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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Speranze...
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 23 febbraio 2011


Nei giorni scorsi, volutamente ignorato dalla stampa, si è svolto in Senegal l'annuale incontro del World Social Forum, il contro-vertice economico organizzato dai movimenti sociali di tutto il mondo in risposta al Forum Economico di Davos e a tutti i vari (e inutili) G8, G20 etc...  Da dieci anni ormai questo appuntamento fisso di coloro che pensano che "Un altro mondo è possibile" vede la partecipazione di moltissima gente normale, grandi economisti "alternativi", ma in particolare di molti presidenti di paesi più o meno importanti, quelli che più di altri hanno abbandonato il percorso del neo-liberismo e del fondomonetarismo, imposto dall'occidente, per iniziare il percorso di un modello di sviluppo più sostenibile per i loro paese, spesso poverissimi, tra mille difficoltà ma anche successi (molti dei quali nascosti dalla cosiddetta grande stampa mondiale). Quest'anno c'è un valore ancor più simobolico, essendosi svolto in Africa, proprio mentre il Maghreb inziava ad incendiarsi, e proprio mentre cadeva Mubarak in Egitto... Tra l'altro, il Forum ha incontrato molte difficoltà dato che lo stesso Senegal ha un presidente, Wade, piuttosto autocrate ed infastidito dalla presenza del Forum, che ha cercato pure di osteggiare con alcuni mezzucci. La speranza è che il Forum aiuti l'Africa in questo particolare momento, come lo fece con l'America Latina quando nacque 10 anni fa a Porto Alegre, nel Brasile pre-Lula... Da allora il continente sudamericano ha conosciuto una nuova indipendenza politica ed economica, parecchio osteggiata, ma ha dato i suoi frutti, con nuove relazioni internazionali e la fine delle imposizioni del grande vicino nordamericano... Vorrei che ora iniziasse una primavera africana simile, dove anche questo grande e ricchissimo (di risorse naturali ed energetiche), ma anche sfruttatissimo continente, si slegasse una volta per tutte dal neo-colonialismo europeo, che non ha risolto nulla dei problemi di fame, Aids e povertà di quei paesi... credo che si scavalcherebbe il problema dell'integralismo religioso e, magari, si ridurrebbe finalmente anche il flusso dei disperati che emigrano verso i nostri (fasulli) paradisi! Utopia? Forse... ma, ripeto, è una grande speranza! Lascio resoconto sul World Social Forum tratta dal Manifesto... buona lettura!

da www.ilmanifesto.it

Immanuel Wallerstein

 

A Dakar, mentre cadeva Mubarak

 

 

Il Forum sociale mondiale (Fsm) è vivo e gode di buona salute. Si è appena tenuto a Dakar, in Senegal dal 6 all'11 febbraio. La stessa settimana in cui, per una coincidenza imprevedibile, il popolo egiziano è sceso in piazza contro Hosni Mubarak, riuscendo finalmente a detronizzarlo proprio mentre si teneva l'ultima seduta dell'Fsm. Al Forum l'intera settimana era trascorsa tra gli incoraggiamenti agli egiziani e le discussioni sul significato della rivoluzione tunisina e della loro per il progetto di creazione di un altro mondo possibile. Possibile, non certo.
Al Forum hanno partecipato tra le 60.000 e le 100.000 persone, un numero di per sé notevole. Per tenere un evento del genere l'Fsm richiede la presenza di forti movimenti sociali locali (che in Senegal ci sono) e un governo disposto almeno a tollerarlo. Il governo senegalese di Abdoulaye Wade infatti era pronto a tollerare l'FSM, anche se tre mesi fa era già tornato indietro del 75 per cento rispetto alla promessa iniziale di finanziamento.
Poi però ci sono stati i sollevamenti tunisini e quelli egiziani e il governo ha cominciato a tremare. E se la presenza dell'Fsm avesse ispirato analoghi moti in Senegal? Cancellare l'incontro non era possibile in considerazione dell'arrivo annunciato di Lula dal Brasile e di Morales dalla Bolivia, nonché dei numerosi presidenti africani previsti. E così il governo ha deciso di optare per il male minore. E ha cercato di sabotare il Forum. Lo ha fatto licenziando, quattro giorni prima dell'apertura dei lavori, il rettore della principale università nella quale il Forum si doveva tenere, e nominando un nuovo rettore che si è affrettato a ritirare il provvedimento con cui il suo predecessore aveva deciso di interrompere le lezioni in modo da rendere disponibili le aule.
Il risultato è stato un gran caos organizzativo, almeno per i primi due giorni. Alla fine il nuovo rettore ha concesso 40 delle 170 aule necessarie. Intanto gli organizzatori avevano alzato le tende in tutto il campus, e l'incontro era andato avanti malgrado il sabotaggio.

