmeno. I profitti non si toccano, costi quel che costi. La cifra record di quasi 60 milioni di euro deriva direttamente dalla remunerazione del capitale garantita per legge fin dal 1994, quando la legge Galli introdusse la gestione industriale delle risorse idriche. Una legge che il secondo quesito presentato dai movimenti per l'acqua pubblica vuole abrogare, bloccando di fatto l'introduzione dei fondi speculativi nella gestione degli acquedotti.
Il mercato idrico italiano è dunque il vero tesoretto che Tremonti vorrebbe offrire sul mercato internazionale, dove le principali multinazionali dei servizi sono pronte ad allearsi con le società italiane specializzate in infrastruture. La privatizzazione ancora incompiuta che il decreto Ronchi punta ad ampliare in tutto il paese, insieme ai progetti nucleari e ad alcune grandi opere, è il vero motore del governo Berlusconi.
Il referendum sull'acqua non è un voto qualsiasi. All'appuntamento di giugno i movimenti sono arrivati con un milione e quattrocentomila firme, cifra record nella storia italiana. Dietro l'iniziativa referendaria c'è una rete di centinaia di comitati locali, con almeno cinque anni di mobilitazione capillare, continua, ormai strutturata. L'azzardo del governo è per questo ancora più rischioso: «Mentre tentano lo scippo del referendum sul nucleare - scippo tutto da verificare, visto che devono ancora pronunciarsi un ramo del Parlamento e la Corte di Cassazione - il governo e i poteri forti di questo Paese vogliono provare a fare lo stesso con i due referendum sull'acqua», è l'allarme che ieri ha subito lanciato il comitato referendario per i due si per l'acqua bene comune. «Alle tuonanti dichiarazioni di ieri del Presidente di Federutility, Roberto Bazzano, che ha chiesto espressamente un intervento legislativo per fermare i referendum sull'acqua - ha proseguito il comitato - ha risposto il ministro Romani con l'apertura a un approfondimento legislativo ad hoc».
Immediata la reazione anche del presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «È in atto - ha dichiarato ieri - un gravissimo esproprio di democrazia e dei diritti che la Costituzione assegna ai cittadini attraverso lo strumento del referendum». Per Stefano Leoni del Wwf gli annunci di Federutility e del ministro Romani «confermano la convergenza tra interessi economici e politici nel far saltare, oltre a quello sul nucleare, anche il referendum sull'acqua».


Promemoria Referendum n. 2
post pubblicato in Politica , il 20 aprile 2011


Occhio al trucco! Non caschiamo nel tranello dell'addio da parte del Governo al programma nucleare italiano, fatto, guarda caso, alla vigilia delle amministrative! Come giustamente hanno fatto notare tutti (tranne Bersani, che ha parlato a cazzo di cane di "Vittoria dell'opposizone!", ma de chè, aho?!?!!? Ma, d'altro canto, chi si stupisce più, ormai?!?!?!?), si vuole aggirare l'ostacolo del referendum, che, sull'onda dei problemi giapponesi, iniziava a far paura a lor signori, che rischiavano grosso in caso di quorum, sulle questioni dell'acqua e, ancor più, sul legittimo impedimento, vero incubo del Caimano e sgherri! E poi, siamo sicuri che sia un addio definitivo? Io credo che i furbastri torneranno fuori con la truffa nucleare non appena saranno sbolliti gli animi, quindi spero vivamente che non venga cancellato il quesito referendario... Ma, anche se fosse, non possiamo pensare che non siano importanti gli altri 3 referendum, anzi, le questione sulla privatizzazione dell'acqua e della giustizia ad uso e consumo del Sultano rimangono, drammatiche, sul tavolo!!!! Perciò il 12/13 giugno il quorum va comunque raggiunto e vanno detti 3 (o spero ancora 4) SI, contro la mercificazione dei beni comuni, contro l'idea che la legge NON sia uguale per tutti... e se ci sarà ancora l'occasione, contro il nucleare italiano!!!!!! In quel fine settimana di giugno si capirà se veramente questo paese ha ancora una speranza di salvarsi dall'abisso sempre più profondo in cui l'hanno portato certi pezzi di merda!!!!!!

CORAGGIO, ANDIAMO AVANTI E RESISTIAMO!!!!!

