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Bah!

Ok, sempre meglio il Governo Monti che quello Berlusconi... anche se, mi ripeto, pure un governo presieduto da una merda di cane coleroso sarebbe meglio del Governo Berlusconi... però, l'ultima infornata di sottosegretari non è che sia così esaltante come vuole farci credere il "Che" Bersani! Ancora banchieri, un politico puro, tanti personaggi legati a doppio filo con il peggio degli schieramenti che appoggiano il governo... e, pare, fortunatamente almeno non è finito alle telecomunicazioni qualcuno vicino al Caimano, senno per il PD poteva tranquillamente suonare il De Prufundis... diciamo che suona mezzo, visto che alla giustizia c'è andato un consigliere di Alfano... Ma vediamo in dettaglio un'analisi seria (quindi non è di Repubblica o del Corriere, che sembrano diventati il Giornale e il Libero di Monti, e che vorrebbero farci credere che se arriva il Fondo Monetario è cosa buona e giusta, invece che una catastrofe immane!), delle nomine di ieri, tanto per farci un'idea chiara di ciò che ci aspetta, con la complicità di quello che, fino a 20 giorna fa, era il maggior partito di opposizione...

da www.ilfattoquotidiano.it

I nuovi sottosegretari di Monti sono 28
Grilli all’Economia, Patroni Griffi ministro

Il direttore generale del Tesoro diventa viceministro. Il consigliere di Stato guiderà invece la Funzione pubblica. Il Procuratore di Roma Giovanni Ferrara va all'Interno. Alla Giustizia il consigliere di Alfano, Salvatore Mazzamuto. Malinconico (ex Fieg) all'editoria. D'Andrea è l'unico politico, polemica del Pdl. Alle Infrastrutture il manager del gruppo Intesa Mario Ciaccia. Ora si parla di una manovra da 20-25 miliardi



Filippo Patroni Griffi, magistrato napoletano e consigliere di Stato, è stato nominato ministro della Funzione pubblica, con delega anche alla Semplificazione normativa. E’ il primo nome reso noto dopo il consiglio dei ministri che ha deciso anche i nuovi viceministri e sottosegretari del governo presieduto da Mario Monti, che sono 26 (più tre viceministri) contro i 40 dell’esecutivo precedente. In totale il nuovo governo conta 47 membri, contro i 60 di quello guidato da Silvio Berlusconi. Il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, dato per favorito alla vigilia, è viceministro dell’Economia. Grilli rinuncerà al 70% dell’attuale  stipendio da dirigente ministeriale. Sarà infatti in aspettativa e percepirà solo la retribuzione da viceministro. Al suo fianco i sottosegretari Vieri Ceriani, già a capo dei servizi fiscali di Bankitalia, e l’economista Gianfranco Polillo.

Il procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara diventa sottosegretario all’Interno, insieme a Carlo De Stefano (prefetto esperto di antiterrorismo) e Saverio Ruperto. Ma gran parte dei nomi del nuovo esecutivo, strettamente tecnico anche nei vice, sono poco noti fuori dai rispettivi ambienti professionali. Alla Giustizia, altro dicastero delicato nelle trattative dei giorni scorsi, approdano due docenti dell’Università Roma tre. Uno è Salvatore Mazzamuto, ex Pci e Rinnovamento Italiano, poi consigliere giuridico di Angelino Alfano, per il quale ha contribuito a scrivere la bozza di riforma del Csm. L’altro è Andrea Zoppini, consigliere giuridico della Presidenza del consiglio dai tempi del secondo governo Prodi, con Enrico LettaGiampaolo D’Andrea, l’unico politico tra tanti tecnici, già parlamentare della Margherita e poi membro del Pd, e Antonio Malaschini, già segretario generale del Senato, sono stati nominati sottosegretari ai rapporti con il Parlamento. Carlo Malinconico è stato nominato sottosegretario all’Editoria, dopo essere stato presidente degli editori italiani (
il suo nome compare nelle intercettazioni della “cricca”). Paolo Peluffo, in servizio alla Corte dei conti, è invece sottosegretario alla Comunicazione e all’informazione. Mario Ciaccia, amministratore delegato di Biis, controllata da Intesa, è stato nominato viceministro dello Sviluppo Economico con delega alle Infrastrutture. Lavorerà quindi con l’ex ad dello stesso gruppo, Corrado Passera. Dove si insedia anche, come sottosegretario, Guido Improta.

Agli Esteri vanno invece Marta Dassù, di Aspen Institute e già consigliere di Massimo D’Alema, e Staffan De Mistura, diplomatico italo-svedese con un passato all’Onu. Alla Difesa, i sottosegretari Filippo Milone e Gianluigi MagriAdelfio Elio Cardinali, medico radiologo all’università di Palermo è stato nominato sottosegretario alla Salute. Al Lavoro va come viceministro il giovane giuslavorista Michel Martone, figlio del magistrato Antonio (
il cui nome è comparso nell’inchiesta P3), con l’economista della Voce.info Cecilia Guerra sottosegretario. Per l’Istruzione, i nomi sono quelli di Elena Ugolini e Marco Rossi Doria (il “maestro di strada” napoletano), entrambi sottosegretari. Roberto Cecchi è stato nominato sottosegretario ai Beni culturali, dove già ricopriva la carica di Direttore generale per i Beni Storico, Artistici ed Etno-antropologici. Francesco Braga diventa sottosegretario all’Agricoltura, mentre all’ambiente va Tullio Fanelli.

La nomina del politico Giampaolo D’Andrea scatena la prima polemica, per bocca del capogruppo del Pdl in Senato Maurizio Gasparri: ”L’ostinazione con cui lui stesso o chi per lui ha voluto l’inserimento nel Governo dell’onorevole D’Andrea non giova alla reputazione dell’esecutivo. Avevamo chiesto che non ci fossero esponenti di diretta emanazione politica e D’Andrea lo è”. Da lui e dal governo, aggiunge Gasparri,  ”ci attendiamo un gesto di coerenza, proprio per semplificare i rapporti con il Parlamento”. Ma Ignazio La Russa invita a lasciar correre per un nome soltanto “uscito dal cesto”. Quanto alla Lega, La Padania saluta il nuovo esecutivo al completo con il titolo “Il governo dei lentocrati”. Positivo invece il commento del leader del Pd Pier Luigi Bersani: “Molti di loro sono personalità di grande profilo ed esperienza, abbiamo nell’insieme un governo in grado di lavorare e lavorare bene”.

I viceministri e i sottosegretari nominati questa sera dal consiglio dei Ministri giurano martedì mattina alle 10. Il Cdm che li ha nominati, annunciato per le 19, è slittato alle 20.25 e si è concluso dopo appena venti minuti. Dopo il lavoro di lima sulle nomine, il presidente del Consiglio ha chiamato uno a uno i componenti del suo governo per spiegare le sue scelte e sottolineare l’esigenza di mantenere snella la squadra e di non poter accontentare tutte le richieste. Poi avrebbe esortato tutti a superare le difficoltà per portare il Paese fuori dalla crisi. Le misure arriveranno sul tavolo del Consiglio dei ministri il 5 dicembre e si fa sempre più concreta la possibilità che la manovra sia corposa, intorno ai 20-25 miliardi.

Pubblicato il 29/11/2011 alle 10.30 nella rubrica Politica .

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