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"STATE PER ENTRARE IN TERRITORIO ZAPATISTA RIBELLE, QUI IL POPOLO COMANDA E IL GOVERNO OBBEDISCE!"
Buone nuove...
post pubblicato in Politica , il 31 agosto 2010


Ogni tanto, in questo disgraziatissimo paese, succedono anche cose belle e sorprendenti, tipo la cacciata (purtroppo non a pedate) di Marcello Dell'Utri a Como, dov'era stato, per l'ennesima volta, invitato a cazzo di cane come "Storico" a parlare dei suoi (falsi) diari di Mussolini, per la solita serata dove il FascioMafioso avrebbe sproloquiato da par suo sul Duce, senza contraddittorio e senza che nessuno magari alzasse il ditino e gli dicesse: "Ma scusi Senatore, ma un pochino non si vergogna a far vedere la sua faccia in giro?". E invece no, stavolta un gruppo di giovani e meno giovani si è ribellato a questo ennesimo sfregio e presa per il culo ed è andato a contestarlo pubblicamente, e il coniglio (ma si sa, la vigliaccheria è intrinseca nel mafioso!) se l'è dovuta battere con la coda tra le gambe, perchè finalmente qualcuno gli ha detto quello che pensa tanta gente di lui: che è una grandissima MERDA! GRAZIE AI VERI COMASCHI, PER UNA SERA MI FANNO SENTIRE ORGOGLIOSO DI ESSERE ITALIANO COME LORO (NON PADANO)!!!!!

P.S.: Ora qualche Cicchito, Gasparri, Capezzone, Feltri o Belpietro del cazzo parlerà di "seminatori d'odio", "incivili", "giustizialisti", "violenti" ecc. ma si sa, alla stronzaggine non vi sarà mai fine, purtroppo!

da www.ilfattoquotidiano.it

“Fuori la mafia dallo Stato”. A Como Dell’Utri contestato, abbandona il palco

Il senatore azzurro era ospite del Parolario. Il suo intervento doveva ruotare attorno ai presunti diari di Mussolini

Gran pieno di pubblico, dentro e fuori il tendone nel centro di Como dove Marcello Dell’Utri avrebbe dovuto parlare dei suoi, probabilmente falsi, diari del Duce. Erano tutti lì per lui. Ma non tutti per ascoltarlo. Alcuni, giovanissimi, erano arrivati perché avevano visto su Facebook il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. Massimo e i suoi amici avevano mandato una pioggia di email e avevano autoprodotto un po’ di volantini, piccolissimi, su cui era riportata la parte finale della condanna a Dell’Utri in appello, a sette anni per “concorso nelle attività dell’associazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra”.


Armando Torno, giornalista, saggista e amico del senatore Pdl, ha preso la parola in perfetto orario. Ma quando ha passato la parola, è partito il primo intervento non programmato dal pubblico: “Ma vi sembra giusto aver invitato qui un condannato in appello a sette anni per mafia?”. Si scatena un applauso e poi cori, slogan, canti che si fermeranno solo mezz’ora più tardi, quando Dell’Utri, sconfitto, scende dal palco e se ne va. Doveva essere uno dei tanti incontri di fine estate in riva al lago di Como, organizzato dall’associazione “ParoLario”. Invece si è tramutato in una clamorosa sconfitta per il senatore. Subito sette ragazzi del gruppo Facebook si sono schierati: avevano indossato magliette bianche su cui avevano scritto, con il nastro adesivo nero, una sola lettera dell’alfabeto. Ma visti insieme, componevano una parola: “Mafioso”. Fermàti e identificati, insieme a un amico colpevole di avere indosso una maglietta rossa. Un altro gruppo di ragazzi stende il suo striscione: “Marcello, baciamo le mani”. Un ragazzo intanto si è fatto sotto il palco sventolando un libro che voleva regalare al senatore: “Dossier Mangano” (Kaos editore). L’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) di Como distribuiva un volantino in cui criticava la scelta di “aver invitato un condannato per mafia, noto per le sue numerose dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini”.

Il locale Comitato per la difesa della Costituzione, invece, nel suo volantino non lo nominava neppure, Dell’Utri, ma faceva un elenco dei morti ammazzati, da Giorgio Ambrosoli a Carlo Alberto Dalla Chiesa, contrapposti al mafioso Vittorio Mangano, sotto il titolo “Felice il popolo che non ha bisogno di eroi”. Qualcuno di Rifondazione comunista fa partire il coro: “Bella ciao”, che unisce giovani e vecchi, antimafiosi e antifascisti. Stupiti loro stessi di essere così tanti. Rigorosi ma pacifici. Nessun gruppo organizzato da catalogare come “estremisti dei centri sociali”, solo ragazze e ragazzi in t-shirt e canottierina, o cittadini più maturi, sorridenti e felici, per questo pomeriggio di sole in riva al lago di Como.

Da Il Fatto Quotidiano del 31 agosto 2010

Museo delle Cere
post pubblicato in Politica , il 31 agosto 2010




Roma 30/08/2010. Alla presenza di varie autorità sono state scoperte le due nuove statue del Museo delle Cere di Roma: di bianco vestito la statua in ricordo di un illustre scomparso, Michael Jackson, mentre in doppio petto e cravatta viene ricordata la figura di Al Capone, famoso gangster ma soprattutto evasore fiscale, nel paese dove l'evasione fiscale arriva a 130 miliardi di euro (record mondiale... son soddisfazioni!), alla direzione del Museo delle Cere sembrava giusto omaggiare una vittima delle toghe rosse nella lotta PER l'evasione fiscale!