Furbate...
post pubblicato in Politica , il 10 marzo 2011


La questione dell'election day è una delle barzellette italiane, come la politica dell'astensionismo, uno dei frutti marci del ventennio berlusconiano. Vi ricordate? Nella tanto vituperata (giustamente) Prima Repubblica, pochissimi referendum fallivano il Quorum (penso solo quello sulla caccia del 1990), perchè, nonostante fossero una classe politica squallida e corrotta, riuscivano ad avere un minimo di senso civico, politico e di stato, e se si spendevano miliardi di vecchie lire per indire un referendum, beh, parti in campo e partiti si facevano, com'era giusto, le loro belle campagne elettorali Pro-Si o Pro-No, in quanto capivano quanto fosse importante lo strumento politico referendum, l'unico di democrazia diretta e partecipativa in mano al cittadino! Da questo si deduce che:

  • la classe politica odierna è ancora più corrotta e schifosa della vecchia;
  • ed il dato si evince dal fatto che non gliene frega un cazzo di buttare via 300 MILIONI DI EURO nostri!

Poi, penso che l'istituto del referendum andrebbe rinnovato, per farlo tornare popolare fra la gente, visto che è ancora regolamentato con gli strumenti del dopoguerra... Un'idea semplice sarebbe quella di abbassare lo stramaledetto quorom, a quel punto i nostri dipendenti-deputati dovrebbero rimettere il culo in carreggiata per far vincere le ragioni che parteggiano nella contesa!

Il dato politico invece è un altro: oltre ai due quesiti sull'acqua, quello sul nucleare (di cui, grazie ad un neo-fondamentalismo nucleare trasversale, non si sa nulla! Uno scandalo!), c'è ne uno che sta molto a cuore al Caimano e sgherri: quello sul legittimo impedimento... Se accorpando amministrative e referendum si raggiunge il quorum, e se vincesse il referendum chi vuole la cancellazione totale della legge "Ad Personam", si affosserebbero di brutto le possibilità di Berlusconi di schivare i processi, e per lui sarebbero cazzi! Per questo ci fa buttare nel cesso 300 milioni, con una furbata, quella di indire la consultazione a metà giugno, con gli italiani disinformati a puntino e forse in vacanza, così, in colpo solo, salva scelte di politica economica (acqua), energetica (nucleare) e di cazzacci propri (legittimo impedimento)! W L'ITAGLIA!!!!!

da www.ilmanifesto.it

Alberto Lucarelli, Ugo Mattei

 

No all'election day, ricorriamo alla Consulta

 

 

