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Dalla padella... alla brace!

Tra un paio di settimane, la Spagna andrà alle elezioni anticipate... Si conclude in maniera ingloriosa, ma almeno si conclude a differenza che da noi, l'esperienza Zapatero, che tante speranze aveva regalato alla sinistra europea, ma che, soprattutto nel secondo mandato da premier, è naufragata in una situazione economica disastrosa! Ci sono molte analogie con la nostra attuale situazione, la differenza è che almeno Zapatero ha avuto il coraggio di gettare la spugna, indire le elezioni anticipate, e ridare un pò di fiato ad un paese in forte difficoltà... Sommato al fatto che, come il suo predecessore popolare Aznar, a neanche 50 anni pone fine alla sua carriera politica! Da noi ci sono settantacinquenni, di cui non faccio il nome, che non mollano l'osso neanche a morire! Il caso Zapatero l'ho già affrontato altre volte, e mi sono fatto un'idea chiara di dov'è il problema... e non è la spiegazione bieca e faziosa che può fare qualsiasi giornalistucolo al soldo del Caimano, ovvero che, essendo di sinistra, Zapatero non poteva che fallire! Zapatero ha fallito, perchè PALLIDAMENTE di sinistra!  Come già detto e ripetuto, in Italia troviamo troppo facilmente degli eroi (mentre schifiamo altri personaggi ben più importanti per la sinistra, solo perchè c'è lo dice l'Economist!), e Zapatero è un caso di giudizio precipitoso... è vero, sui diritti civili e la contrapposizione netta che ha avuto con la potente Chiesa spagnola, l'ho stimato moltissimo, anche l'attivismo del suo ministro degli esteri, che senza pregiudizi, ha trattato con il governo cubano in modo chiaro sulla questione della liberazione dei prigionieri politici, è stato ammirevole... Ma è sull'economia, la prova del nove dei governi di centro-sinistra europei, dove ha toppato ed è stato, giustamente, punito! Perchè non si è discostato per nulla da un qualsiasi governo di centro-destra, inseguendo gli stessi dogmi e ricette, insomma seguendo lo sciagurato esempio del "Blairismo", tumore maligno e distruttivo della sinistra del vecchio continente! E quindi, hai voglia di ritirarti dall'Iraq, come fece appena eletto mandando a quel paese Bush, se poi il tuo credo economico è sempre un liberismo sfrenato, che avvantaggia come sempre le solite schifosissime multinazionali iberiche, e che ha portato alla nascita del fenomeno mondiale del 2011, quello degli Indignados, di cui ho già parlato molto, visto il mio contatto diretto con la realtà spagnola nella primavera scorsa... Ora la colpa più grave di Zapatero è che riconsegnerà il paese in mano al Partito Popolare di Mariano Rajoy, che ha ben poco di "Popolare"! La destra spagnola è di gran lunga peggiore della nostra (ci riesce, sembra strano, ma è così), in quanto parecchio reazionaria, ultra-clericale e infiltrata dall'Opus Dei, oltre che ancora piena di sacche post-franchiste inquietanti... e che porterà avanti un programma ancor più neo-liberista e ortodosso di quello di Zapatero, insomma un pò come se ad un malato affetto da un tumore al fegato, per curarlo, gli inoculassimo volontariamente un tumore al pancreas! Restano solo alcune incognite sul trionfo del PP, e sono quelle relative alla maggioranza che otterrà in parlamento, se sarà assoluta o relativa, cosa che potrebbe essere essenziale per l'attuazione del suo programma ultraliberista... ed in questo rientra il discorso Indignados e partiti alla sinistra del PSOE, quanto l'astensione al voto influirà sul risultato, e quanto raccoglieranno in termini di voto e parlamentari i partiti della sinistra radicale e indipendentista (Catalogna e Paesi Baschi)... vedremo, ma non c'è niente di buono, nel futuro della Spagna! 

da www.ilmanifesto.it

Nei sondaggi popolari in testa.
Il programma è ultraliberista

 

Jacopo Rosatelli
07.11.2011

 
A due settimane dal voto, sondaggi impietosi: la distanza fra il Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. La formazione di Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza.