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La Cagata del Giorno
post pubblicato in La Cagata del giorno, il 31 agosto 2010


Dichiarazione di Mario Borghezio (Lega Nord) in merito alle dichiarazioni sull'Islam di Gheddafi:


"Vanno fatte intervenire le autorità!!!"

Ma brutta testa di cazzo, faccia di merda, beota, imbecille, sottosviluppato, ignorante, nazista, cretino, bastardo, ma chi comanda l'autorità? Il Governo, idiota! Chi nel governo ha specificatamente il ruolo di comandare le autorità? Il Ministro degli Interni, porco! Chi c'è al governo e ha il ministero degli Interni? i Comunisti Italiani e Oliviero Diliberto, deficente? Acqua, merdone... voglio darti un aiutino, visto i problemi di apprendimento:



Ecco Mario... guarda chi è il Ministro degli Interni, quello che comanda l'autorità, e non ha avuto niente da ridire su Gheddafi... Lo conosci? Ti dice qualcosa la fisionomia, eh? Chi è? Chi è? Chi è? Niente, eh? Già, sei troppo demente! Sai cosa dovevi fare allora Marione: trovare una cabina telefonica, comporre il 113 e denunciare il Colonnello... Cos'è? Non sai manco leggere i numeri? Allora ci rinuncio, trippone!


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E' crisi Inter...
post pubblicato in Calcio e cazzeggio, il 30 agosto 2010


... non c'è dubbio! Direi che il Milan ormai ha già in tasca lo scudo, per noi quest'anno vacche magre... D'altro canto le statistiche delle ultime quattro stagioni parlano chiaro:

Stagione 2007/2008 Supercoppa Italiana Inter - Roma 0-1; 1a giornata 2007/2008 Inter - Udinese 1-1 ... scudetto all'Inter...

1a giornata 2008/2009 Sampdoria - Inter 1-1 ... scudetto all'Inter...

Stagione 2009/2010 Supercoppa Italiana Inter - Lazio 1-2; 1a giornata 2009/2010 Inter - Bari 1-1... Scudetto, Coppa Italia, Coppa Campioni all'Inter...

Stagione 2010/2011 Supercoppa Europea Inter - Atletico Madrid 0-2; 1a giornata Bologna - Inter 0-0... è matematico, vince tutto il Milan ragazzi, mettiamoci il cuore in pace... I numeri sono numeri, cazzo!

Povero Rafa... ma chi te l'ha fatto fare di venire in una tale Armata Brancaleone?


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O ambiguo... ambiguo Lombrico!
post pubblicato in Politica , il 30 agosto 2010


Visto che non ne parla nessuno, tranne rare eccezioni, ne parlo io... Pare che Spatuzza abbia fatto rivelazioni pesanti sul ruolo di Schifani negli anni della trattativa stato-mafia e stragi del 1993, quando era ancora un avvocato palermitano con amicizie un pò troppo disinvolte e pericolose. Lirio Abbate, ottimo giornalista anti-mafia, ne parla sull'Espresso (vi posto l'intero reportage) di venerdì, ripreso praticamente solo dal Fatto Quotidiano e pochi altri... Che Schifani fosse, oltre che una delle figure più squallide del panorama politico italiano, un personaggio piuttosto ambiguo, molti ne avevano già scritto e detto: Massimo Ciancimino ricorda quando faceva da autista al padre, il Sindaco mafioso di Palermo Vito, e l'accompagnava ad alcuni incontri con personaggi ambigui... bene, l'autista di uno di questi professionisti ambigui e in odor di mafia era proprio il nostro Renato, Presidente del Senato! O come quando nella memorabile intervista a Marco Travaglio del maggio 2008 a "Che tempo che fa", dove a pochi giorni dalla sua elezione alla seconda carica dello stato (!!!!), ricordava i suoi clienti , ovvero boss mafiosi che aveva difeso in cause civili riguardanti il loro (illegale) patrimonio. Lì ci fu il cosiddetto scandalo del "Lombrico", perche Travaglio, giustamente, ricordava come la carica di Presidente del Senato era ormai in una parabola talmente discendente come personalità che l'andavano a ricoprire, che dopo Schifani probabilmente "Si arriverà alla muffa... anzi no, dalla muffa si produce la pellicinina, meglio il lombrico come termine di paragone!"... Putiferio, denuncia da parte di Schifani con sentenza di quasi assoluzione per Travaglio! Perchè ormai è indubbio che siamo di fronte al peggior Presidente del Senato della storia (anche di Cossiga!), sia per i trascorsi, sia per come svolge il suo mestiere, ovvero solo dalla parte del PDL e del suo Signore e Padrone,  e che spesso lo fa mettere di traverso con le altre alte cariche dello stato, Presidente della Repubblica e Camera, fatto quasi unico nella storia della Repubblica! E la cosa che mi da ancora più fastidio è che lo si voglia anche far passare per una personalità di spicco, con la colpevole complicità dei soliti beoti del PD: prima non gli presentano nessuno contro, neanche come candidatura di bandiera, per l'elezione a Presidente del Senato, con la Finocchiaro che a elezione avvenuta lo va ad abbracciare e baciare (ma si era ancora nella triste fase del "Se po fà!" e del "Ma anche..." veltroniano), quindi invitandolo in pompa magna (come avrebbe detto Totò "E' la pompa che è magna!") alla Festa nazionale del PD a Torino... Ogni volta che penso alla possibilità che se a Napolitano viene un colpo, si ritrova pure Presidente della Repubblica ad Interim, mi viene un attacco di dissenteria acuta!