Il dibattito sullo scandaloso rifiuto dell'election day ha sortito l'effetto di far emergere per un giorno sui principali media nazionali il fatto che i referendum verranno celebrati. Tale è stato il silenzio che ha accompagnato fin qui la nostra battaglia che ancora la scorsa settimana un esperimento su una classe universitaria di circa 200 studenti in giurisprudenza ci ha rivelato che soltanto dieci fra loro sapevano che si sarebbe votato sull' acqua. Il cammino verso il quorum è davvero difficile, anche se la campagna sta cominciando a decollare. Il Comitato «2 sì per l'acqua bene comune», per esempio, ha approntato un bellissimo «kit dell'attivista», scaricabile dal web e contenente materiali e informazioni essenziali per diffondere il nostro messaggio. 
Presto inoltre saranno disponibili bandiere referendarie da appendere ai balconi, una forma di diffusione del messaggio estremamente importante nel silenzio assordante dei media. Da questo punto di vista, ci sembra che perfino le un po' ambigue «invasioni di campo» di Di Pietro, che comunque gode di una visibilità mediatica che come movimento non abbiamo, abbiano comunque il pregio di far sapere che i referendum ci sono, cosa forse più utile, in questa fase, rispetto al rivendicarne la paternità.
Occorre continuare a governare la campagna elettorale accogliendo i contributi di tutti in un cammino che deve trasformarsi in una grande marcia capace di coinvolgere cittadini di ogni estrazione e credo politico. Il dibattito sull'election day e sui soldi sperperati al fine di far saltare il quorum ci ha mostrato che il popolo sovrano è ancora capace di indignarsi. Non possiamo accontentarci di aver sollevato politicamente la questione. Si tratta ora di dare veste giuridica ad un'istanza di ragionevolezza che coinvolge tutti e che non può non vincolare il governo. Che fare?
Forse ancora una volta quel grande bene comune nazionale che è la nostra Carta fondamentale può indicarci la via. Infatti, lo spreco non può essere parte di una discrezionalità politica e amministrativa. Quei 300 milioni potrebbero essere utilizzati per riparare i greti dei fiumi, evitando future catastrofi (con danni inestimabili). Ciò dimostra come la buona amministrazione abbia un potenziale moltiplicatore del valore dei denari pubblici che, come quei 300 milioni che vengono dalla fiscalità generale, appartengono a tutti i cittadini e non al ministro pro tempore. L' art. 97 della Costituzione introduce il principio del «buon andamento e dell'imparzialità» della pubblica amministrazioine. In questa luce, sprecare 300 milioni è costituzionalmente ammissibile? Sprecarli poi per per un disegno di parte, quello di rendere invalido il referendum, è ancora più grave e dimostra la totale parzialità dell'azione amministrativa. Contro l'ammissibilità il governo si era infatti già costituito davanti alla Corte Costituzionale, esercitando una propria prerogativa. E lo abbiamo sconfitto. La Corte ha risposto che i referendum sono ammissibili, dando ragione a noi. Il governo non può adesso prendersi una rivincita extra ordinem, dilapidando denaro pubblico al solo scopo di evitare che il popolo sovrano si esprima secondo Costituzione. C'è una macroscopica violazione della struttura dell'art. 75, che contiene un favor nei confronti dell'espressione diretta della sovranità popolare. Insomma, la discrezionalità politico-amministrativa non si spinge fino al diretto e arbitrario contrasto con le scelte costituzionali vigenti.
Potremmo chiedere a Napolitano di intervenire, ma tirare troppe volte per la giacca la Presidenza della Repubblica non è politica saggia in una logica di responsabilità costituzionale. Ma non siamo senza rimedi. Il Comitato referendario è infatti un organo costituzionale dello Stato per tutta la durata del processo referendario. Può quindi sollevare di fronte alla Corte Costituzionale un conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato. Stiamo studiando la questione. 300 milioni di denaro pubblico valgon bene il rischio di questa partita, che comunque renderebbe ancora più chiara a tutti l'irresponsabilità di chi ci governa. Siamo pronti a tornare di fronte alla Consulta, perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

 

Rinfreschiamo la memoria!!!!
post pubblicato in Politica , il 4 febbraio 2011


Qui sopra vedete il logo che accompagnerà la campagna elettorale per i SI relativi ai referendum sull'acqua... ricordo a tutti che in primavera si voterà questi importantissimi referendum, che coinvolgono ancor più direttamente la cittadinanza! Perchè se non si stoppa la privatizzazione di un bene comune così importante come l'acqua, il prossimo passo sarà la privatizzazione dell'aria che respiriamo! Sarà durissima attirare l'interesse della gente e raggiungere il quorum, visto che pochissime forze politiche sono sensibili al tema... Questo blog, nel suo piccolo, porterà avanti una campagna d'informazione continua sui referendum e sul votare SI... Speriamo bene!!!!!!!!


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Neoliberisti all'amatriciana!
post pubblicato in Politica , il 22 luglio 2010


Chiaramente non potevano esimersi: i neoliberisti trasversali del panorama politico italico si sono messi in moto per il "No" ai referendum sull'Acqua Pubblica. Gentaglia come Giuliano Cazzola (PDL), lardoso economista ex-editorialista del Carlino (detto tutto), Benedetto Della Vedova (PDL area Fini), che ti fa capire, si, va bene che Fini rompa il cazzo al Nano, ma non per questo vuol dire che lo voterei! Oltre a questi, anche un certo Antonio Innamorelli del PD, ala "riformista" probabilmente, che sarebbe da "riformare" cerebralmente! Che come al solito, ti fa capire che ci sono pochissime differenze tra i due partiti maggiori... Già, perchè il PD, soprattutto dalle mie parti, ha troppi interessi (e culi su poltrone) nelle tristemente famose "multiutility" dell'energia e acqua, che visto le prossime quotazioni in borsa e le tante fusioni che le fanno diventare veri e propri colossi, sono molto interessate al businnes (solo loro e delle loro tasche) dell'acqua privata. A Reggio Emilia, l'ormai gloriosa ex-Agac, che già aveva acquistato in Appennino tutti i vari acquedotti paesani (che funzionavo comunque benissimo, anche senza l'Agac), nel 2004-2005 è diventa Enìa, unendosi con le municipalizzate di Parma e Piacenza, e già lì si capiva chi iniziava a guadagnarci e chi a perderci... Ora addirittura si unisce alla super-multiutility ligure-piemontese Irenia creando "Iren", che sarà un vero mostro che succhierà energia, acqua ma soprattutto, con bollette sempre più salate (c'è da scommetterci!), i soldi dei cittadini! E in questa mega-operazione, che porterà in Borsa la nuova società (e sarà l'inizio della fine), sono coinvolti tutti sindaci di area centro-sinistra (tranne Parma): Chiamparino (Torino), Vincenzi (Genova), Del Rio (Reggio Emilia),  Reggi (Piacenza)... Quindi, non aspettiamoci che il PD parta con lo spadone alla guerra per l'acqua pubblica, ne vedremo delle belle, ma in particolare, vedremo ancora un sacco di figure di merda e di voti persi, c'è da giurarci! Nel frattempo, ancora una volta: SI ALL'ACQUA PUBBLICA, NO ALLA MERCIFICAZIONE DEI BENI COMUNI!