Jacopo Rosatelli - 07.11.2011

A due settimane dal voto, i sondaggi sono impietosi: la distanza fra il conservatore Partido Popular e i socialisti appare incolmabile. Secondo il Cis, il più importante istituto spagnolo d'indagini d'opinione, la formazione guidata da Mariano Rajoy dovrebbe ottenere una schiacciante maggioranza assoluta: 195 seggi in un Parlamento di 350. Una performance seconda solo alla storica vittoria di Felipe González nel 1982, quando il Psoe raggiunse quota 202 deputati: un risultato che segnò un cambio d'epoca. Lo stesso potrebbe avvenire il 20 novembre, se le inchieste sulle intenzioni di voto saranno confermate dallo spoglio delle schede.
I vincitori in pectore, infatti, annunciano nel loro programma ambiziose intenzioni «riformiste», inequivocabili malgrado le formulazioni spesso ambigue. Tagli alle tasse per imprese e rendite da capitale, «per favorire risparmi e investimenti». «Razionalizzazione» della spesa pubblica e liberalizzazioni «per generare occupazione e crescita», e «una riforma integrale del mercato del lavoro», naturalmente all'insegna della flessibilità, grazie alla quale la contrattazione d'impresa prevalga su quella di settore. In ambito educativo, i popolari promuovono l'aumento della «libertà di scelta per le famiglie», che tradotto significa più soldi alle scuole non statali; le politiche di welfare saranno all'insegna del risparmio e del «protagonismo della società», leggasi ticket sanitari negli ospedali pubblici e spazio alle cliniche private. Il silenzio sul matrimonio omosessuale, l'annuncio di una modifica del «modello della legge sull'aborto per favorire il diritto alla vita» e l'introduzione dell'ergastolo completano il quadro del cambiamento che si profila all'orizzonte. 
Va riconosciuto che i popolari hanno gioco facile: il peggioramento dell'economia spagnola è indiscutibile e una disoccupazione al 20% non ammette scuse. Il Governo socialista in carica è presentato come l'unico responsabile della crisi, e il messaggio viene indubbiamente recepito da ampie fasce della popolazione. La missione impossibile del candidato premier del Psoe, Alfredo Pérez Rubalcaba, consiste nel convincere ceti popolari e medi che solo un esecutivo da lui presieduto garantirebbe il mantenimento dello stato sociale e dei diritti dei lavoratori, mentre «l'uscita dalla crisi» che propone Rajoy lascerebbe sul campo morti e feriti. Ma l'eredità avvelenata dell'ultimo anno di Zapatero, di cui Rubalcaba è stato vice fino a pochi mesi fa, è un condizionamento troppo pesante. Se vincere risulta davvero al di là di ogni immaginazione, il vero obiettivo dei socialisti è impedire la maggioranza assoluta del Pp: una situazione che costringerebbe i conservatori a cercare difficili accordi in Parlamento per realizzare le loro «riforme». Tutto dipenderà dalla tenuta del Psoe nelle roccaforti della Catalogna e, soprattutto, dell'Andalusia: non a caso si è tenuto ieri proprio a Siviglia il primo grande meeting della campagna elettorale socialista, alla presenza dei due veterani González e Alfonso Guerra, ancora molto amati dalla base andalusa.
Della retrocessione del Psoe approfitterà almeno in parte Izquierda Unida, a caccia di consensi fra i molti delusi di sinistra. Secondo i sondaggi, la federazione che dirige il comunista Cayo Lara avanzerà significativamente rispetto al 2008, ma senza sfondare, restando al di sotto del 6,5%. Un buon risultato dovrebbe ottenerlo anche la piccola formazione laica e centrista Unión Progreso y Democracia: comparsa sulla scena in occasione delle precedenti elezioni, si consoliderebbe definitivamente come una stabile opzione in più del sistema politico spagnolo. Lotterà all'ultima scheda il neonato partito verde Equo, guidato dall'ex leader di Greenpeace, Juantxo López de Uralde, che aspira ad entrare in Parlamento spinto soprattutto dal voto giovanile e indignado della capitale. Di grande interesse è anche la sfida che si giocherà fra le due famiglie del nazionalismo nei Paesi baschi: l'annuncio della «fine dell'attività armata» da parte dell'Eta fa soffiare il vento nelle vele della sinistra indipendentista, che, per la prima volta nella storia democratica, potrebbe ricevere più voti del Pnv, il partito nazionalista di centro-destra.

Povero Zappy... potevi essere ricordato come un Maradona della sinistra europea... dovrai accontentarti di essere stato invece un Recoba: qualche colpo ad effetto, in un mare di mediocrità!

Pubblicato il 8/11/2011 alle 10.44 nella rubrica America Latina e dintorni.

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