Ma il governo senegalese aveva ragione ad essere tanto spaventato? L'FSM stesso si è interrogato sulla propria rilevanza rispetto ai sollevamenti popolari nel mondo arabo e altrove, portati avanti da gente che proababilmente del Forum non aveva mai sentito nemmeno parlare. La risposta dei partecipanti rifletteva l'eterna divisione tra di loro. C'erano quelli che ritenevano che dieci anni di incontri dell'Fsm avessero contribuito significativamente a delegittimare il processo di globalizzazione neoliberale e che quel messaggio fosse penetrato ovunque. E poi c'erano quelli che ritenevano che i sollevamenti dimostrassero come le trasformazioni politiche si consumino altrove e non nell'Fsm.
Quanto a me, nell'incontro di Dakar sono stato colpito da due cose notevoli. La prima, che nessuno o quasi abbia mai accennato al Forum economico mondale di Davos. Quando fu fondato l'Fsm nel 2001, fu proprio in funzione anti-Davos. Nel 2011, Davos sembrava ormai così privo di importanza politica che i presenti si sono limitati a ignorarlo.
La seconda cosa che mi ha colpito è stato fino a che punto tutti sottolineassero la forte interconnessione dei temi sul tappeto. Nel 2001, l'Fsm era preoccupato soprattutto delle conseguenze economiche negative del neoliberismo. Ma in ogni incontro successivo ha aggiunto nuove preoccupazioni: le problematiche di genere, l'ambiente (in particolare i cambiamenti climatici), il razzismo, la salute, i diritti delle popolazioni indigene, le lotte operaie, i diritti umani, l'accesso all'acqua e la disponibilità di risorse alimentari ed energetiche. E improvvisamente a Dakar, indipendentemente dal tema dell'incontro, è balzata in primo piano l'interconnessione tra tutte quelle questioni. E questa, direi, è stata la grande conquista dell'Fsm: abbracciare un numero sempre maggiore di problematiche e diffondere tra la gente la consapevolezza della loro profonda interdipendenza.
Tuttavia era avvertibile un rammarico di fondo tra i presenti. Giustamente è stato osservato che tutti sapevamo bene contro cosa ci schieravamo ma che avremmo dovuto mettere sul tavolo più chiaramente ciò per cui vogliamo combattere. E questo potrebbe essere il nostro contributo alla rivoluzione egiziana e alle altre che verranno, dappertutto.
Il problema è che rimane un disaccordo irrisolto tra coloro che vogliono un mondo diverso. Ci sono quelli che credono che sia necessario maggiore sviluppo e modernizzazione per permettere una più equa distribuzione delle risorse. E ci sono quelli che credono che sviluppo e modernizzazione siano la maledizione della civiltà capitalista, e che si debbano ripensare le premesse di base del mondo futuro, per quello che definiscono un cambiamento di civiltà.
Quelli che si battono per il cambiamento di civiltà lo fanno sotto vari ombrelli. Ci sono i movimenti indigeni delle Americhe (e non solo) che dicono di volere un mondo basato sul «buen vivir» - definizione latino-americana -, ovvero un mondo basato su valori buoni, un mondo che chiede di rallentare una crescita economica illimitata che, argomentano, il pianeta è troppo piccolo per sostenere.
Se i movimenti indigeni incentrano le loro richieste sull'autonomia per controllare i diritti sulla terra nelle loro aree, in altre parti del mondo ci sono i movimenti urbani che sottolineano come la crescita illimitata stia portando al disastro climatico e a nuove pandemie. E poi ci sono i movimenti femministi che sottolineano come la crescita illimitata sia legata al mantenimento del sistema patriarcale.
Questo dibattito sulla «crisi di civiltà» ha grandi implicazioni per il tipo di azione politica che sottoscrive e per il ruolo che i partiti della sinistra che vogliono andare al governo dovrebbero svolgere nella trasformazione globale in discussione. Non sarà facile trovare una soluzione, ma si tratta certamente di un dibattito di importanza cruciale per il prossimo decennio. Se la sinistra non sarà in grado di risolvere il disaccordo su un tema chiave come questo, allora il collasso dell'economia capitalistica mondiale potrà portare al trionfo della destra nel mondo e a un nuovo sistema-mondo ancora peggiore di quello attuale.
Al momento, tutti gli occhi sono concentrati sul mondo arabo, per capire fino a che punto gli sforzi eroici degli egiziani trasformeranno la politica in quel mondo. Ma la scintilla della ribellione può scoppiare ovunque, anche nelle regioni più ricche d'Europa. Dunque per ora un qualche ottimismo è giustificato.
      (Traduzione di Maria Baiocchi.
      Copyright by Immanuel Wallerstein, distribuito da Agence Global)

Capitalismo o morte!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 22 luglio 2010