da www.ilmanifesto.it

APERTURA   |   di Andrea Palladino - ROMA
BENI COMUNI - È stato presentato ieri contro la valanga delle firme sui referendum per l'acqua. Adesioni anche dal Pdl
Nel condominio Pd c'è il comitato del no
Dissociazioni e imbarazzi in casa democratica. Battono un colpo i fan della privatizzazione della gestione di servizi. E parlano proprio come gli imprenditori
«Se vincerà il fronte del sì, uno dei risultati inevitabili sarà che gli italiani dovranno pagare una nuova tassa per l'acqua». Sono passate appena ventiquattro ore ed ecco apparire i signori del no, il fronte contrario alla ripubblicizzazione dell'acqua. Pezzi di Pd e di Pdl insieme, guidati a destra da Giuliano Cazzola e Benedetto Della Vedova, e a sinistra da Antonio Innamorelli. Un'unione che ribadisce quello che i movimenti dicono da sempre, ovvero che sulla questione acqua gli schieramenti sono trasversali.
La prima affermazione del neonato comitato si smonta in due parole: una tassa sull'acqua gli italiani già la pagano, si chiama «remunerazione del capitale investito», è pari al 7 per cento degli investimenti - spesso solo promessi - ed è destinata non ai comuni, ma ai privati, ai consigli di amministrazione, alle tasche degli azionisti. Una tassa che raggiunge livelli milionari, pari, ad esempio, a quasi settantacinque milioni di euro all'anno solo nella provincia di Roma. Soldi che intasca Acea, la società quotata in borsa e partecipata da gruppi del calibro di Caltagirone e Suez, senza tener conto dei livelli di qualità. Una tassa che il terzo quesito referendario presentato lunedì in Cassazione vuole abolire.
La contestazione del comitato dei no ripercorre il frasario dei difensori delle privatizzazioni. Concetti che circolano nei cda delle varie Veolia, Suez, Hera, Acea, Gori, Sorical, Iride e delle tante altre piccole e grandi compagnie di ventura sparse nel nostro paese. «I referendum negano la necessaria separazione - continua il gruppo del no - delle funzioni di indirizzo, governo, controllo da quelle gestionali: sono mestieri diversi, con competenze molto diverse». Dunque è una questione di mestiere, di capacità, di know-how: per gestire una cosa complessa come le reti idriche servono persone preparate. Un discorso pericoloso che. esteso alla sanità, ad esempio, o alla scuola, aprirebbe la strada ad ulteriori privatizzazioni. Non c'è dubbio che le chiavi degli acquedotti debbano essere consegnate a mani sapienti, in grado di tutelare la risorsa. Esistono per questo università e politecnici, quasi tutti pubblici. Esistono esperienze in altri paesi europei - come la Francia - dove sono state create vere e proprie scuole dell'acqua. Pubbliche. Di esempi di gestori pubblici virtuosi e capaci è piena anche la storia italiana.
Ad iniziare da Acea, creata nel 1907 dal sindaco illuminato Nathan, laico, ebreo e moderno. Fino al 1997 - quando il sindaco decisamente meno laico Rutelli la privatizzò - è rimasta una azienda speciale, con una vocazione esclusivamente pubblica. Ed è stata l'azienda romana Acea - e non la Spa Acea - a creare il sistema di acquedotti della capitale, che ancora oggi garantisce la migliore acqua del paese.
La terza contestazione che il comitato per il no propone riguarda gli stessi promotori del neonato gruppo a favore della gestione privata, ovvero la classe politica: «Se vincessero i sì, si tornerebbe ad una gestione di sprechi, più imposte ai cittadini e un uso clientelare della cosa pubblica». In sostanza un gruppo di senatori e deputati spiega come non è conveniente far gestire i servizi pubblici ai loro colleghi amministratori perché fanno il clientelismo. Il problema, probabilmente, non è cosa gestiscono, ma come. Se il problema è dunque il clientelismo, come potrà lo stato corrotto effettuare le gare, verificare i risultati raggiunti, controllare le gestioni. In realtà i movimenti per l'acqua propongono una gestione che va al di là della contrapposizione pubblico-privato. L'acqua appartiene alle comunità ed è questo il senso di un bene comune. È un bene non delegabile, in sostanza, che dovrà essere gestito con sistemi di partecipazione diretta dei cittadini, con una ferrea funzione di controllo da parte delle comunità, oggi escluse. La gestione dell'acqua dovrà essere qualcosa di simile, ad esempio, agli usi civici, ovvero a quelle parti di territorio comunitarie, amministrate direttamente da chi ne è il detentore naturale. Fuori dai partiti e fuori dalle Spa. Ed è questo che spaventa.