da www.espressonline.it

Quelle ombre su Schifani

di Lirio Abbate

Dice il pentito Spatuzza che il presidente del Senato, in passato legale di boss, avrebbe fatto da tramite tra i Graviano e Berlusconi. I pm cercano riscontri

(25 agosto 2010)

Ci sono ombre inquietanti che si dipanano nel passato del presidente del Senato Renato Schifani. Eda questa oscurità sembrano spuntare di tanto in tanto spettri che avvolgono la vita personale e professionale degli ultimi trent'anni dell'avvocato e senatore eletto nel collegio siciliano di Altofonte- Corleone sotto l'insegna di Silvio Berlusconi. Su questo passato ancora poco chiaro il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, è stato molto preciso: «Sappiamo che, secondo molti testimoni, l'avvocato Schifani aveva rapporti con ambienti pericolosi. E il suo ruolo andava ben oltre la semplice assistenza legale. Sono ombre che non lasciano tranquilli».

Sgomberare le ombre misteriose e parecchio aggressive che circolano attorno a questo avvocato che ha difeso davanti ai giudici il patrimonio accumulato dai boss mafiosi e che oggi, quando si parla di Pdl difende sempre tutto e tutti, è un ruolo che spetta alla magistratura. Proprio per questo i pm di Palermo vogliono fare luce su questa zona grigia a partire dal contributo che potrebbe offrire il dichiarante Gaspare Spatuzza.

Ma non è il solo chiamato dalla procura a parlare di Schifani, vi sono anche altri testimoni in lista d'attesa. L'ex boss del quartiere Brancaccio lo scorso ottobre si è aperto con i magistrati di Firenze ed ha sostenuto, durante un interrogatorio, che l'attuale seconda carica dello Stato nei primi anni Novanta avrebbe avuto un ruolo nel mettere in contatto i mafiosi stragisti Giuseppe e Filippo Graviano con Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi.

La procura fiorentina non ha approfondito il tema perché non è di sua competenza, ed ha inviato a Palermo il verbale top secret. Solo in parte è stato depositato nel processo d'appello a Dell'Utri, ma il fulcro sul quale potrebbero ruotare nuovi scenari giudiziari e politici è ancora coperto dalla massima segretezza. Il boss Giuseppe Graviano di cui parla il dichiarante è lo stesso che nel 1993 subito dopo avere organizzato le stragi di Roma, Milano e Firenze, avrebbe detto a Spatuzza «ci siamo messi il Paese nelle mani» grazie a Berlusconi e Dell'Utri che stavano per entrare in politica.

Ciò che afferma Spatuzza sul ruolo di Schifani nel mettere in contatto i Graviano con Dell'Utri e Berlusconi è solo farina del suo sacco o è stata davvero una confidenza del boss stragista? A sciogliere il nodo saranno i pm siciliani che a settembre interrogheranno Spatuzza per chiarire questo collegamento e valutare eventuali sviluppi giudiziari.

Su Schifani pende infatti un'archiviazione - decisa dal gip di Palermo nel 2002 - per concorso esterno in associazione mafiosa: un procedimento che può essere riaperto solo con l'arrivo di nuovi elementi d'accusa.

L'inchiesta archiviata nei confronti del presidente del Senato, all'epoca avvocato civilista, riguardava vicende diverse e prendeva le mosse dalle dichiarazioni del pentito Salvatore Lanzalaco su un appalto che sarebbe stato pilotato dalla mafia a Palermo.

Erano i primi anni Novanta e in quel periodo i lavori pubblici venivano decisi attorno a un tavolo al quale sedevano i boss, gli imprenditori e i politici. Lo studio di progettazione di Lanzalaco preparava gli elaborati per le gare, i politici mettevano a disposizione i finanziamenti, le imprese si accordavano, la mafia eseguiva i subappalti. Inoltre clan e uomini di partito incassavano anche una tangente.

Tutt'altra storia rispetto alle trattative condotte dalle cosche nel 1993 per trovare nuovi referenti politici. Ma pur sempre indagini relative all'ipotesi di un sostegno esterno a Cosa nostra e che potrebbero venire quindi riaperte in base alle nuove dichiarazioni di Spatuzza.

Il procuratore Francesco Messineo ha deciso che a occuparsi della questione saranno gli aggiunti Antonio Ingroia e Ignazio De Francisci e i sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido, che hanno già individuato una lista di persone da sentire: oltre a Spatuzza, il collaboratore di giustizia Francesco Campanella, il giovane politico di Villabate, alle porte di Palermo, amico dell'ex ministro Mastella, che fece arrivare a Bernardo Provenzano la falsa carta d'identità per il ricovero a Marsiglia.