Bel paese il Botswana, davvero... Probabilmente una delle più belle cartoline che si possa ricevere da amici in Africa...già... peccato che sarà costata la morte di sete da parte dei Boscimani, l'antichissimo popolo che per primo e da sempre ha vissuto in quelle terre... Già la terra, la madre terra come molti popoli indigeni del Sudamerica chiamano... Quella terra che per toglierla ai Boscimani, l'Alta Corte del Botswana ha deciso di chiudergli praticamente il rubinetto, niente acqua, provateci a vivere senza acqua selvaggi anti-modernità! Questa storia che ho trovato sul Corriere.it è lampante sulla bruttezza, che non ha mai fine, di questo mondo... Si, perchè i Boscimani devono sloggiare da casa loro perchè lì sorgeranno Resort di lusso per il buon uomo bianco, dove può trovare tutte le comodità per il suo viaggio da cartolina! Perchè siamo curiosi, noi occidentali, vogliamo andare in vacanza in Africa, ma gli africani non li vogliamo vedere, sono poveri, infastidiscono, insomma, che schifo! Perciò, ci chiudiamo in villaggi blindati, tra di noi, quindi vivo, per esempio, a Milano tutto l'anno, e vado in vacanza con tutti milanesi, mangio italiano, e alla sera mi ritrovo a sparare cazzate con i miei simili al bar del resort all inclusive! Così poi torno a Milano e dico: "Cazzo, io si che l'ho girato il mondo!" E i Boscimani li hai visti? Chi? I Bosciami? E chi cazzo sono? Secondo te vado in vacanza per vedermi 4 negri! Al massimo fossero state puttane, altrimenti, vade retro! E quindi per il nostro schifosissimo divertimento, i Boscimani muoiano di sete! CAPITALISMO, IO TI AMO!

da www.corriere.it

Sconcerto nel paese per la decisione dell'Alta Corte sull'uso dell'acqua

Botswana: chiuso pozzo ai Boscimani,
si inaugura piscina nel resort di lusso

Il popolo indigeno non ha accesso ad alcuna fonte idrica. Il governo punta solo a turismo e miniere di diamanti

NAIROBI - L'Alta Corte del Botswana ha negato ai Boscimani il diritto all'acqua. Una fine giuridica. I giudici hanno vietato loro il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre. E, se questo non bastasse, non potranno nemmeno costruirne uno nuovo all'interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo: la loro terra da sempre. Insomma vengono "presi per sete", come molti temevano che accadesse, visto che nella zona insistono enormi interessi di estrazioni minerarie (diamanti prima di tutto) e turistici, entrambi in contrasto con la presenza della popolazione indigna. La decisione era attesa da tempo e c'erano stati anche interventi dell'Onu perché si garantissero i diritti di un popolo che non vuole lasciare la sua terra. Il caso era stato discusso il 9 giugno alla presenza di molti boscimani che avevano affrontato un lungo viaggio per raggiungere il tribunale. Poi un nuovo rinvio.

 

SFRATTI ILLEGALI - «La sentenza - fa sapere Survival International, un'associazione che tutela le tradizioni dei popoli indigeni - infligge un'enorme ferita ai boscimani che lottano per sopravvivere senz'acqua già dal 2002, quando il Governo sigillò il pozzo per indurli ad abbandonare le terre ancestrali. Ma nel 2006 l'Alta Corte definì illegali e incostituzionali gli sfratti forzati operati dal Governo e, da allora, a centinaia sono ritornati nella riserva». Nel 2005 una donna indigena, Xoroxloo Duxee, è morta per disidratazione. Nonostante la sentenza, il governo proibì ai boscimani di riaprire il pozzo condannandoli ad affrontare quelle che l'Alto Commissario per i diritti indigeni dell'Onu James Anaya ha definito «condizioni di vita pericolose a causa dell'impossibilità di accedere all'acqua».

NEL RESORT DI LUSSO APRE LA PISCINA - Survival International ha poi anche rilevato che «allo stesso tempo è stata autorizzata l'apertura di un complesso turistico di lusso della "Wilderness Safaris" dotato di bar e piscina per i turisti, e lo scavo di nuovi pozzi per abbeverare gli animali selvatici con i soldi della Fondazione Tiffany & Co. Inoltre la Gem Diamonds ha ottenuto il nulla osta ambientale per aprire una miniera di diamanti nella riserva ma solo a condizione che non sia fornita acqua ai boscimani».

COME SI PUO' VIVERE SENZ'ACQUA? - Jumanda Gakelebone, portavoce dei Boscimani, non nasconde la sua disperazione: «Terribile. Come possiamo sperare di sopravvivere senz’acqua? Il tribunale ci ha autorizzato a vivere nelle nostre terre ma come si fa a farlo senz’acqua?». «Negli ultimi anni, il Botswana è diventato uno dei luoghi più ostili del mondo per i popoli indigeni» ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival. Se ai Boscimani viene negata l’acqua nelle loro terre mentre viene fornita liberamente ai turisti, agli animali e alle miniere di diamanti, beh, allora gli stranieri dovrebbero chiedersi seriamente se possono accettare di sostenere questo regime visitando il paese e acquistando nei suoi negozi di gioielli».

 

Boscimani, che cazzo volete? Addirittura vivere? Ma andate affanculo, che io devo andare al buffet del villaggio, oggi ci stanno gli spaghetti alla carbonara!

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