 
 
 

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permalink | inviato da Mauro1977 il 22/7/2010 alle 11:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
W l'Acqua Pubblicaaaaaaaa!!!!!!!!!!!
post pubblicato in Politica , il 19 luglio 2010


Con un record, 1.400.000 firme raccolte in pochi mesi, i comitati promotori per i referendum sull'acqua pubblica si sono presentati oggi a Roma per il deposito e la convalida delle firme! Gran bella giornata, finalmente, ora però dev'essere seguita da un'altra grande giornata: quella che a primavera 2011 vedrà lo svolgimento del Referendum!

Voglio sperate che dopo tanti anni in cui questo mezzo, l'unico di vera democrazia diretta e dal basso che abbiamo, è stato svilito fino alle ultime penose percentuali d'affluenza, torni a far muovere gli italiani, perchè stavolta è in ballo un tema troppo importante per TUTTI, senza distinzioni di destra o sinistra, è in ballo un nostro BENE COMUNE che come tale non va nè mercificato, nè privatizzato! Quindi spero che quella domenica tutti muoveremo il culo, faremo superare il quorum del 50 + 1 per cento degli aventi diritto al voto (dopo ben 10 anni!) e diremo finalmente un bel "VAFFANCULO" a questa nostra merdosissima classe dirigente che, fosse per loro, ci toglierebbe anche l'aria!

da www.ilmanifesto.it

Andrea Palladino

 

Il miracolo dell'acqua

U fiume in piena di scatoloni, simbolo del milione e quattrocento mila firme consegnate in Cassazione. E una gioia quasi incontenibile, per quel miracolo firmato movimenti per l’acqua pubblica, accaduto nonostante i boicottaggi più o meno dichiarati.

L’appuntamento era per questa mattina, alle 9.30, a piazza Navona, per poi dirigersi verso il palazzo di giustizia oltre Tevere. Mentre la consegna formale era stata affidata a nove rappresentanti – tre per ogni quesito – la festa per l’acqua pubblica segnava la fine di questa prima fase, durata poco meno di tre mesi. Quasi novanta giorni, migliaia di banchetti e una mobilitazione che la politica italiana non vedeva dall’epoca dei referendum su divorzio e aborto. “La scelta di difendere il principio del diritto universale al bene pubblico dell'acqua – ha commentato Guglielmo Epifani, confermando l’appoggio del principale sindacato italiano – si è confermata giusta: intorno a questo principio si è coagulato un grande consenso popolare confermato da un numero di firme come non si vedeva da decenni”.

Il Forum dei movimenti per l’acqua pubblica chiede ora al governo di bloccare immediatamente le privatizzazioni, con una moratoria che garantisca tutti fino allo svolgimento dei referendum. Le date per la consultazione potranno essere definite dopo il prossimo passaggio, delicato dal punto di vista politico, il vaglio della Corte Costituzionale. I tre quesiti chiedono l’abolizione del decreto Ronchi che obbliga i comuni ad affidare il servizio idrico ai privati, l’abolizione della possibilità di affidare l’acqua alle società per azioni e l’abolizione del profitto garantito nel business idrico


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permalink | inviato da Mauro1977 il 19/7/2010 alle 20:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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