Ma a ricevere la convocazione dei pm potrebbe essere anche un ex cliente di Schifani: un imprenditore condannato per riciclaggio che aveva nominato il presidente del Senato nel consiglio di amministrazione di una sua società, secondo Schifani a sua insaputa. Il senatore, secondo quanto conferma una fonte de "L'espresso", già verso la fine degli anni Ottanta aveva stretto contatti con Dell'Utri, e sempre in quel periodo erano frequenti i suoi viaggi a Milano. La stessa fonte rivela che Schifani veniva chiamato «il contabile» da Berlusconi.

Negli anni in cui frequentava il capoluogo lombardo, Schifani indossava la toga di avvocato esperto in diritto amministrativo e in urbanistica. Come avvocato faceva quanto poteva perché i patrimoni sequestrati ad alcuni mafiosi non venissero incamerati dallo Stato. Nel periodo del maxi processo a Cosa nostra è spesso presente davanti al tribunale per le misure di prevenzione dove si occupava di evitare la confisca dei beni dei boss. Tra i suoi assistiti si ricordano alcuni dei nomi di peso di Cosa nostra dell'epoca, come Giovanni Bontate, fratello di Stefano. Ossia fratello del capomafia al quale Berlusconi negli anni Settanta avrebbe chiesto protezione contro i rapimenti durante un incontro a Milano. Fu allora che venne inviato nella villa di Arcore il mafioso Vittorio Mangano, lo stalliere.

Stefano Bontate fu ucciso nell'aprile 1981 dopo avere investito a Milano circa 20 miliardi di lire, in gran parte provenienti dalle casse dei clan palermitani. Che fine abbiano fatto quei quattrini rimane un mistero, ma il boss pentito Francesco Di Carlo - che si dichiara testimone oculare dell'incontro fra Bontate e Berlusconi - nel libro "Un uomo d'onore" di Enrico Bellavia «ha più di un indizio che lo porta a sospettare che Dell'Utri ne sappia qualcosa». Il fratello Giovanni Bontate, condannato per traffico di droga al maxi processo, secondo i pentiti era uno dei più grandi riciclatori di denaro. Venne assassinato insieme alla moglie nel 1988. L'elenco dei clienti professionali di Schifani prosegue poi con Domenico Federico, un socio di Bontate in alcune attività, e il bossimprenditore Ludovico Bisconti.

Ma da tempo il senatore ha abbandonato quelle difese e una volta entrato in politica ha affermato: «La mafia si sconfigge anche inasprendo la legislazione sui patrimoni, aggrendendola al cuore». Una convinzione forse maturata dopo l'esperienza professionale fatta negli anni Ottanta. Invece per la seconda carica dello Stato la presenza del mafioso Mangano ad Arcore è «una vecchia storia» ricordata da «chi è davvero a corto di argomenti seri». Forse per questo motivo lo scorso 19 luglio, nell'anniversario dell'uccisione di di Borsellino e degli agenti della scorta, il presidente del Senato ha preferito non andare sul luogo dell'eccidio dove c'era Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, che ha sempre condannato le affermazioni di Berlusconi e Dell'Utri sul Mangano "eroe".

Comportamento opposto quello tenuto da Gianfranco Fini. Contestato in un primo momento al suo arrivo in via D'Amelio, il presidente della Camera ha poi ricevuto appluasi fragorosi dal "popolo delle agende rosse" quando ha detto che Mangano «non è un eroe».



Nella foto: Il Presidente del Senato (ma perchè?!?!?!?)... lui ride... noi meno!

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Dov'è sta Pigì?!?!?
post pubblicato in Informa & Disinforma, il 30 agosto 2010


 

Ma questo bel tomo, alias Pierluigi Battista, Vice-Direttore del Corriere della Sera e noto "terzista" (vedi alla voce "Paraculo"), dov'è oggi? Come mai non prende posizione sulla visita di Gheddafi, noto dittatore? Eppure lo scorso anno si era stracciato le vesti per la visita di Chàvez alla Mostra di Venezia (Chàvez, noto dittatore... eletto dal suo popolo in varie elezioni stra-controllate da tutti gli organismi internazionali), sbertucciando chi era andato ad accoglierlo, non a pagamento, tra l'altro, a differenza del colonnello... Lui, sempre così attento a denunciare gli orrori di Cuba, possibile che non abbia nulla da dire? Mah! Sicuramente mi sbaglierò io, ma oggi in perfetto Pompiere della Sera-Style, a fare da contraltare al bel articolo di Gian Antonio Stella sulle bizzarrie di Gheddafi, c'è ne uno del teologo Vittorio Messori che tende a stemperare la polemica sui proclami pro-Islam in Europa, relegandoli alla boutade o provocazione forte, tutto lì... Sarà probabilmente così, ma io credo che si cerchi di stemperare i toni (gettando acqua sul fuoco, è o non è il Pompiere, no?), visto che chi ha pronunciato quelle parole è nelle grazie del nostro PresDelCons, ma soprattutto dei tanti poteri forti ed economici che sono dietro al Corriere, banche, Fiat etc... Non c'è altra ragione, visto che qualche anno fa venivano prese seriamente le sparate di un coglionazzo come Adel Smith (ricordate?), forse perchè con lui non si rischiava di perdere importanti commesse... Sbaglio, secondo voi? 


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I valorosi difensori delle radici cristiane...
post pubblicato in Politica , il 29 agosto 2010


... dov'erano oggi? Non sono mai stato un islamofobo, mi ritengo piuttosto un ateo a tutto tondo, quindi tutte le religioni per me pari sono: nulla! Negli anni però, avendo avuto idee contro la "Guerra Santa" di George W. Bush, contro la criminale politica di Israele verso i Palestinesi, contro il razzismo e la xenofobia delle posizione leghiste verso gli extra-comunitari, io, come altri, sono stato tacciato di "contiguità con il terrorismo", di "calare le braghe verso gli islamici", insomma di essere un cretino e imbecille per non aver capito che l'occidente, la "nostra civiltà" (civiltà?) era in grave pericolo per la continua islamizzazione (?) della nostra società, dovuta al flusso dei immigrati in Italia. Con questi temi la Lega ha aumentato i suoi voti, viene vista come un fenomeno moderno di questo paese, poi.... Poi arriva un dittatore, islamico, in visita nel nostro paese, convoca trecento ragazze e gli tiene una lezione sul Corano, dichiarando che "Tutta l'Europa si deve convertire all'Islam!" , e nessuno, dico nessuno di questi ha niente da dire! Non dice niente Calderoli, non dice niente la Santanchè, la grande paladina delle donne mussulmane, insomma nessuno ha un CAZZO da dire!!!!!! Tutto solo perchè, come ha detto Scaroni, presidente dell'ENI, la Libia è "La luce delle mie pupille!" visti i tanti interessi che abbiamo lì dopo il patto di amicizia, interessi FORTI  e STRETTAMENTE PERSONALI  da parte di Berlusconi (che possiede anche, abbiamo scoperto da poco, il simbolo della Lega!), e quindi a questo punto chi se ne fotte dell'Islam! Lui evidentemente può, quattro tunisini che si trovano, dopo il lavoro in fabbrica, in moschea a pregare, NO! CHIARO? Anzi loro li dobbiamo mandare fuori dalle palle!!!! Questa è l'ennesima dimostrazione della continua presa per il culo che dobbiamo subire, da 150 anni, da tutti in questo paese.... MA NON CI VOGLIAMO SVEGLIARE!!!!!!

P.S.: se in quel bar di Roma a chiedere un cappuccino fosse entrato un venditore ambulante marocchino, cosa sarebbe successo?

da www.corriere.it

Rosy Bindi: umiliata la dignità delle donne italiane

Gheddafi show a Roma con le hostess: «L'Islam religione di tutta Europa»

Cinquecento ragazze reclutate da un'agenzia per la lezione sul Corano: tre si convertono

 

 

 

ROMA - «L'Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l'Europa». Così il leader libico Muammar Gheddafi ha apostrofato domenica pomeriggio a Roma le quasi 500 ragazze

 

convocate per una lezione sul Corano. Il leader libico, giunto in mattinata nella capitale per celebrare il secondo anniversario della firma del Trattato di amicizia fra Italia e Libia, ha distribuito copie del Corano a 487 ragazze (c'erano anche 47 ragazzi, ma per loro non c'è stato tempo), che ha incontrato divise in due scaglioni. Tre ragazze, due italiane e una spagnola, si sono presentate con il velo perché si sono convertite all'Islam: una decisione che Gheddafi ha suggellato con un «rito veloce», una piccola cerimonia di iniziazione. Le tre convertite sono uscite, tra le ultime, tutte insieme, senza rilasciare alcuna dichiarazione. Tutte indossavano il tradizionale chador islamico, dal quale però uscivano i capelli. Dopo qualche minuto, è uscita anche una quarta ragazza, anch'essa con un velo musulmano completamente nero. Secondo alcune delle hostess presenti all'incontro, tuttavia, quest'ultima non si sarebbe convertita in vista dell'arrivo di Gheddafi, ma aveva abbracciato già da tempo la religione islamica. Gheddafi ha collegato l'ipotesi di un'Europa islamica all'ingresso della Turchia nell'Unione europea, e ha parlato di Maometto, «ultimo profeta», mentre Gesù sarebbe il penultimo. Le ragazze gli hanno potuto fare alcune domande: vietate però quelle politiche o «scomode» (leggi il resoconto della giornata nel racconto di un'«infiltrata» tra le hostess).

 

 

«CI HANNO CHIESTO 500 PERSONE» - Spiega Alessandro Londero, presidente di Hostessweb, l'agenzia di casting che ha reclutato i partecipanti all'incontro: «La richiesta dei libici era stata di circa 500 persone, ma probabilmente se ne aspettavano di meno, perché la sala prevista per l'incontro non le conteneva tutte». «Ecco perché - ha aggiunto - abbiamo dovuto fare due sessioni, e nonostante questo un'ottantina di ragazze sono rimaste fuori». Inoltre, il colonnello avrebbe dovuto impartire una terza lezione di Corano esclusivamente agli ospiti uomini, ma «abbiamo fatto tardi e non ce n'è stato il tempo. Lui poi ha detto: sono stanco, e abbiamo finito». Il responsabile dell'agenzia ha inoltre precisato che per le ragazze era previsto un «rimborso spese» di 100 euro per chi veniva dal Lazio, e 150 euro per chi veniva da un'altra regione e che il pagamento sarebbe avvenuto solo dopo l'evento. Lunedì è in programma un nuovo incontro con altre hostess, ma «come sempre - ha detto Londero - sapremo tutto all'ultimo minuto».

LE HOSTESS CACCIATE - Non tutte le ragazze presenti hanno superato la selezione del personale libico. Due di loro, che uscivano arrabbiate e deluse, non hanno voluto spiegarne il motivo, giustificandosi con un «noi non siamo nessuno». E alla domanda se fosse stata una «brutta esperienza», hanno risposto: «Lasciamo perdere». Le due ragazze hanno lasciato rapidamente l'edificio coprendosi il volto dalle telecamere con il passaporto. La tensione nel gruppo era già emersa prima dell'ingresso in accademia, quando alcune hostess e un coordinatore avevano avuto un acceso diverbio. «Non siamo retribuite» avrebbe poi detto una ragazza ai giornali. La volta scorsa, invece, ad ognuna delle partecipanti all'incontro era stato riconosciuto un «gettone» di 50 euro. «Mettete nei guai le ragazze - ha detto ai cronisti uno dei responsabili dell'agenzia, che teneva d'occhio le giovani che parlavano ai giornalisti - perché chi rilascia dichiarazioni non verrà pagata».

BINDI: UMILIATE DONNE ITALIANE - «Berlusconi finisce per rendersi complice non solo della sorte dei tanti disperati ricacciati nel deserto libico ma di una nuova umiliante violazione della dignità delle donne italiane», afferma la vicepresidente della Camera Rosy Bindi. «Solo nell'Italietta berlusconiana che si compiace di barzellette e battute misogine - afferma - e che ha incoraggiato una nuova forma di mercificazione del corpo della donna è possibile assistere alla celebrazione così imbarazzante e subalterna di un personaggio come Gheddafi. Purtroppo non c'è da stupirsi - aggiunge Bindi - per lo spettacolo offerto agli italiani con l'avallo del nostro governo. Invece di chiedere ragione delle condizioni di vita di migliaia di migranti, il governo Berlusconi si presta ad offrire un palcoscenico a chi per fare la sua propaganda pretende di circondarsi di belle ragazze».

STORACE: SHOW INTOLLERABILE - «Qualcuno ricordi a Gheddafi che l'Europa è cristiana. Gli show sulla fede sono intollerabili». È quanto dichiara Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra.

LE POLEMICHE - «La richiesta di Gheddafi di avere centinaia di avvenenti ragazze ad attenderlo al suo arrivo in Italia suona tanto come istigazione alla prostituzione», tuona il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica, per il quale «a Gheddafi non è bastato fare spregio dei diritti umani deportando i profughi nei lager costruiti nel deserto, ignorare la responsabilità gravissima di aver appoggiato il terrorismo internazionale e prendere in giro gli italiani rimpatriati dalla Libia che non ha ancora indennizzato: ora ha voluto anche ricostruirsi il suo harem con hostess italiane, reclutate per avvenenza e disponibilità. E chi meglio poteva assecondarlo nei suoi desideri se non il satrapo Silvio Berlusconi? È un'offesa alle donne che in Italia hanno conquistato parità e diritti con fatica». il senatore della Lega Piergiorgio Stiffoni, sentendo parlare di Europa islamizzata, commenta: «Dopo Boumedienne, allora presidente algerino, nel 1974 quando all'Onu disse che sarebbe stato «il ventre delle loro donne a dare loro la vittoria» nella sopraffazione dell'occidente, ora Gheddafi si contorna di una platea femminile per mandare i suoi messaggi. L'Islam non viene in pace ma per conquistarci». «Il circo mediatico organizzato per accogliere il dittatore Gheddafi serve a coprire le scomode verità che si nascondono dietro il Trattato Italia-Libia», dice Mario Staderini, segretario di Radicali italiani.

L'ARRIVO CON LE AMAZZONI - Gheddafi era arrivato a Ciampino alle 13.30, dopo un doppio cambio di programma. Sempre imprevedibile, Gheddafi - che indossava la tradizionale jeard libi e che è sceso dalla scaletta del velivolo scortato da due delle donne che compongono la sua scorta personale - è stato accolto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dall'ambasciatore libico in Italia, Abdulhafed Gaddur. Dopo i saluti da cerimoniale, per il leader libico sono previste oltre 24 ore di appuntamenti privati: fino cioè alle 17 di lunedì, quando si terrà il primo appuntamento ufficiale della visita, il convegno all’Accademia libica su «I rapporti fra Libia e Italia», seguito da una mostra fotografica sulla storia del paese nordafricano. Al seguito del rais ci sono 30 cavalli arabi con altrettanti cavalieri: lunedì sera, alle 21, si esibiranno nel corso delle celebrazioni previste alla caserma Salvo D’Acquisto, alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gheddafi ha trovato già montata nei giardini dell'ambasciata di Libia a Roma la grande tenda beduina che sempre lo accompagna nei viaggi all'estero e che è giunta sabato nella capitale.

 

 

IL FUORI PROGRAMMA IN CENTRO - In serata l'ennesimo fuori programma: Gheddafi è uscito dalla residenza dell'ambasciatore libico per fare un giro nel centro della città. Lo stuolo di macchine al seguito della limousine bianca si è diretto a Campo dè Fiori, dove il leader libico si è seduto al tavolino del bar Obika: davanti al locale si è subito formato in capannello di gente e di telecamere, con il colonnello che, sorridente, ha salutato a più riprese la folla. Le decine di macchine della scorta hanno causato più di qualche grattacapo ai responsabili della sicurezza. Poi il colonnello, contornato da una decina di guardie del corpo, si è diretto passeggiando verso piazza Navona, dove si è anche fermato a chiacchierare con alcuni ambulanti arabi a una bancarella, chiedendo loro come si trovano in Italia. Finito il colloquio, uno dei consiglieri del leader libico, dietro indicazione di Gheddafi, ha comprato per 300 euro in contanti un’abbondante manciata degli anelli venduti dagli ambulanti. Dopo avere attraversato a piedi Piazza Navona - circondato dalle guardie del corpo e da una folla di curiosi - Gheddafi si è fermato per un ultimo drink al ristorante «Il Passetto» in piazza di Santa Apollinare. Accomodatosi in un tavolo all'esterno, Gheddafi è stato accolto dai gestori del ristorante che gli hanno offerto un'aranciata, sempre sotto i riflettori delle telecamere e dei numerosi flash dei fotografi. Dopo pochi minuti Gheddafi ha lasciato il tavolo del ristorante per rientrare nella residenza dell'ambasciatore libico sulla Cassia.

 

Redazione online

 


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permalink | inviato da Mauro1977 il 29/8/2010 alle 23:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Fanculo alla multinazionale!
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 29 agosto 2010


Essendo la vigilia del mio ritorno al lavoro dopo due settimane di ferie, voglio trattare una buona notizia... Non voglio occuparmi di Gheddafi che viene a Roma e dichiara: "L'Islam deve diventare la religione di tutta l'Europa!" (chissà la Lega! Ah no, essendo che Silvio li tiene ben stretti per le palle, zitti e mosca!), ma di un'ottima notizia che arriva dall'India, ormai potenza economica planetaria in iper-sviluppo. Come nel caso del "Progetto Yasuni" dell'Ecuador, dove il petrolio non verrà prelevato lasciando intatta una fetta dell'Amazzonia (ve ne avevo già parlato), in India la piccola tribù dei Dongria Kondh sconfigge la potente multinazionale Vedanta e non vedrà la sua sacra montagna sventrata e massacrata per l'estrazione della Bauxite! In un paese in forte crescita e che non bada molto al sottile per continuare nel boom, dove l'inquinamento è in preoccupante aumento, questo è un bellissimo segnale di speranza, che non a caso viene da una terra dove le molte delle religioni che la formano hanno alla base il rispetto per la terra e l'ambiente in cui si vive, dono troppo importante per rovinarlo. Va detto che alcuni stati che formano questo incredibile paese sono attenti ai temi ambientali: nel Kerala, negli alberghi di quella zona, i clienti trovano in ogni stanza un promemoria da tenere bene in mente per il giusto uso dell'acqua, per evitare inutili sprechi in zone non ricchissime dell'oro blu! Certo, sono gocce nel mare di un gigante del genere, ma se anche in paesi in così forte sviluppo si riesce ad avere vittorie sulla cricca neoliberista delle multinazionali come quelle dei Dongria Kondh, beh, una piccola speranza rimane nei nostri cuori! Qui sotto l'articolo del Fatto Quotidiano, esauriente sulla vicenda...

da www.ilfattoquotidiano.it

La piccola tribù sconfigge il gigante minerario


Per loro la montagna era la divinità che provvedeva a tutti i loro bisogni. Ed erano disposti a battersi fino alla morte per salvarla. Per quanto sorprendente possa sembrare, hanno vinto la loro battaglia.
Due sere fa gli abitanti della tribù che vive sulla colline di Niyamgiri, nell’India orientale, hanno fatto festa alla notizia che le autorità della capitale avevano deciso che la compagnia mineraria britannica non avrebbe potuto sfruttare un giacimento di bauxite nella montagna sacra. Il ministro dell’Ambiente dell’India, Jairam Ramesh, sottolineando che si è trattato della lotta di Davide contro Golia, ha riconosciuto che i costi sociali ed umani sarebbero stati enormi e che “era stata violata la normativa a tutela dell’ambiente”. Le conseguenze di questa decisione si sono fatte sentire ben al di là delle tranquille colline dell’India orientale dove circa 10.000 Dongria Kondh vivono cacciando e coltivando. Mentre la Vedanta Resources Plc ha dovuto registrare un ribasso del 5% del titolo sui mercati azionari, gli attivisti hanno accolto la notizia considerandola una delle rare vittorie dell’ambiente e della giustizia sociale sugli interessi della grande impresa.
“È una vittoria che nessuno riteneva possibile”, ha dichiarato Jo Woodman di Survival International. “È la prova che una piccola tribù può tenere testa ad una potente multinazionale”. L’industria mineraria in India è molto potente e molti sostengono che lo sfruttamento minerario debba essere disciplinato in maniera più severa. Il governo dello stato di Orissa, che aveva approvato il progetto, ritiene che la decisione abbia bloccato lo sviluppo industriale di cui la regione ha bisogno. Gli attivisti replicano sostenendo di essere stati intimiditi: “Accogliamo con gioia una decisione che riconosce i diritti della gente che vive in quel territorio”, ha dichiarato Bratindi Jena di ActionAid India.
La polemica sulla miniera risale al 2004 e ha interessato la Corte Suprema indiana oltre ad una serie di commissioni. Molti davano per scontato che la Vedanta, con sede a Londra e di proprietà dell’industriale Anil Agarwal, l’avrebbe spuntata. Ma la settimana scorsa una commissione insediata dal governo ha consigliato di rifiutare la concessione mineraria in quanto il progetto era incompatibile con l’equilibrio ambientale. La commissione ha anche avanzato il timore che l’apertura di una miniera avrebbe dato fiato alla causa dei ribelli maoisti che fanno spesso leva sull’avversione delle popolazioni tribali nei confronti dei progetti industriali.
Un altro elemento decisivo potrebbe essere stato l’intervento di Raul Gandhi da molti ritenuto il futuro primo ministro dell’India. Il figlio di Sonia Gandhi, leader del partito del Congresso che governa il Paese, ha visitato Niyamgiri nel marzo 2008 e ha detto: “A mio giudizio una miniera su queste colline distruggerebbe l’ambiente, prosciugherebbe le fonti di approvvigionamento idrico e metterebbe in pericolo la cultura e la vita di questa popolazione tribale”. Quando questa battaglia è diventata un “caso”, le organizzazioni ambientaliste hanno moltiplicato gli attacchi contro la Vedanta. Gli attivisti hanno partecipato all’assemblea degli azionisti a Londra portando con loro nella capitale britannica alcuni membri della tribù e hanno convinto molti azionisti, tra cui la Chiesa anglicana e il governo norvegese, a vendere le azioni in loro possesso. Questa decisione non è la sola cattiva notizia per la Vedanta. Il ministro Jairam Ramesh ha detto che anche la raffineria, già attiva nella zona che utilizza bauxite proveniente da altri stati dell’India, potrebbe non operare nel rispetto della normativa ambientale. Inoltre si è saputo che il governo indiano sarebbe intenzionato ad opporsi all’acquisizione da parte della Vedanta del pacchetto di maggioranza della compagnia petrolifera Cairn India.
La Vedanta ha respinto l’accusa di aver violato la legge e ha garantito che non aprirà alcuna miniera nella zona “senza le necessarie concessioni”. Secondo alcune associazioni ambientaliste questa dichiarazione potrebbe indurre a pensare che non è finita qui. Meredith Alexander di ActionAid ha ricordato che “la Vedanta può proporre appello avverso alla decisione anche se i Kondh stanno chiedendo alla società di rispettare la decisione del governo e la loro ferma opposizione”. Anil Agarwal, il miliardario, socio di maggioranza oltre che presidente della Vedanta, ha dichiarato che i benefici sono di gran lunga superiori agli eventuali disagi patiti dai Dongria Kondh qualora fossero costretti ad abbandonare le loro abitazioni o ai danni a carico dell’ambiente. E ha aggiunto che solo il 3% dei Dongria dovrebbero essere trasferiti altrove.
Copyright The Independent; traduzione di Carlo Antonio Biscotto

A ciascuno il suo...
post pubblicato in America Latina e dintorni, il 29 agosto 2010


Mentre noi ci siamo dovuti sorbire l'ennesimo "Meeting dell'Amicizia" di Comunione e Liberazione, vera lobby integralista-affarista, a cui piace tantissimo il potere, poltrone, la sanità lombarda ma in particolare "Lo Sterco del Demonio", nonostante la loro fervente fede che ne fa quasi una setta (assettata di soldi, non di sangue!), gli americani si devono ciucciare questa manica di stronzi... Chi sono? Sono i fan del "Tea Party", movimento di opinione dell'ultra-destra statunitense creato da un certo Glenn Beck e dalla tristemente famosa Sarah Palin, già candidata alla carica di Vice-Presidente per i Repubblicani alle elezioni 2008. Questo conglomerato di merde ultra-integraliste, cristiani rinati,  bigotti, stra-conservatori alla "Dio, Patria, Famiglia e Esercito", gente che rifiuta persino l'evoluzionismo e Charles Darwin, addirittura si ritrovano nello stesso posto, a Washington, dove Martin Luther King fece il leggendario discorso di "I Have a Dream", tentando addirittura di rubarne e stravolgerne il senso e farlo proprio! Se questi pezzi di merda dovessero prendere il potere un giorno negli USA, sarebbe una delle peggiori catastrofi della storia dell'umanità, peggio degli 8 anni del criminale Bush, disgrazia tale da far prendere in considerazione di trasferirsi su Marte!


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permalink | inviato da Mauro1977 il 29/8/2010 alle 0:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5° titulo... Adios!
post pubblicato in Calcio e cazzeggio, il 28 agosto 2010


Reduce da 8 ore di viaggio nell'Italia del traffico da "Bollino Nero", la finale di Supercoppa Europea me la sono potuta, per così dire, gustare in macchina e alla radio... E vi assicuro che la sensazione era la stessa di chi la guardava: facevamo vomitare! Quindi è giusto averla persa, l'Atletico Madrid potrà sbertucciare i cugini del Real per aver vinto due coppe in un anno mentre i blancos zero, e potrà tornare a parlare anche qualcuno che da maggio aveva perso la parola, quindi un pò di soddisfazione la meritavano anche loro, visto che erano tutti sull'orlo del suicidio! Per il resto vedremo se è solo un fatto fisico o se qualcuno ha dato tutto lo scorso anno... Per intanto vediamo gli altri e la spettacolare presentazione di Ibrahimovic al Milan: pare che stavolta andrà oltre, si farà una sega direttamente con la maglia rossonera per dimostrare tutto il suo secolare amore per i Diavoli!

Roba vecchia Zlatan... Puoi fare di meglio!!!!


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permalink | inviato da Mauro1977 il 28/8/2010 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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